«Non servono eredi incapaci in azienda»

Galbiati di L-Foundry e La Rocca di Valagro ai giovani imprenditori: attenti al problema successione. Parla il dg di Tercas
L’AQUILA. I giovani imprenditori di Confindustria, per bocca del presidente nazionale Marco Gay, lanciano un messaggio d’amore all’Aquila, città che ha ospitato “White Information”,una due-giorni fatta di idee innovative e di confronti con politici e industriali già affermati . Ed è proprio da questi ultimi che sono arrivati messaggi tutt’altro che scontati e qualche tiratina di orecchi.
«Attenzione alla successione al vertice delle imprese», ha ammonito per esempio Sergio Galbiati, presidente di L-Foundry, l’azienda subentrata a Micron quando la multinazionale Usa ha ridimensionato la sua presenza ad Avezzano, «mio figlio non lavorerà nella mia impresa, anche se io ne possiedo il 25%: bisogna scegliere i migliori, non per via ereditaria». Dopo un inizio molto duro, L-Foundry sta diventando una storia di successo: «Fatturiamo già 200 milioni, ma presto arriveremo a 300, con l’intenzione di quotarci in Borsa appena raggiungeremo le dimensioni ottimali. Vogliamo assorbire tutti i nostri esuberi e poi crescere, magari rilevando aziende del settore nel Far East o negli Usa, anche se questo dovesse richiedere di perdere il controllo dell’azienda. Che, insisto, sarà sempre posseduta da chi la gestisce: io stesso destinerà il mio 25% al Fondo Pensioni interno».
Gli ha fatto eco Ottorino La Rocca, presidente della Valagro di Atessa, società che opera nel settore dei fertilizzanti con fabbriche in diversi Paesi: «L’ho detto a mia figlia poco fa: in azienda deve entrare solo se ha voglia di fare e capacità. Altrimenti molto meglio limitarsi a fare gli azionisti lasciando la gestione in mano ai manager». La Rocca ha “bacchettato” i giovani confindustriali sulla scelta di ricalcare gli schemi dei colleghi più anziani, strutturati nelle Associazioni di Gran Sasso (L’Aquila- Teramo) e Chieti-Pescara: «Da voi mi aspettavo più coraggio, serve una Confindustria unica per l’Abruzzo, scelta che spero superi le attuali “territoriali”».
Il presidente di Valagro ha partecipato ad un faccia a faccia con il direttore generale del gruppo bancario Tercas-Caripe, Nicola Loperfido, che, alla sua prima uscita ufficiale in Abruzzo, ha tracciato un bilancio positivo dei primi sei mesi di gestione del più importante gruppo creditizio abruzzese da parte della Popolare di Bari: «Se L’Aquila è il simbolo della ricostruzione, così Tercas-Caripe è il simbolo della ricostruzione del sistema bancario regionale. Stiamo lavorando duramente e i frutti cominciano ad arrivare: questi istituti perdevano 4 mila clienti all’anno, adesso abbiamo un saldo positivo di 3 mila unità. Il gruppo perdeva ogni mese cifre imponenti, adesso siamo molto vicini al punto di equilibrio e abbiamo le risorse per fare credito qui al territorio, non chissà dove».
Loperfido ha però ammonito i giovani imprenditori a costruire aziende trasparenti, con bilanci certificati e programmazione a tre anni della propria sostenibilità finanziaria: «Non è più tempo di improvvisazione», ha detto, «le norme di Basilea hanno cambiato le regole del gioco, costringendoci a selezionare il credito secondo parametri ben precisi. Chi sa adeguarsi non ha problemi a ottenere credito. Ma resta il problema di un’imprenditoria che ancora non sa trovare alternative al credito: è un sistema “bancocentrico” che non trova riscontri in altri Paesi ».
Gli ha fatto eco La Rocca, confermando che la Valagro è corteggiata da diverse banche, visto che i conti sono in ordine e i debiti contenuti ben al disotto del 10% del fatturato: «Ma dovete pensare che fuori dall’uscio di casa c’è il mondo oggi spedire merci è facile, ma bisogna lavorare sodo per trovare sempre nuovi mercati. Noi per esempio stiamo costruendo una fabbrica in Brasile, perché ci siamo resi conto che era l’unico modo per continuare a crescere in un Paese molto interessante».
Sul palco di “White Information” sono intervenuti tra gli altri anche il numero due della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, e il nuovo capo di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone. Quest’ultimo ha riconosciuto che sta svanendo il clima di ostilità all’impresa che per troppi anni si è avvertito anche in Abruzzo, mentre Lolli ha illustrato le opportunità che potrebbero nascere dalla macroregione Adriatico Ionica: «Ma occorre sapere di che cosa stiamo parlando», ha ammonito, «purtroppo anche tra noi politici c’è troppa gente che ancora brancola nel buio».

