Ospedali, gli assicuratori litigano La Regione convoca i vertici Asl

La compagnia americana AmTrust che detiene le polizze delle 4 Aziende rompe con il partner italiano Paolucci: seguiamo la situazione. Dalle Regioni nuove strategie sul rischio risarcimenti da malasanità
PESCARA. Può una lite giudiziaria tra un assicuratore americano e un broker milanese preoccupare i piani alti dell’assessorato regionale alla Sanità? Può se i litiganti si chiamano AmTrust e Trust Risk Italia.
La sanità pubblica abruzzese è assicurata contro le cause per malasanità (malpractice), con una compagnia americana (quelle italiane tendono a scansare il settore perché troppo rischioso e poco remunerativo), la AmTrust, dei fratelli Karfunkel, (società quotata al Nasdaq, 4,1 miliardi di fatturato, 3.200 dipendenti) le cui polizze sono sottoscritte attraverso un broker italiano, Trust Risk Italia.
La AmTrust è leader di mercato in Abruzzo e in Italia con 225 milioni di euro di polizze sottoscritte. Sono le singole Asl a stipulare i contratti per cautelarsi da eventuali richieste di risarcimento di pazienti e familiari di pazienti. Poche settimane fa la AmTrust ha rescisso il contratto con il broker italiano, accusandolo di aver trattenuto da settembre premi per 45 milioni di euro. Ha quindi dichiarato di voler continuare a raccogliere da sola le polizze senza intermediari, garantendo tutte le coperture. Trust Risk Italia ha replicato di aver trattenuto solo il “preconto” (il flusso delle commissioni sui contratti) in risposta a non precisate violazioni contrattuali e ha avviato un procedimento arbitrale per far valere i propri diritti, chiedendo un risarcimento di 550 milioni di euro alla AmTrust. Trust Risk Italia ha anche avanzato dubbi sulla salute finanziaria del gruppo americano citando notizie stampa pubblicate negli Usa. La causa si celebrerà a dicembre. La rottura tra le due società sta naturalmente preoccupando i clienti (con AmTrust sono assicurati anche 40mila medici), tanto che la Ivass, l’istituto per la vigilanza sulle assicurazioni è dovuta intervenire per tranquillizzarli. In Abruzzo la Regione segue con attenzione l’evolversi del contenzioso e riflette sul futuro del servizio. Spiega l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci: «La questione assicurativa è chiaramente in capo alle singole Asl, ma stiamo seguendo l’evoluzione della vicenda. Chiederò nei prossimi giorni un incontro con i quattro direttori generali, anche per capire se c’è la possibiltà di arrivare a un abbattimento dei costi». Una riflessione che investe direttamente i bilanci della sanità regionale. Secondo una relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, l’Abruzzo tra il 2006 e il 2011 ha pagato alle compagnie assicuratrici premi per 98,9 milioni di euro. Le compagnie assicuratrici hanno a loro volta pagato risarcimenti per 39,8 milioni di euro. Una gestione diversa della malpractice medica potrebbe dunque portare sensibili risparmi sui conti. Infatti oggi tutte le regioni stanno modificando l’approccio alle coperture assicurative. E secondo un dossier dell’Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici, «si affidano sempre meno alle assicurazioni», e «quand’anche non coprono integralmente i rischi per proprio conto - una scelta radicale compiuta soltanto da una minoranza di enti locali (per esempio la Regione Toscana, ndr) - utilizzano sempre più spesso una compagnia come una sorta di riassicuratore. La chiamano cioè a intervenire solo in caso di sinistri di elevata entità, con risarcimenti che in media superano i 250-500 mila euro». È così che il caso AmTrust potrebbe essere l’occasione per ripensare alla malpractice in Abruzzo
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