Mazzocca: avvisai del rischio 50 Comuni

Il sottosegretario indagato si difende per un’ora e mezza in procura. Mostra le carte ai pm e afferma: ho fatto tutto il possibile
PESCARA. Sereno e documentato. Così dicono che sia apparso Mario Mazzocca, ieri pomeriggio, durante un’ora e mezza di interrogatorio in procura, l’ultimo di una serie di faccia a faccia con i 39 indagati per i morti di Rigopiano.
Che cosa ha fatto prima e dopo della tragedia? Quali provvedimenti ha adottato per la Carta del pericolo valanghe e come si è comportato durante i giorni dell’emergenza, dal 16 al 18 gennaio, che hanno sconvolto l’Abruzzo? Sulla Carta della localizzazione del pericolo valanghe (Clpv), il sottosegretario di giunta, assistito dall’avvocato Augusto La Morgia, ha chiarito quale era la situazione al momento del suo insediamento; che cosa ha chiesto poi ai dirigenti per avere un quadro aggiornato; e quali provvedimenti ha infine adottato sulla base delle informazioni che gli erano arrivate dagli uffici regionali. In sintesi, Mazzocca, dalle 15 alle 16.30 di ieri, ha ricostruito, davanti al procuratore Massimiliano Serpi e al sostituto Andrea Papalia, come ha gestito prevenzione ed emergenza facendo però una distinzione tra il suo ruolo di assessore alla Protezione civile, prima, e Sottosegretario con delega alla Protezione civile poi. All’assessore infatti spettano, per legge e Statuto regionale, funzioni diverse e maggiori responsabilità rispetto a quelle riservate al Sottosegretario. Da assessore, ha detto di aver predisposto il Piano rischio valanghe e di averlo poi mandato a 50 Comuni. Nei fascicoli che ieri si è portato con sè, Mazzocca custodiva infatti le lettere trasmesse ai sindaci. Lettere con le direttive sulla gestione del rischio, in assenza di una carta valanghe vera e propria che tuttavia era sicuro che si stesse realizzando perché proprio lui aveva fatto stanziare in bilancio un milione e 400mila euro, quando invece i dirigenti avevano detto che ne bastavano 30/40mila. Ma il ruolo dell’assessore non poteva limitarsi al rischio valanghe. Gestire politicamente la Protezione civile significa occuparsi anche di incendi e frane. E non è facile, ha rimarcato Mazzocca, che però non sembra avere dubbi sul suo comportamento non omissivo soprattutto perché si era impegnato a segnalare agli uffici tecnici l’esigenza di stanziare fondi per la Carta del pericolo valanghe. La sintesi della sua difesa sarebbe in questa frase: «Ho fatto tutto quello che era umanamente possibile ma poi mi hanno revocato la delega di assessore. E da Sottosegretario ho fatto quello che potevo fare, anche durante i giorni dell'emergenza che ho gestito impegnandomi anima e corpo anche la notte. Non ho dormito per 70 ore. Più di questo che cosa potevo fare?».

