Nel bosco a dorso di mulo «Ma è tempo di cambiare»

In Abruzzo sono rimasti 500 boscaioli, molti dei quali sono stranieri Il lavoro è duro e fatto con mezzi antichi, colpa anche della burocrazia
PETTORANO SUL GIZIO. La mula Ballerina si muove docile sulla costa della montagna alle pendici del Monte Genzano, nel Comune di Pettorano sul Gizio. Porta sulla groppa un peso minimo, come quello di una persona che non arriva a 50 kg: un peso che non sente nemmeno, vista la mole di due-tre quintali che è abituata a trasportare, come gli altri suoi 15 “compagni” muli della ditta Dendron di Pettorano, impegnata su un paio di progetti boschivi ricadenti del Psr 2007-2013 (Piano di sviluppo rurale) della Regione. La ditta Dendron ci fa entrare nel suo “cantiere” per vedere da vicino come si svolge uno dei lavori più duri: quello del boscaiolo, una parola che raccoglie anche la figura del mulattiere, del motoseghista, del roncaiolo. Lavoro che nessuno vuole più fare.
IL MULATTIERE. Partenza all'alba per evitare il più possibile le ore calde della giornata, per un totale di 5-6 carichi di legna al giorno, seguendo il passo ritmato dei muli, dove i motoseghisti e gli altri operai hanno già abbattuto e segato faggi e carpini. Alexandru Voaides è il capo mulattiere di una squadra di tre. Ha 26 anni e il fisico (e i modi) tipo cowboy dei muli. Arrivato sul posto, Alexandru salta da un lato all'altro sul terreno scivoloso a causa delle foglie secche, per accompagnare gli animali verso i tronchi segati e caricarli ai due lati della groppa in modo bilanciato. Devi fare in fretta, con delicatezza, tenendoti saldo sui piedi per non scivolare e romperti qualcosa, a mani nude, e soprattutto, non devi farti scappare i muli. Succede qualche volta. Alexandru è arrivato a Pettorano sul Gizio nove anni fa, a 18 anni, insieme al padre Sabino, anche lui boscaiolo, e al resto della famiglia ed è stato subito assunto dalla Dendron. «Non voglio cambiare lavoro, amo la montagna», dice. Ma certo, se si potesse fare un mestiere più tranquillo... Invece si deve guadagnare e non c'è spazio per le lamentele. Anche se si mangia polvere in questo agosto dalle temperature africane mentre, dopo aver caricato i muli, si riscende lungo il tratturo. Il contratto nazionale che inquadra i lavoratori dei boschi è quello per operatori agricoli, si viene pagati 45 euro al giorno e se piove per metà mese, il conto in busta paga è presto fatto. L'attività si concentra dall'estate all'autunno, pioggia e neve permettendo. E come avviene per i lavoratori edili, nei mesi in cui ci si ferma si prende la disoccupazione. Per Alexandru e suo padre non c'è scelta: «Si deve portare avanti la vita di tutti i giorni, fare studiare il figlio più piccolo», dice Sabatino, boscaiolo anche lui dall'età di 18 anni, mestiere che ha imparato nella sua città d'origine, Neamt.
FUORI MERCATO. Il settore forestale in Abruzzo «è fuori mercato». A spiegarlo è il presidente del consorzio regionale Colafor (Consorzio per i lavori agro-pastorali) Rino Talucci, un consorzio che riunisce 25 cooperative silvo-pastorali. «Il settore deve essere modernizzato, invece in Abruzzo si usano ancora i muli, come una volta. Un lavoro da schiavi», commenta. Che vale anche per gli animali, sottoposti a ogni tipo di stress e “usura”. In diverse regioni italiane come il Lazio, la Toscana (la più moderna), le Marche, questo processo di modernizzazione è già a buon punto. «Anche in Romania il mestiere del boscaiolo si fa con l'uso di teleferiche che arrivano fino a coste scoscese come questa», spiega Sabatino. «Non si riesce a fare il salto di qualità perché i finanziamenti regionali arrivano con ritardo», spiega Tarulli, «come nel caso del Psr 2007-2013, per il quale è stato pubblicato un solo bando nel 2014, e il rischio di perdere la maggior parte delle risorse».
BUROCRAZIA. Poi ci sono i vincoli burocratici e normativi della struttura regionale. «Una burocrazia che ci impone di tagliare troppo poco, oppure di non entrare nei boschi con i trattori anche quando si potrebbe», prosegue. Per non parlare, poi, dei vincoli imposti dalle aree protette. «Tagliamo soltanto il 10% della cosiddetta “ripresa boschiva”, spiega il presidente di Colafor, "a fronte del 30 della media nazionale e del 60 di quella della europea». Cosa significa? «Fai conto che hai un pescheto e lasci sugli alberi il 90% dei frutti».
I NUMERI. In Abruzzo, secondo i dati Colafor, sono rimasti 500 boscaioli. «E'molto difficile trovare boscaioli», dice il direttore dei lavori della Dendron, Franco Oddis, «sono introvabili soprattutto le figure specializzate come il motoseghista», aggiunge, «specie fra la gente locale». Dendron può contare su Aurel Voaides, timido rumeno di 36 anni: un boscaiolo esperto, e su Mihai Chitu, motoseghista specializzato di 32 anni. Con loro lavora anche il 24enne Giuseppe Federico, di Pettorano sul Gizio. Con i suoi 300 addetti Colafor muove 4 milioni di euro. Attualmente molti progetti forestali (come quelli seguiti dalla Dendron) sono finanziati con sei milioni tramite la misura 227 del Psr che riguarda la manutenzione o il miglioramento boschivi.
Ma è corsa contro il tempo per spenderli visto il ritardo della Regione. Ritardo che pesa anche sugli stipendi: in un cantiere di un consorzio a Bussi sul Tirino si è indietro di sette mesi perché non arriva il collaudo della Regione.
COME UN CANTIERE EDILE. Quello forestale è quasi identico a un cantiere edile anche nelle figure previste: un direttore dei lavori, un caposquadra, e gli operai, ossia roncaioli, motoseghisti, mulattieri, addetti alla sega a nastro e autisti vari. Tutti devono seguire corsi di formazione sulla sicurezza in cantiere e usare i cosiddetti “dispositivi di sicurezza”.
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