Paola, un tocco delicato nella cura dei defunti

17 Agosto 2020

PESCARA. «Per farmi strada in un mondo così maschile ho dovuto aspettare che i tempi maturassero, ma questo lavoro è nel mio Dna». E davvero, Paola De Florentiis, imprenditrice delle onoranze funebri...

PESCARA. «Per farmi strada in un mondo così maschile ho dovuto aspettare che i tempi maturassero, ma questo lavoro è nel mio Dna». E davvero, Paola De Florentiis, imprenditrice delle onoranze funebri a Pescara, il mestiere nel sangue ce l’ha da generazioni. «Una realtà che vedo girare intorno a me da sempre», racconta. «Abitavo sopra alla falegnameria di mio nonno, che fabbricava casse da morto, come mio bisnonno prima di lui e come poi mio padre». Un padre, Giancarlo, al quale Paola era legatissima. «Anche fisicamente somiglio a lui», continua, «sono sicura che ho ereditato da lui questa mia predisposizione».
Sì, perché il mestiere del necroforo, per questa gentile ed elegante signora, è una vera e propria missione da svolgere con massima serietà e rispetto. «A molti, la morte fa paura anche solo a parlarne, ma per me è un evento che fa parte della vita. Anzi, credo che in questo campo, essere donna sia un valore in più». Tanto che, dopo aver fatto l’agente di commercio, a oltre 40 anni di età decise di affiancare il padre nell’attività. «Era il 2012», ricorda, «e per anni mio padre mi aveva preso bonariamente in giro… “Ma dove vai, tu che sei femmina…”». Ma dopo il primo servizio funebre portato a termine con l’istinto innato di chi sa fare senza dover troppo imparare, arriva la più grande soddisfazione: «Mi ha detto “avevo una figlia becchina e non lo sapevo!”», racconta Paola, ridendo.
Secondo l’imprenditrice, c’è una sensibilità speciale nelle donne che le rende adatte a questo lavoro, che si trasmette nei gesti, negli sguardi. Essere donna può essere un vantaggio. «È vero», conferma «ci manca la forza per sollevare le casse, ma abbiamo la testa per impostare tutto il servizio e il cuore per trattare con le persone in un momento difficile della loro vita». Del resto, a pensarci, la cura dei morti storicamente è sempre stata una faccenda femminile. «Ci vuole molto tatto», spiega, «bisogna comprendere le dinamiche familiari, i desideri dei cari che possono anche non coincidere, i problemi delle famiglie allargate». Già, perché un funerale bisogna che riesca bene al primo colpo, non si può rifare due volte.
«È una cosa pesante soprattutto dal punto di vista psicologico», confessa Paola. E racconta dell’orrore del Covid, quando un funerale si avvicendava all’altro, senza parenti, senza cari a dare conforto al lutto dei familiari più stretti. «Un’apocalisse», ricorda, «che spero non accada più. Indossavo la tuta protettiva, calzari, doppi guanti, maschera. Tutto doveva essere disinfettato con ipoclorito di sodio, completamente, secondo protocolli rigidissimi». E ancora, quelle fotografie alla bara, agli addobbi floreali. Fotografie fatte per permettere ai cari di vedere, di essere presenti almeno in spirito.
C’è chi resta sorpreso nel vedere una donna a gestire l’impresa funebre e c’è anche chi si lascia andare ai soliti gesti di scongiuro. Così a volte parole semplici quali “come stai”, pronunciate da chi con la morte ci lavora, sono accolte con imbarazzo o fastidio. «È l’unica cosa che mi pesa di questo lavoro», si rammarica Paola.
Ma come si concilia la famiglia con un lavoro in cui non ci sono orari? «I miei hanno sposato la causa», ride Paola, «mio figlio è grande. A volte viene ad aiutarmi, ma voglio che sia lui a scegliere, se vuole, questa strada, perché ci vuole tanta convinzione».
«Penso che le donne abbiano un passo in più», ribadisce Paola, ed è tanto sicura che ci sia spazio per l’universo “rosa” che ha creato, nella sua impresa, due sezioni: una maschile e una femminile. «Gli uomini si occupano dei defunti, mentre io e una mia collega ci dedichiamo alle defunte, alla loro preparazione, alla vestizione». Una ultima forma di rispetto per l’intimità della persona.
«Sono onorata di fare questo lavoro», conclude l’imprenditrice. «Così noi suggelliamo il cerchio della vita, con la massima cura e attenzione». E la dolcezza di una donna. (s.d.n.)