Pagano, Fi e la fronda: storia vecchia, ma nessun vincolo

PESCARA. «Certo che vado all’appuntamento di oggi pomeriggio al padiglione del porto turistico, perché non dovrei andarci? Quella è un’iniziativa del Gruppo consiliare regionale di Forza Italia, non...
PESCARA. «Certo che vado all’appuntamento di oggi pomeriggio al padiglione del porto turistico, perché non dovrei andarci? Quella è un’iniziativa del Gruppo consiliare regionale di Forza Italia, non del partito, due cose distinte seppure collegate». Nazario Pagano, da presidente del comitato regionale del partito che vuole ricominciare dopo la sconfitta elettorale, ci tiene a mantenere una linea conciliante con coloro – come appunto il capogruppo regionale Mauro Febbo – che l’hanno additato come responsabile del ko. «Gli obiettivi sono comuni», precisa l’ex presidente del consiglio regionale. Che aggiunge: «Io responsabile? E che dire allora di quando il partito dal 46,8% scese al 23? Il vice coordinatore era da quattro anni Fabrizio Di Stefano (attuale deputato Fi) e non mi risulta che gli fu detto di andare a casa. Perché allora dovrei lasciare io malgrado la conquista di città come Montesilvano e la tenuta di Teramo? Io piuttosto non costringo nessuno a restare nel partito, quindi se non si condivide la linea nazionale...».
Presidente, ma lei come definisce questa fase che sta attraversando Fi?
«Una fase di ricostruzione nella quale dobbiamo non solo reinventare un progetto in prospettiva di una coalizione che va riprogrammata, considerate le difficoltà e le scissioni che abbiamo subito. Ma anche cercare uomini e donne giovani senza abbandonare l’esperienza accumulata in questi anni».
A proposito di scissioni, lei l’ha fatto un “mea culpa”?
«L’abbiamo fatta tutti insieme nel corso del comitato regionale. Ci sono state valutazioni differenti dalla mia. Ma è chiaro che abbiamo perso lì dove abbiamo litigato. Il caso Pescara ne è un esempio, prima ancora lo era stato Francavilla».
E lei?
«Io ero per le primarie, l’avevo fatto presente al partito ma poi si è deciso di andare avanti in modo diverso. La prossima settimana a Roma proporrò un cambiamento che va in questa direzione. Le posso dire ad esempio che alle elezioni del prossimo sindaco Chieti voglio portare le primarie».
Sarà contento Di Primio... Lei si sente circondato più da falchi o da colombe?
«Guardi, ho sentito dire che la fronda in Fi si allarga. Ma dove va? Per me questa è acqua passata. Io guardo avanti nella logica di unità e di ricostruzione di un fronte comune nel centrodestra».
Queste sono le indicazioni che le ha dato Berlusconi?
«È chiaro che essendo un partito nazionale noi ascoltiamo il nostro leader. Berlusconi ha detto: primo non litigate, secondo non lavate i panni sporchi in piazza, terzo guardate avanti con giovani e donne, quarto il partito dev’essere aperto, “comunitario”. In Abruzzo sul primo e secondo punto stiamo un po’ indietro...».
Presidente, oggi a Febbo e agli altri che cosa dice?
«Che io sono stato scelto da Berlusconi solo 4 mesi fa e che pertanto sono inamovibile. E che le linee programmatiche le sceglie il partito. Ma questo Febbo già lo sa. Tant’è che quando è stato nominato capogruppo gli ho detto che, malgrado le critiche che aveva espresso verso di me e verso Chiodi, ero favorevole. E questo non in una logica correntizia o di componente, ma in una logica di collaborazione».
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