Parto indolore, in Abruzzo ancora un miraggio

8 Giugno 2014

Gli anestesisti sono pochi e non tutti gli ospedali riescono a garantire il servizio. Neppure Pescara, che è al top per Ostetricia

PESCARA. Il parto indolore c'è ma non si vede. O almeno non sempre. E' questa la fotografia dell'Abruzzo per quanto riguarda la possibilità di partorire senza sofferenza, facendo ricorso all'anestesia epidurale. Si tratta di un procedimento che consente alle gestanti di ridurre o eliminare in via analgesica i dolori legati al travaglio e al parto naturale, una tecnica che nei paese anglosassoni ha preso piede da tempo, arrivando a coprire il 70 per cento dei parti.

La legge c’è. Eppure l'Abruzzo era partito bene, approvando nell'ottobre del 2012 una legge ad hoc tra le prime in Italia: “Disposizioni regionali in materia di parto fisiologico indolore”. Ottima la tempistica, meno avvincente il risultato. La norma prevede infatti che la futura mamma possa scegliere il parto fisiologico indolore, sicuro ed efficace dal punto di vista medico sia per lei che per il bambino, e sancisce così un sacrosanto diritto delle donne.

Manca l’organico. Ma non basta se non c'è la possibilità di applicarla per una serie di problemi, primo tra tutti la carenza di organico. Serve infatti un anestesista-rianimatore dedicato giorno e notte esclusivamente alla sala parto. Questo vuol dire che nel caso in cui vi sia un’emergenza e l’anestesista non sia disponibile, nella maggior parte degli ospedali il servizio non può essere garantito. La procedura di per sé non è complessa, ma deve essere seguita passo dopo passo da un medico che pratica un’iniezione di sostanza anestetizzante nelle radici nervose del midollo spinale, riuscendo così a ridurre, in base alle zone e alla quantità di anestesia somministrata, il dolore dovuto alle contrazioni uterine durante la fase del travaglio. Un miraggio per molte donne, ma non per tutte.

Dove è possibile farlo. Gli ospedali nei quali è possibile avere un parto indolore sono quelli di Chieti, L’Aquila, Teramo, Atri e Sant’Omero, anche se spesso con discontinuità. Così, se al Santissima Annunziata di Chieti i parti indolore sono arrivati ad essere il 39 per cento dei parti vaginali, il più delle volte tutto dipende dalla disponibilità degli anestesisti, sempre carente soprattutto di notte, e dalla mancanza di fondi indispensabili per poter assicurare la formazione di nuovo personale.

Lo conferma Marinella Sclocco, consigliere regionale uscente del Pd, che afferma come «all'interno dei reparti non ci sia un numero di anestesisti adeguati a garantire tutti i turni, sia giornalieri che notturni, nonostante i fondi statali messi a disposizione per questo tipo di attività». «C'è poi il caso del reparto di Ginecologia e ostetricia di Pescara», aggiunge la Sclocco, «che, pur essendo il punto nascita con più parti, non ha ricevuto questi fondi perché la Asl li aveva precedentemente spesi nelle attività dei consultori».

Il caso Pescara. Il reparto pescarese conta più di 2mila parti solo nel 2012, e nello stesso anno ha ridotto il numero dei cesarei da 1500 a 600, eppure proprio in questo centro di riferimento regionale non c'è la possibilità di avere il parto indolore. «Non abbiamo una dotazione sufficiente di anestesisti», spiega il primario Maurizio Rosati, «altrimenti ci sarebbero tutte le condizioni per farlo, e questo è inconcepibile nella più grande maternità d'Abruzzo. Pescara è il portale sanitario più grande, è l'ospedale con più parti, e proprio questo volume di attività rischia di penalizzarci poiché abbiamo a disposizione gli stessi medici degli ospedali più piccoli».

«E' ingiusto», conclude il primario, «che una parte della popolazione abbia la possibilità di ricorrere al parto indolore e un'altra parte no». Come funziona. L'epidurale allevia i dolori della gestante e facilita il parto, come spiega Amerigo Spinosi, medico anestesista ed ex primario nell'ospedale di Penne, tra i primi in Italia ad aver sistematicamente applicato il parto indolore.

«L'epidurale facilita tutti i parti ma aiuta soprattutto le donne che partoriscono in età avanzata, intorno ai 40 anni», spiega l'esperto, «nei paesi anglosassoni è una cosa normale, in Italia i grandi punti di riferimento restano Milano, Bologna e Torino». Esiste infine la possibilità di richiedere l'epidurale a pagamento: esercitando la libera professione, l'anestesista può mettersi a disposizione nel proprio tempo libero, a cifre che si muovono intorno ai mille euro.

Per il medico e parlamentare Pd Maria Amato, il parto in epidurale deve invece rientrare nei livelli essenziali di assistenza, e non solo in teoria. «E' uno degli obiettivi a cui anche la nostra regione dovrà dare una risposta, lavorando alla pianificazione dei punti nascita», afferma Amato, «perché trattare il dolore è un'espressione di civiltà».

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