Ospedali, reparti e primari La Sanità cambia davvero?

Come vengono suddivise le Unità operative (complesse e semplici) negli 11 ospedali ma il ministero intanto obietta la mancata integrazione dei nuovi orari dei medici
PESCARA. Unità operative complesse (Uoc, reparti con primario) che si trasformano in Unità operative semplici (Uos), o che chiudono in alcuni ospedali, per poi riaprirsi in altri. Compresi interi ospedali che cesseranno definitivamente la propria attività o che verranno trasformati, acquisendo altre funzioni. È la bozza, e quindi passibile ancora di revisione, preparata dall’Arsa, l’Agenzia sanitaria regionale, presieduta da Alfonso Mascitelli, presentata al ministero della Salute, il quale però ha già sollevato delle obiezioni.
La Regione, infatti, avrebbe previsto un piano di riordino relativo alla rete ospedaliera pubblica nel quale mancherebbe la ricezione della direttiva europea 93/104/Ce, che dispone un limite massimo di lavoro quotidiano, per medici e infermieri (nelle strutture pubbliche), di 12 ore e 50 minuti, con pause minime di 10 minuti ogni 6 ore di lavoro, e l’obbligo di 48 ore massimo, in media, di lavoro settimanale, oltre ad almeno 11 ore continuative di riposo al giorno.
Intanto, una base di partenza sul riordino ospedaliero esiste già, e su questa Regione e Ministero continuano a ragionare in queste ore, fino a dare il via libera definitivo entro il 29 febbraio.
Il criterio è quello basato sul bacino di utenza. A seconda, infatti, della popolazione residente, il numero di Unità operative, per ciascuna disciplina, potrà oscillare tra un minimo e un massimo.
«Lo studio tecnico è in corso di preparazione», precisa Mascitelli, «sono state apportate modifiche in seguito alla interlocuzione con le Asl e alla luce di uno studio di dettaglio richiesto dal ministero. Per ora è prematuro fare un bilancio prima della chiusura presumibile entro fine febbraio».
Dalla bozza, però, fra i dati che spiccano al momento, esce fuori che Geriatria scomparirà da quasi tutti presidî ospedalieri, per rimanere solo a Pescara e Avezzano e che alcune Uoc, come Otorinolaringoiatria all’Aquila, o Neurochirurgia a Teramo, o Medicina nucleare a Pescara verranno cancellate. Uoc invece come Nefrologia e dialisi, a Pescara, pur rimanendo unità complesse con tanto di primario, possono dimezzarsi. Il tutto però in una logica (come anche la trasformazione di una Uoc in una Uos, che altro non è che la creazione di una specifica unità più snella, dipendente però da una Uoc), nelle intenzioni della Regione, in cui le funzioni saranno garantite all’interno delle diverse aree metropolitane.
Si tratta, sottolinea il direttore del dipartimento regionale Salute e welfare, Angelo Muraglia, «di un’occasione formidabile per far chiarezza su chi fa che cosa e per identificare con certezza le discipline nei presidi ospedalieri. Il cittadino deve sapere dove andare per curarsi».
Dalla bozza presentata dalla Regione al Ministero, si nota che ci si potrà recare in tutti e undici i presidi ospedalieri regionali per quanto riguarda Medicina generale, Chirurgia generale e Ortopedia, mentre Cardiologia sarà presente dappertutto, tranne che a Sant’Omero e ad Atri, con Cardiochirurgia presente soltanto a Chieti e a Teramo. Non è invece prevista alcuna Uoc in Dietetica e dietologia, una sola Uoc per il trapianto del rene (a L’Aquila), come pure una sola Uoc sarà per Allergologia (a L’Aquila), Ematologia (Pescara), Malattie endocrine (Teramo), Nefrologia (Chieti), Chirurgia maxillofacciale (L’Aquila), Chirurgia pediatrica e Chirurgia plastica (Pescara), Odontoiatria (Chieti), Neuroradiologia (L’Aquila) e Microbiologia e virologia (Pescara).
Chi invece fa notare una differenziazione numerica tra le Uoc delle diverse Asl, è il responsabile di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale di Pescara, Antonio Ciofani. «Secondo la bozza della Regione», osserva, «sono previste complessivamente 51 Uoc a Chieti, 46 all’Aquila, 40 a Teramo e 33 a Pescara. Come mai», si chiede Ciofani, «a Pescara così di meno nonostante sia più popolata di Teramo e L'Aquila?».
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