Nell’Abruzzo del lavoro. Calano i morti ma aumentano gli infortuni. 12mila in un anno

11 Ottobre 2026

Aumentano le denunce di incidenti con un picco a Chieti, i morti restano troppi

L’AQUILA

Si muore di meno sul lavoro, in Abruzzo. Ma si muore ancora troppo. Come tanti sono gli infortuni registrati, spesso con conseguenza gravi e invalidanti per i lavoratori. Il report dell’Inail Chieti-Pescara, che sarà presentato oggi, a Roseto degli Abruzzi, nel corso della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro dal titolo “Potrebbe essere chiunque”, delinea un andamento in cui si stagliano ancora sacche di criticità. Nonostante i circa 6 milioni di euro che, ogni anno, arrivano in regione: fondi dedicati soprattutto alle piccole e medie imprese, quelle più a rischio, per l’ammodernamento delle linee produttive, la sostituzione di macchinari vetusti e l’incremento della prevenzione in azienda.

Ma veniamo ai dati: le denunce di infortunio ricevute nel 2025 dall’Inail sono state 12.105, di poco superiori alle 11.867 denunciate nel 2024. Di queste, 10.594 riguardano direttamente gli infortuni sul lavoro. In 1.771 casi, si tratta di infortuni accaduti in itinere. Analizzando i dati per provincia viene fuori che a Chieti – provincia che porta la maglia nera – gli infortuni sul lavoro sono passati dai 3.628 del 2024 ai 3.592 del 2025; a Pescara da 2.305 a 2.369; all’Aquila da 2.734 a 2.886; infine a Teramo da 3.200 a 3.258. Le rimanenti 1.511 denunce sono, invece, riferite a infortuni avvenuti a scuola e che interessano gli studenti a scuola, di cui 30 nel percorso casa-scuola.

Le denunce di infortunio ricevute dall’Inail quest’anno, nel periodo gennaio/luglio 2026, sono state 7.262, di poco superiori rispetto alle 7.009 dello stesso periodo del 2025. Di queste, 6.334 sono relative agli infortuni di lavoratori, di cui 1.086 accaduti in itinere: anche in questo caso, di poco superiori ai 935 del 2025. Le rimanenti 928 denunce sono riferite a infortuni occorsi agli studenti a scuola, di cui 20 in itinere, durante il percorso casa-scuola. «Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati dall’Istat per gli anni 2024 e 2025, in rapporto agli infortuni denunciati sul lavoro», spiega Marisa D’Amario, direttrice territoriale Inail Chieti-Pescara, «si evidenzia un’incidenza infortunistica di 1.722 denunce in occasione di lavoro ogni 100mila occupati, in aumento dello 0,7% rispetto al 2024, quando erano 1.710. L’indice di incidenza a livello nazionale è di 1.720 (-0,3% rispetto al 2024). Per le denunce di infortunio in occasione di lavoro con esito mortale l’incidenza infortunistica rispetto agli occupati Istat è di 3,51 ogni 100mila occupati, in diminuzione del 15,0% rispetto al 2024 (4,13). L’indice di incidenza a livello nazionale è di 3,69 (-4,8% rispetto al 2024)».

Gli incidenti mortali sul lavoro, in Abruzzo, da gennaio a luglio di quest’anno sono stati 8, quattro in meno rispetto ai 12 rilevati nello stesso periodo del 2025. Sette si riferiscono a infortuni avvenuti a lavoratori in occasione di lavoro e uno a un incidente avvenuto in itinere. Gli infortuni con esito mortale hanno riguardato solo uomini, 5 nati in Italia, due di nazionalità europea e un extracomunitario. Per quanto riguarda i settori, 5 infortuni mortali sono avvenuti nel settore dell’industria e dei servizi, uno nelle costruzioni, due in agricoltura. L'Aquila è la provincia che ha fatto registrare il maggior numero di incidenti mortali sul lavoro (tre); due sono avvenuti rispettivamente a Pescara e Teramo; uno a Chieti.

«Nel campo della sicurezza sui luoghi di lavoro l’Inail riveste un ruolo fondamentale», sottolinea D’Amario, «assegnato dal decreto legislativo 81 del 2009 che conferisce all’Istituto specifici compiti in materia di prevenzione e di formazione del personale. Ogni anno l’Inail mette a disposizione delle somme rilevanti (in Abruzzo arriva circa 6 milioni di euro) proprio per la prevenzione e l’ammodernamento dei macchinari e dei mezzi vetusti, che possono dar luogo a incidenti mortali o molto gravi. L’obiettivo è per far sì che i lavoratori operino in sicurezza e che sia tutelata la salute».

Quanto all’analisi dei dati, D’Amario rileva come «in Abruzzo si registra una leggera tendenza alla diminuzione degli infortuni: 10 anni fa erano 20mila, lo scorso anno circa 12mila. Anche gli incidenti mortali stanno scendendo leggermente: 8 fino a luglio di quest'anno, ma sono 1.000 a livello nazionale. Un numero ancora molto rilevante che la società paga». L’andamento, invece, è diverso per le malattie professionali, che continuano a crescere: segno di una maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori e dell’intervento delle organizzazioni sindacali a tutela dei dipendenti. Le denunce di malattie professionali nel 2025 sono state 8.695 (+18,64%) rispetto alle 7.329 del 2024. Si è passati da poco più di 3.534 casi denunciati del 2021 a quasi 9.000, con un incremento che sfiora il 70% e un primato negativo per l'Abruzzo, una delle regioni in Italia in cui le denunce di malattia professionale, rispetto al numero degli occupati, risultano superiori. Nel periodo gennaio-luglio di quest’anno le malattie professionali sono state 5.870 (+7,52%) rispetto alle 5.459 riferite al luglio del 2025.