«Pochi giudici per il tribunale delle imprese»

23 Ottobre 2016

Il presidente Riviezzo: manca personale e per questo non c’è una gestione rapida

L’AQUILA. Quando nel 2012 il governo Monti li istituì l'obiettivo era dare risposte veloci ai contenziosi tra imprese, spesso considerati ostacoli insormontabili per le società straniere che potrebbero investire in Italia.

Ma la vita del diritto non si esaurisce nelle leggi e in un Paese condannato all'immobilismo proprio sui terreni dove nelle altre democrazie civili vi è semplicemente una pacifica regolazione dei diritti (basti pensare che in Francia ci sono anche quelli del commercio), oggi i tribunali regionali delle imprese arrancano tra mole di arretrati che si trascinano e carenze di personale.

Perché la coperta dei bilanci statali continua ad essere troppo corta lasciando senz'armi una giurisdizione che ogni giorno si confronta con le sfide imposte dalla globalizzazione dei diritti. A cominciare proprio da quelle di imprese e lavoro, spesso imbrigliate nei tempi lunghi della giustizia italiana.

Ciro Riviezzo, 62 anni, magistrato di lunga esperienza e preparazione, per anni presidente facente funzioni del tribunale di Lanciano e dal 2013 a capo del palazzo di giustizia dell'Aquila, guida il tribunale delle imprese che per legge è stato istituito nelle sedi di Corte d'appello e che, fino ad oggi, conta 172 procedimenti pendenti. Riviezzo, napoletano di nascita ma abruzzese d'adozione, è stato per più di 15 anni dirigente dell'Associazione nazionale magistrati e per quattro anni componente del Consiglio superiore della magistratura.

Nei progetti dell'allora ministro della giustizia Severino il tribunale delle imprese doveva dare maggiore efficienza ad un sistema giudiziario rallentato dalle pendenze. In realtà così non è stato e i numeri lo dimostrano. Che cosa è successo o sarebbe meglio dire che cosa non è successo?

«Il tribunale delle imprese è stato inserito come priorità nel programma di gestione, ma è un fatto che per il momento non riusciamo a mantenere una gestione rapida di questi processi, nonostante siano impegnati tre giudici e due collegi. Ma c'è una notevole carenza di organico, come quasi dappertutto, e attualmente, ad esempio, al tribunale dell'Aquila abbiamo quattro sedi vacanti più una collega in maternità. Mancano, quindi, 5 giudici su un organico di 11. Per non parlare delle carenze del personale di cancelleria. Con questa mancanza di personale si fa fatica a reggere un livello minimo di efficienza ed è chiaro che non si riesce raggiungere l'obiettivo per cui il tribunale delle imprese è stato istituito».

E allora che cosa può garantire la tutela dei diritti?

«E' evidente che oggi quello su cui bisogna puntare è l'efficienza del sistema perchè solo un sistema efficiente può garantire la tutela dei diritti. Lo Stato deve capire che deve investire nella giustizia anche per una questione di convenienza economica. E bisogna pretendere dal sistema giudiziario che si ottengano dei risultati concreti. Risorse e responsabilità sono le due parole magiche. Perchè va detto che quando ci sono investimenti i risultati ci sono. Basti pensare al civile: si può arrivare ad ottenere una notevole riduzione dell'arretrato, come sta avvenendo in tutto il Paese e come è avvenuto anche in questo tribunale negli ultimi anni. Da un diverso punto di vista, comunque l'inefficienza del sistema non può diventare un alibi e bisogna evitare che il cittadino pensi che il sistema giustizia funzioni poco o male, per cui vi è bisogno di un impegno eccezionale di tutti».

Oggi sempre più si assiste ad impianti accusatori che vengono completamente demoliti nei vari gradi di giudizio (gli ultimi casi quelli di Marino e Cota) e ciò provoca sempre più disorientamento e polemiche. Come si spiega questo fenomeno?

«Ci sono varie spiegazioni. La prima risiede nella struttura del processo perchè tra il momento delle indagini e quello del dibattimento avviene una perdita che si può definire fisiologica del materiale probatorio. Il secondo punto è che l'interpretazione delle norme può essere diverso e il terzo punto è che ci sono metri legislativi di giudizio diversi tra quelli dei gup e quelli dei giudici del dibattimento. E' evidente che tutto questo crea disorientamento profondo nell'opinione pubblica. Ma il problema è prima di tutto culturale e va risolto a monte: in questo Paese, almeno secondo me, viene data un'eccessiva importanza allo svolgimento del processo penale e credo che per questo l'opinione pubblica debba essere educata al fatto che il processo penale non è una condanna anticipata. Esiste una responsabilità penale e una politica, una imprenditoriale, ecc., ed hanno parametri diversi tra loro. Io non vedo una eccessiva disinvoltura da parte dei pubblici ministeri nell'avviare i procedimenti penali, ma comunque, proprio per evitare diversi parametri di giudizio, oggi più che mai è importante che pm e giudicante abbiano la stessa formazione. E' necessario che inquirenti e giudicanti si formino insieme con la stessa attenzione ai diritti e alle tutele dei cittadini».

E' un sistema garantista che questo Paese può continuare a permettersi?

«In questo nostro sistema ci sono delle garanzie effettive e degli orpelli inutili. Le garanzie effettive vanno assolutamente mantenute perchè nel processo penale libertà e reputazione sono a rischio e per questo tutte le garanzie possibili e previste vanno mantenute. Ma accanto a queste garanzie ci sono quelli che io definisco orpelli inutili che rallentano solo il corso della giustizia e i tempi della giustizia. Penso ad esempio a tutto il tempo che si perde con il sistema delle notifiche di ogni procedimento. Bisognerebbe prevedere un sistema per cui lo Stato faccia una prima notifica personalmente all'indagato con cui lo avverte che è sottoposto ad un procedimento giudiziario e da questo momento in poi dovrà essere lui ad informarsi dei vari passaggi, attraverso il suo difensore che viene costantemente aggiornato. Ancora una volta è necessario che ci sia un principio di responsabilità».

Ritiene che oggi ci sia un ricorso eccessivo alla giustizia penale?

«Se funzionassero meglio i controlli amministrativi ci sarebbe meno ricorso alla giustizia penale e cito come esempio i tanti casi di abusi edilizi o i reati contro la pubblica amministrazione. I controlli amministrativi servono a prevenire il reato».

Esiste un problema di terzietà dei giudici?

«Non credo proprio sia questo il problema del sistema giustizia nel nostro Paese. Quando si ha una magistratura professionale scelta per concorso è un problema che sicuramente non si pone se non per casi marginali e patologici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA