Pierangeli pignora 4,5 milioni alla Asl

22 Maggio 2016

Sotto accusa i rimborsi per i ricoveri non pagati a Pescara nel 2010 Contestati i tagli della Regione applicati 6 anni fa ai pazienti non abruzzesi

PESCARA. Un pignoramento da 4,5 milioni ai danni della Asl di Pescara con una firma pesante. L’imprenditore pescarese della sanità privata Luigi Pierangeli ha ottenuto un decreto ingiuntivo e ha bloccato i soldi sui conti correnti della Asl alla banca Caripe. È un contenzioso che fa paura alla Asl e che scava nei conti della Regione Abruzzo sul disavanzo sanitario.

Sei anni di scontro. Un caso giudiziario che affonda le sue radici nel 2010, in un momento di scontro senza precedenti tra le cliniche private dell’Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, e la Regione, all’epoca amministrata dal centrodestra dell’ex presidente Gianni Chiodi: 6 anni fa, al termine di un muro contro muro durato mesi, le cliniche accettano un taglio di oltre 20 milioni di euro necessario (soltanto in parte) a far quadrare i conti in rosso della sanità pubblica abruzzese. Adesso, quel taglio torna di attualità e, in base alla prima decisione del tribunale di Pescara che ha concesso il pignoramento, gli abruzzesi potrebbero essere chiamati a pagarne i danni. Nel 2010, secondo il piano di Chiodi e dell’ex subcommissario alla Sanità Giovanna Baraldi, inviata dal governo per ripianare i debiti, si fissano i limiti ai ricoveri nelle case di cura sia per i malati abruzzesi che per i pazienti provenienti da fuori regione: le cliniche dicono sì ai contratti tagliati ma lo fanno in cambio della promessa di un recupero che sarebbe stato possibile proprio grazie ai pazienti non abruzzesi. Ma qui il meccanismo si inceppa perché la Asl non paga: l’ingiunzione di Pierangeli si riferisce proprio ai rimborsi mai ottenuti per i ricoveri dei pazienti non abruzzesi, cioè quella mobilità attiva che assicura guadagni alla Regione.

Intreccio in tribunale. A questo punto, il caso del pignoramento si intreccia con un’altra storia e cioè l’indagine dei carabinieri sui tetti di spesa, nata da un esposto dello stesso Pierangeli e coordinata inizialmente dai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli prima dei rispettivi trasferimenti a Vasto e Sulmona. Ora, l’inchiesta è al bivio dell’udienza preliminare e gli imputati sono Chiodi e la Baraldi, l’ex assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni e due tecnici, accusati a vario titolo di violenza privata e abuso d’ufficio. Secondo l’accusa, le cliniche sono state costrette ad accettare i tagli. Per le cliniche Pierangeli e Spatocco, che si sono costituite parte civile, la promessa del recupero fatta da Chiodi e dalla Baraldi sarebbe un «falso»: gli accordi di confine per tenere sotto controllo gli spostamenti dei pazienti dall’Abruzzo verso le altre regioni e viceversa sono rimasti un annuncio e non sono stati mai sottoscritti con Marche, Lazio e Molise.

Buco da 70 milioni. Un fiume di soldi perché la differenza tra mobilità attiva e passiva in Abruzzo è un buco di oltre 70 milioni di euro (appena 6 milioni nel lontano 1998). Secondo l’accusa, però, pur di ottenere le firme dei titolari delle case di cura, la Regione avrebbe fatto credere agli imprenditori che la conclusione degli accordi di confine fosse imminente.

Il gioco dei 2 milioni. Così, nel 2010, la clinica Pierangeli cura pazienti provenienti da fuori regione per una spesa di oltre 2 milioni di euro, ma la Asl non paga in quanto considera quei pazienti «extrabudget», cioè al di sopra del tetto massimo fissato dalla Regione. Allo stesso tempo, però, la Regione ottiene dai confinanti il rimborso di quelle prestazioni: i 2 milioni non pagati a Pierangeli contribuiscono a migliorare i conti della sanità. Un miglioramento doppio: la Regione non paga 2 milioni e ottiene 2 milioni di rimborsi e, in un colpo, il bilancio migliora di 4 milioni.

Pierangeli protesta. Pierangeli si rivolge al tribunale che gli concede il decreto ingiuntivo, con interessi e spese legali. Il 1° marzo scorso – giorno del cambio della guardia alla Asl con l’addio di Claudio D’Amario e l’ingresso di Armando Mancini – l’ingiunzione arriva negli uffici della Asl in via Paolini e ha l’effetto di una bomba. Una bomba che la Asl vuole disinnescare in fretta tanto che Mancini, in appena due giorni, affida l’incarico della difesa a un avvocato, Vincenzo Antonucci di Lanciano. Ma non basta perché Pierangeli fa pignorare 4,5 milioni di euro sui conti correnti della Asl. Entro questa settimana, il tribunale potrebbe decidere se sospendere l’efficacia del pignoramento o no: giorni di attesa in Regione perché procedimenti fotocopia potrebbero arrivare anche da altre parti d’Abruzzo visto che Pierangeli è solo uno degli imprenditori passati anche dal tribunale.

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