«Noi, in balìa della disorganizzazione di Regione e Province

Pubblico impiego, in 3mila alla manifestazione di Pescara «Chiediamo rispetto, non siamo noi i fannulloni»
PESCARA. «Chiediamo rispetto, non siamo noi i fannulloni». Sono arrivati da tutto l'Abruzzo, ieri mattina, i dipendenti pubblici che hanno manifestato in piazza Italia, a Pescara, davanti alla prefettura e alla sede della Provincia, con i sindacati Cgil-Fp, Cisl-Fp, Uil-Pa, Uil-Fpl e Ugl e alla presenza di Nicola Turco, segretario nazionale della Uil-Pa e del segretario regionale della Cisl-Fp, Vincenzo Traniello.
Nel “mirino” dei circa 300 manifestanti, in rappresentanza dei 72mila dipendenti della pubblica amministrazione, soprattutto il mancato rinnovo del contratto nazionale, fermo a sette anni fa, e la riorganizzazione di alcuni uffici regionali. Una manovra, quest'ultima, che non è andata giù. E ora la minaccia, da parte dei dipendenti pubblici di passare allo sciopero, se le loro istanze non saranno recepite
In piazza anche i dipendenti del Corpo forestale dello Stato. «Da noi», spiega Danilo Aceto, 42 anni, dipendente proprio della Forestale, «non c'è un problema di stipendi o incertezze di questo tipo. Solo che non conosciamo quale sarà il potenziamento di cui parla il governo. Non sappiamo come si potrà realizzarlo. Quel che è certo è che ora, con settemila unità, riusciamo a perseguire il 50% dei reati specifici, mentre il restante 50% è risolto da tutte le altre forze dell'ordine. Il punto è, però», conclude Aceto, «che non c'è stata trasparenza da parte del governo sulla riforma che ci riguarda».
Agguerriti, poi, i dipendenti della Regione. «Il fondo per il salario accessorio è fermo al 2015», fa subito notare Rosanna Mattoscio, componente della Rsu e sorella del presidente della società regionale aeroportuale nonché segretario generale della Fondazione PescarAbruzzo, «ma poi, un altro problema è che con questa giunta c'è ostilità per quanto riguarda il dialogo sindacale. Infatti la giunta ha stravolto l'organizzazione degli uffici e il dipartimento più colpito è stato quello dell'Agricoltura. Sfido chiunque a trovare un dipendente della Regione che sia soddisfatto della situazione. C'è molto malessere», affonda la Mattoscio, «tra i dipendenti della Regione».
Dello stesso tenore le osservazioni di Guerino De Dominicis, 63 anni, ex dipendente dell'Ispettorato provinciale dell'Agricoltura, sempre della Regione: «Dopo essere stato per trent'anni nello stesso ufficio, ed avendo quindi acquisito quella specifica competenza, sono stato spostato in un altro ufficio, dove però la materia che si tratta non la conosco neppure».
Ma a protestare sono stati anche i dipendenti delle Province. «Con la mia posizione», precisa Valentina Franciosi, dipendente della Provincia di Teramo, e rappresentante sindacale, «io fortunatamente non devo essere trasferita. Ma questo è invece un problema che hanno ad esempio le mie colleghe. Ora sono più di 150 le persone da ricollocare e la Regione, in questo senso, dovrebbe applicare la legge Delrio. Anche perché», aggiunge, «l'Abruzzo è una delle poche regioni a non averla ancora applicata».
Vito de Luca
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