«Più turisti che incassi qui ci vuole una Merkel»

Giovannelli (Federalberghi): la politica si disinteressa del settore Dovremmo fare come gli Uffizi: chiamare un tedesco a dirigerlo
PESCARA. Chiami il presidente di Federalberghi per parlare di estate e di turismo e la disucssione devia sulla politica degli ultimi 20 anni, sulla riforma del Titolo V, sul disastro delle Regioni e sulla Germania della cancelliera Merkel che secondo Giammarco Giovannelli, albergatore e presidente dell’associazione regionale di categoria potrebbe dare una mano all’Italia per risolvere un po’ di inefficienze che azzoppano e rendono poco produttivo il settore.
Presidente Giovannelli, che estate è quella che si sta chiudendo?
«Bisogna essere realisti: non possiamo dire di aver avuto una stagione negativa. Il caldo è stato il primo grande complice dei buoni risultati e della discreta soddisfazione di tutti gli attori del servizio. Siamo stati bravi a inserirci nel mercato con un rapporto qualità prezzo costante e favorevole alle famiglie. Abbiamo recuperato come arrivi e presenze rispetto agli anni scorsi e in particolare rispetto alla scorsa disastrosa stagione, però non possiamo dire che abbiamo avuto un parallelo aumento di fatturato. La nostra è una stagione corta, per crescere occorre altro.
Per esempio?
«Occorre un contesto migliore. Occorre che il governo regionale e le altre amministrazioni assicurino servizi sensibili come la depurazione e il rifornimento di acqua potabile, e che ci sia una vera programmazione turistica che prenda piede attraverso il riconoscimento delle Dmc e Pmc (associazioni di operatori che si occupano di incoming e promozione, ndr). E poi dobbiamo affrontare e neutralizzare le grandi minacce che incombono sul nostro territorio».
Quali minacce?
«Per esempio l’erosione della costa, rispetto alla quale le nostre istituzioni hanno un atteggiamento passivo e negativo dal punto di vista programmatico».
Chiedete ancora scogliere e ripascimento?
«L’erosione della costa è un fenomeno naturale che in Abruzzo è stato incrementato grazie a un ventennio di politica miope, di interventi a macchia di leopardo, di sindaci che sono intervenuti danneggiando i territori limitrofi».
Ognuno si faceva il suo pezzo di spiaggia protetta.
«La logica del campanile ha minato la più grande risorsa economica che abbiamo».
Allora che fare?
«Tutti sono ingegneri e tecnici però non si trovano soluzioni, mentre in 20 anni si è speso molto e le condizioni si sono aggravate, a discapito di una categoria che ha fatto una scommessa di vita capitale investendo in un settore che ha un periodo di attività limitato a 70-80 giorni. È ora di fare le cose seguendo una programmazione seria e non a forza di interventi spot».
Questa estate ha impazzato anche il tema dell’acqua sporca.
«È vero, si è ripresentato il problema e non avevamo dubbi. Per fortuna a Teramo il presidente dell’acquedotto si sta muovendo bene con pragmatismo e attenzione. La stesso cosa dovrebbe avvenire nelle altre società idriche regionali. Ma il turismo non ha solo bisogno di acqua pulita. Abbiamo la necessità di garantire la sicurezza stradale sia sulle strade della costa che in quelle dell’interno e delle località montane. Non dimentichiamo il dramma di Pietracamela e dei Prati di Tivo che rischiano di restare isolati. Per fortuna sembra che la Provincia di Teramo stia avviando un intervento risolutivo».
In un paese che punta la turismo non sarebbe mai successo un caso Prati di Tivo.
«L’Italia ha rovinato l’economia turistica da quando ha delegato la materia alle Regioni. La politica turistica è stata massacrata da 20 regioni impazzite. Abbiamo assistito a sperperi di denaro pubblico, abbiamo svuotato di professionalità il ministero, distrutto l’immagine dell’Italia, reso impossibile standard omogenei qualitativi, non si fa comarketing pubblico-privato, manca un manager vero che gestisca l’Enit (l’ente nazionale del turismo, ndr). Dobbiamo aspettare che sia la Merkel a indicare un nome a Renzi? Avremo un direttore tedesco del turismo come è accaduto con i nostri musei?»
Come si fa ad allungare la stagione? Iniziative come i Giochi del Mediterraneo in corso a Pescara sono utili?
«Sport, convention, congressi sono fondamentali come club di prodotto e come misure per una lieve destagionalizzazione. Ma non sono questo o quell’evento a risolvere il problema. Occorre una programmazione manageriale concordata e confermata da programmi e agende istituzionali».
E in tutto questo l’Abruzzo perde o guadagna quote di mercato?
«Veniamo rispettati per la capacità di accogliere e rinnovare offerte e strutture. Competiamo con i mercati internazionali, coinvolgiamo la clientela di tutte le fasce di età. Nei periodi di bassa stagione cerchiamo di creare un brand adatto alla terza età. Sappiamo cogliere le sfumature giuste e cucirle addosso al cliente. Ma so bene che non basta se attorno ci sono troppe carenze».
Ecco, dopo aver dato per scontato i complimenti, di cosa si lamentano i vostri clienti?
«Manca l’identità urbana dei vari comuni, manca un coordinamento dell’accoglienza, non c’è una segnaletica turistica professionale, manca un cartellone unico delle manifestazioni. E tanti musei e strutture storiche nei momenti caldi della stagione sono chiusi. In poche parole manca la vocazione turistica da parte delle istituzioni».
(1) Continua.
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