Piano sociale: distretti e azienda unica
Ecco le linee guida fino al 2012. Per l’assessore Sclocco è un’altra rivoluzione: «Dopo 16 anni abbiamo servizi più agevoli»
PESCARA. Non più decine di sportelli e domande, ma un'unica porta d'ingresso per rispondere a qualsiasi bisogno del cittadino, mentre "distretto sociale" e "distretto sanitario" saranno la stessa cosa, per dare servizi più funzionali alla domanda di assistenza. L'assessore regionale alle Politiche sociali, Marinella Sclocco, annuncia i contenuti della "rivoluzione" che interessa l'Abruzzo, prevedendo un unico sistema territoriale di gestione per l'aspetto sociale e per quello sanitario. La legge regionale per le Politiche sociali, d'altronde, risale a ben 16 anni fa, cioè al lontano 1998.
Nei prossimi sette anni il Sociale abruzzese potrà contare su risorse pari a 140 milioni di euro. Ieri la Sclocco ha dettato le linee guida e annunciato anche la convocazione degli "Stati generali del terzo settore", tra un mese e mezzo. La riforma porterà a quella che è stata definita come una "nuova geografia sociale e sanitaria": dai 35 ambiti sociali si passerà a 24 distretti sociali, semplificando la burocrazia, restituendo i costi amministrativi ai servizi per i cittadini e aumentando i poteri dei Comuni in materia socio sanitaria; verranno unificate le ex Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza), con la creazione di una sola Azienda dei Servizi alla Persona, a disposizione di tutti i cittadini abruzzesi e dei 24 distretti sociali.
In termini di integrazione socio-sanitaria, il nuovo sistema consentirà di individuare un solo Dipartimento sociale e sanitario nella Regione e si produrrà un unico Piano sociale integrato con le politiche della salute.
Uno dei concetti che hanno ispirato la riforma è quello di "partecipazione": oltre agli Stati generali e alla consultazione di tutta la comunità sociale per la riforma, è prevista la nascita dei comitati sociali delle comunità locali, insieme a forum operativi.
«Ho ideato degli strumenti affinché la partecipazione sia strutturata», sottolinea l’assessore. Tra le altre cose è prevista l'istituzione del Catalogo delle professioni sociali, per «valorizzare chi lavora nel terzo settore e per mettere nero su bianco chi debba fare cosa». E verranno introdotti l'autorizzazione e l'accreditamento dei servizi sociali, per avere «finalmente certezze sulla qualità delle strutture sociali e sulla qualificazione del personale».
Le linee guida guardano al terzo settore come ad un traino per la crescita della Regione. Si parla di 13 mila operatori di assistenza ed 88mila volontari. «La più grande industria delle cure», evidenzia la Sclocco. «La white economy», aggiunge, «è il bacino occupazionale più ampio per le assunzioni dei prossimi cinque anni in Abruzzo».
La riforma si sofferma anche sulla necessità di investire nel terzo settore, innovando e riprogettando la governance. Sono infatti previsti accordi di sussidiarietà tra Comuni e associazioni che potranno progettare e gestire insieme i servizi alle persone.
Sarà inoltre resa più agevole la partecipazione agli avvisi e ai bandi dei fondi europei, gli Enti pubblici potranno mettere a disposizione i beni pubblici per il terzo settore e sarà «più facile fare impresa sociale in Abruzzo».
Previsti, inoltre, il rafforzamento dei servizi per la non autosufficienza, il potenziamento dei servizi per le famiglie, assegni sociali e voucher, il Piano per i giovani, quello contro la violenza sulle donne e quello per le famiglie.
L'assessore si sofferma anche su quanto è stato già fatto per il Sociale: «E' stata aumentata al 23% la quota dei fondi per l'inclusione sociale e per le imprese sociale, nel Fesr 2014-2020 sono previsti circa 20 milioni di euro per le infrastrutture sociali a disposizione di Comuni e terzo settore ed è prevista la partecipazione a molte misure delle organizzazioni no profit. Nei prossimi sette anni», conclude l’assessore, «il Sociale potrà contare su uno stanziamento complessivo di fondi Fse pari a 140 milioni di euro».
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