Piattaforme in mare il ministro cancella pagamento dell’Imu

Impianti non accatastati, i Comuni non hanno diritto ai soldi Il caso di Pineto che aveva chiesto 33 milioni di euro all’Eni
PESCARA. Le piattaforme petrolifere a mare non dovranno pagare Imu e Tasi. Lo scrive il direttore generale delle Finanze del Ministero dell’Economia, Fabrizia Lapecorella, nella risoluzione 3/Df/2016 in risposta a un quesito posto da Assomineraria, l’associazione delle imprese estrattive. Il ministero si riferisce alla sentenza della Corte di Cassazione n. 3618 del 24 febbraio 2016 che ha ritenuto le piattaforme petrolifere assoggettabili all’imposta comunale sugli immobili (Ici), «nonostante la loro allocazione nel mare territoriale». Una sentenza che ha accolto il ricorso del comune di Pineto che aveva chiesto all’Eni 33 milioni di Ici di imposta, più interessi e sanzioni, per gli anni 1993-1998 relativi a una piattaforma piantata di fronte alla costa (altri otto comuni adriatici e un comune siciliano hanno nel frattempo chiesto il pagamento delle imposte, ma alla questione potrebbero essere interessate 119 piattaforme per un gettito tra i 100 e i 200 milioni di euro l’anno).
Come è noto, dal 2016 l’Imu è stata abolita per i cosiddetti imbullonati (cioè per i macchinari, congegni, attrezzature e altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo, e dunque anche per le piattaforme), ma per il dirigente delle Finanze, anche il pregresso non va pagato, perché le piattaforme non sono accatastate, «dal momento che il mare territoriale non può essere descritto in catasto» (la Cassazione peraltro ne è consapevole e in mancanza della rendita catastale, ha stabilito nella sentenza che la base imponibile delle piattaforme sia costituita dal valore di bilancio).
Inoltre, precisa il ministero, un Comune non avrebbe comunque potere impositivo su una struttura posta in mare, semmai lo avrebbe l’Istituto idrografico della marina, l’organo cartografico dello Stato designato al rilievo sistematico dei mari italiani. Dunque non ci sarebbero neanche i presupposti di legge per chiedere il pagamento degli arretrati, perché occorrerebbe un «ampliamento del presupposto impositivo dell’Imu e della Tasi». Il governo nel frattrepo sta lavorando per chiarire ulteriormente il problema, ma dalla risposta della Lapecorella tutto fa presupporre che la questione dell’Imu alle piattaforme verrà in un modo o nell’altro archiviata.
Intanto, sempre a proposito di piattaforme, la società Adriatica Idrocarburi, con sede legale a San Giovanni Teatino, ha annunciato di aver integrato la documentazione presentata nel 2015 per la procedura Via relativa alla perforazione del pozzo Torrente Tona nel comune di Rotello in Molise.
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