«Per salvare i piccoli ospedali va cambiata la legge Lorenzin»

7 Luglio 2018

PESCARA. «A prescindere da come finirà la vicenda di Atessa che, nella riprogrammazione della rete ospedaliera della Regione Abruzzo, è stata ricompresa nel novero dei nosocomi di area disagiata,...

PESCARA. «A prescindere da come finirà la vicenda di Atessa che, nella riprogrammazione della rete ospedaliera della Regione Abruzzo, è stata ricompresa nel novero dei nosocomi di area disagiata, credo che vada riformata la legge Lorenzin, la numero 70 del 2015, nella parte che riguarda i piccoli ospedali e le realtà periferiche perché sono stati troppo penalizzati dalle riforme». Lo afferma Giulio Borrelli, sindaco di Atessa che invita tutti i parlamentari abruzzesi, di maggioranza e minoranza, a presentare una proposta di legge nazionale «per cambiare la Lorenzin nella parte riservata ai piccoli ospedali , fondamentali per il proprio territorio. E’ l’unica possibilità, se si vuole almeno arrivare ad un confronto e riaprire la discussione», afferma il sindaco di Atessa. «La sanità», evidenzia Borrelli, «è materia concorsuale tra Stato e Regioni. E' inutile lo scaricabarile tra l'uno e le altre. Va rivista, quindi, la legge nazionale. E, siccome il problema è sentito da tutti i cittadini che vivono lontani dalle aree metropolitane, va sottratto alle baruffe dei partiti e alla propaganda di parte».
Borrelli non crede a proposte che circoscrivano e riducano l'intervento a livello regionale. Il complesso di norme che regolano oggi tutta la materia ospedaliera è di rango nazionale e non può essere sottratta al Tavolo di monitoraggio romano, che prevede il confronto e il giudizio dei ministeri dell'Economia, della Salute, e delle diverse Regioni. Borrelli ricorda che in Italia hanno chiuso 72 mini-ospedali per 3.000 posti letto. Sono state incluse nei tagli 72 strutture con meno di 60 posti letto (in 13 regioni). «Con la Lorenzin»tiene a rimarcare Borrelli, «è arrivato il colpo di grazia agli ospedali periferici, che hanno meno di 20 mila accessi all'anno nel pronto soccorso. Ne risente la distribuzione dell’offerta diagnostica e sanitaria nei centri distanti dal capoluogo. C'è una maggiore difficoltà per i pazienti, specie anziani, di recarsi ad un centro diagnostico o terapeutico di base, rapidamente e senza difficoltosi spostamenti. Sono stati penalizzati i territori meno dotati di infrastrutture sanitarie, che hanno comunicazioni viarie precarie e popolazione con minori risorse economiche». La politica del riassetto ospedaliero va invece praticata «con micro-aree territoriali di offerta sanitaria di base, e macro-aree regionali per le patologie più gravi o complesse». Di qui la richiesta ai parlamentari di tutti i partiti di farsi portavoce di questa realtà, «che non vuole e non può essere più considerata di serie B», conclude Borrelli.