Natura senza artificio: la lezione di Valentini

Roma intitolerà un parco al produttore di Loreto Aprutino scomparso nel 2006 I suoi vini sono alla base del riconoscimento della doc Montepulciano d’Abruzzo
Per la prima volta in Italia un parco cittadino viene intitolato ad un produttore di vino. Non ad un toscano o a un piemontese. Roma ha deciso di dedicare una nuova area verde della Capitale, che sarà inaugurata nelle prossime settimane nei pressi della Basilica di San Paolo fuori le mura, alla memoria dell'abruzzese Edoardo Valentini, «vignaiolo e cantiniere», un maestro acclarato del vino italiano, scomparso nel 2006. La notizia è stata anticipata durante la premiazione della guida Bibenda 2019, alla presenza di Francesco Paolo Valentini che assieme alla moglie Elena e al figlio Gabriele conduce la storica azienda vitivinicola di Loreto Aprutino.
È stato proprio Edoardo Valentini a rilanciarla a partire dalla metà degli anni '50, avviando un percorso di conversione agricola, prima di tanti altri e con proverbiale caparbietà. Il passato con le tradizioni di famiglia, l'amore per la natura, la conoscenza profonda del settore enologico già da studente, la volontà di affermare oltre alla qualità del prodotto la cultura del «vino fatto e non costruito», di un vino artigianale, sono soltanto alcuni dei presupposti che hanno tracciato la storia di un produttore capace di cambiare la percezione e di dare una svolta fondamentale all'immagine del vino italiano ed abruzzese.
Edoardo Valentini era nato nel 1933 a San Benedetto del Tronto da Camillo e Faustina Fantini. Suo padre era un affermato avvocato penalista, svolgeva la professione a San Benedetto e a Roma ma conservava la proprietà fondiaria e il palazzo gentilizio a Loreto Aprutino, dove i Valentini si occupano di produzione di uva e vino dal '600. Dopo la maturità classica a Firenze, Edoardo si è laureato in giurisprudenza a Ferrara, con la tesi in Diritto industriale “Il concetto e la regolamentazione giuridica dei vini a denominazione d'origine”. Basta leggerne la citazione d'apertura per comprendere l'impronta della sua fortunata produzione vinicola e, soprattutto, per intuire la lungimiranza di un “agricoltore intellettuale” che avrebbe lasciato un segno fondamentale nella storia del vino. «I vini di prima qualità non hanno bisogno di aggiunte o di modifiche, devono essere fatti naturalmente e senza artifici», citazione dal "De re rustica" di Columella ideale per una tesi che criticava la legge sulle Doc del 1963, e parlava, in tempi non sospetti e anticipando molte problematiche attuali, di “paradosso giuridico”, sviscerando il difficile rapporto in termini etici e commerciali tra agroindustria e produzione artigianale.
Sappiamo che Edoardo Valentini è stato un grande vitivinicoltore, probabilmente sarebbe stato anche un ottimo avvocato. Eppure non lo attirava l'idea di occuparsi dei fatti altrui, come disse in un'intervista, perché per lui «il richiamo della terra, la vita all'aria aperta, il senso di libertà che ti dà il mestiere dell'agricoltore erano troppo forti». Così a 24 anni cominciò ad occuparsi delle proprietà di Loreto, dedicandosi alla zootecnia e concentrandosi infine sul vino, anche grazie agli insegnamenti del suocero, il padre della signora Adriana, Leonardo Palladini, ingegnere e architetto, collaboratore a Roma di Coppedé, nonché appassionato conoscitore di vitivinicoltura.
Così Edoardo, negli anni '60, mentre delineava il nuovo corso della antica azienda agraria familiare, si impegnava per la crescita dell'enologia italiana. Dalla risistemazione del proprio patrimonio viticolo all'evoluzione delle tecniche tradizionali in cantina che avrebbero reso etichette celebrate in tutto il mondo; dall'impegno nell'Unione Agricoltori fino al ruolo svolto per il riconoscimento della Doc Montepulciano d'Abruzzo - istituita sulla base dei suoi vini - e all'intraprendenza nell'ideazione del primo consorzio di tutela del vino in Abruzzo. Tutto ciò in un momento in cui il panorama vinicolo regionale era molto ristretto, senza particolari slanci e visibilità. Eppure Edoardo Valentini già stringeva strettissimi rapporti professionali e di amicizia con un guru come Luigi Veronelli, otteneva i primi riconoscimenti e si adoperava per comunicare il vino d'Abruzzo. Perché si affermasse non solo come prodotto di commercio ma come dato culturale, come frutto di un lavoro capace di evocare sedimenti territoriali di bellezza.

