Paleovite d’Abruzzo al via il piano di salvaguardia

Nuovi studi e analisi saranno possibili grazie all'avvio del piano appena condiviso ufficialmente nella Torre vinaria, fresca di restyling, di Cantina Frentana
ROCCA SAN GIOVANNI. Dalla vite selvatica ritrovata a ridosso del fiume Sangro alla dimostrazione che si tratti del progenitore del Montepulciano d'Abruzzo. Chissà. Solo nuove osservazioni scientifiche e studi genetici potranno o meno confermarlo. Un primo risultato certo, intanto, è sapere che nuovi studi e analisi saranno possibili grazie all'avvio del piano di salvaguardia Paleovite d’Abruzzo, appena condiviso ufficialmente nella sfolgorante Torre vinaria, fresca di restyling, di Cantina Frentana.
Un protocollo d'intesa su salvaguardia studio e ripopolamento della Vitis Vinifera Sylvestris, siglato tra riserva naturale della Lecceta di Torino di Sangro, dove una piccola popolazione dell'antenata della vite coltivata è presente come specie endemica e unica in Abruzzo, il Parco nazionale della Majella che ne studierà il gene indigeno attraverso la Banca del germoplasma, la riserva regionale del Bosco di Don Venanzio (tra Vasto e Pollutri), primo habitat idoneo dove la paleovite sarà reintrodotta, e la cantina cooperativa Frentana, presidio produttivo (quasi 400 soci rappresentati da Carlo Romanelli). La Vitis Vinifera Sylvestris è una pianta di grande interesse antropologico e culturale, ha affermato il naturalista Aurelio Manzi, al quale si deve la scoperta della vite selvatica, ormai rara in Italia, in un relitto di bosco planiziale della Lecceta di Torino di Sangro.
«Una specie legata alla foresta e alle zone umide, che un tempo era più diffusa in questa zona» spiega Manzi, «nel tempo i boschi qui esistenti sono stati tagliati per fare spazio alla produzione di riso, e poi al grano e all'olivo, con conseguente deforestazione della fascia costiera». La diversità biologica può influire sulla storia umana, aggiunge, «proteggere questa specie autoctona è importante per saperne di più sulla nostra storia, si tratta di un patrimonio dell'umanità ed è nostro dovere tramandarla». «Ci auguriamo sia l'inizio del recupero del patrimonio genetico nei boschi di Torino di Sangro e dell'oasi naturale di Serranella a Casoli» aggiunge Luciano Di Martino, botanico del parco Maiella. «Le aree protette nascono per preservare la biodiversità del territorio.
Significa valorizzare storia, cultura e tradizioni di un luogo, con un ritorno di ricchezza economica per il territorio: un'economia diversa è possibile». Concetti ribaditi da Attilio Scienza, uno dei massimi esperti di viticoltura al mondo. Portate da greci e macedoni dall'Oriente, le rustiche viti non coltivate hanno sempre fatto parte della nostra flora sin dalla fine del Quaternario, spiega Scienza. In Italia le prime presenze documentate risalgono all'epoca italica e romana, nell'odierno Abruzzo è stata localizzata storicamente nel bacino del Fucino e alle porte di Teramo.
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