Nella Grotta del Cavallone la moneta del re

8 Gennaio 2020

Scoperta dagli speleologi, è datata 1866: potrebbe essere una delle ultime tracce del brigantaggio

CHIETI . È una moneta da 10 centesimi di lira, coniata nel 1866, e che riporta l’effige di Vittorio Emanuele II, Re d’Italia, quella rinvenuta durante una battuta esplorativa in fondo al pozzo del “Cratere Anfiteatro”, nella Grotta del Cavallone, dagli speleologi dello Speleo Club Chieti. Durante una delle consuete attività esplorative che il Gruppo porta avanti da anni, con il sogno di entrare nel cuore della Majella e svelarne i segreti più intimi, alcuni speleologi di supporto a una squadra che stava lavorando sotto una frana situata in fondo al pozzo del Cratere Anfiteatro, hanno notato un luccichio verde provenire dal ghiaione all’interno della grotta, che si trova nei comuni di Taranta Peligna e Lama dei Peligni (in provincia di Chieti). Guardando con più attenzione gli speleologi si sono accorti che si trattava di una moneta in rame, ricoperta parzialmente da uno strato di ossido verde, dove però era chiaramente visibile l’anno di conio su un lato, e l’effige del Re. Quel tipo di moneta è rimasta in circolazione fino al 1919. Sempre nella grotta sono state rinvenute una moneta da 20 centesimi del 1918, e alcune monete da 50, 100, e 200 lire.
Il valore economico è irrisorio, ma non lo è quello storico in quanto testimonianza diretta di una frequentazione della Grotta in quegli anni. La Grotta è conosciuta da tempi remoti, e la prima traccia di esplorazione sembra risalire al 1666. Lo Speleo Club Chieti prova fare delle ipotesi: la moneta è stata trovata molto in profondità rispetto all’entrata, e è ragionevole pensare che difficilmente un turista, magari accompagnato da una guida, potesse raggiungere facilmente il pozzo. Se si esclude che i turisti si spingessero cosi in profondità, si può ipotizzare che si possa trattare di una moneta persa accidentalmente da un esploratore. Se si ipotizza invece che già in quegli anni i turisti si spingessero fino alle profondità della grotta, allora probabilmente siamo di fronte al più classico rito del lancio della monetina con annesso desiderio, ma non si può escludere, tuttavia, che si possa trattare di una delle ultime tracce di brigantaggio. «Da anni, grazie ad una fruttuosa collaborazione con il Parco Nazionale della Majella stiamo lavorando in questo territorio», spiega il presidente dello Speleo Club Chieti, Fabrizio Di Primio. «I nostri sforzi sono attualmente concentrati nell’esplorazione dell’Abisso Andrea Pietrolungo, (anche noto come Abisso De Gasperi o Grotta dei Tre Portoni), che ad oggi è la grotta più profonda d’Abruzzo con i suoi -400 metri, ma con un potenziale di altri 2000 metri». (u.c.)