Proteine “soldato” contro il tumore del pancreas

28 Gennaio 2016

Presentata ad Amsterdam una ricerca delle Università di Chieti e Salerno Allo studio una sostanza che blocca il fattore di crescita del tessuto malato

CHIETI. Lo chiamano il killer silenzioso. Perché soprattutto all’inizio è quasi asintomatico e per questo viene diagnosticato spesso troppo tardi. È il carcinoma del pancreas, per il quale un gruppo di ricercatori e medici dell’università “d’Annunzio” sta mettendo a punto una nuova possibilità di cura. La sopravvivenza a cinque anni per questo tipo di cancro è del 7,2% (dati NIH National Cancer Institute, casistica Usa) e, nonostante l’incidenza, rispetto a tutti i tipi di tumori diagnosticati è del 3%, rappresenta la quarta causa di morte per cancro nei paesi occidentali. Da una decina d’anni sui meccanismi che regolano la crescita delle cellule tumorali a Chieti è al lavoro un team di ricercatori di cui fa parte Vincenzo De Laurenzi, docente di biochimica clinica alla “d’Annunzio”, che sul pancreas da qualche anno ha avviato una collaborazione con la professoressa Caterina Turco, dell’università di Salerno, e il Centro di chirurgia pancreatica teatino, diretto dal professor Pierluigi Di Sebastiano. Una collaborazione tra clinici e ricercatori di base e Airc, l’associazione delle ricerca contro il cancro, che ha dato ottimi risultati. Incontriamo il professor De Laurenzi nel suo quartier generale al Cesi (Centro di scienze dell’invecchiamento della “d’Annunzio”), insieme al ricercatore del Cesi, Gianluca Sala. Il professore è in partenza per Amsterdam per partecipare al congresso Earc (European association cancer research) dove presenterà i risultati dell’importantissimo studio messo a punto dal gruppo Chieti-Salerno che apre nuove possibilità terapeutiche contro questo “big killer” per il quale, in stadi molto avanzati, non esistono attualmente terapie efficaci.

«Siamo partiti», spiega il professore, «dalla scoperta di un nuovo meccanismo che favorisce la crescita del tumore del pancreas. Ci siamo accorti che le cellule tumorali rilasciano una particolare proteina, la Bag3, che agisce su alcune cellule del sistema immunitario, i macrofagi, attivandole. Attraverso questa azione i macrofagi rilasciano altre proteine, le citochine, che, a loro volta, favoriscono la crescita del tumore. A questo punto, abbiamo prodotto in laboratorio un anticorpo che blocca l’attività della proteina Bag3 e, quindi, è in grado di inibire l’intero meccanismo, rallentando la crescita tumorale e la diffusione metastatica». Al momento lo studio è al livello di sperimentazione pre-clinica. Ovvero la ricerca sinora è stata condotta solo su topi da laboratorio. Ma questa fase è quasi al termine. «Ora l’anticorpo», spiega ancora il docente, «va sviluppato per il trattamento umano e per poter, dunque, avviare la sperimentazione clinica». Serviranno dagli uno ai due anni per iniziare la sperimentazione sul primo paziente. «L’uso di anticorpi nella terapia antitumorale», conclude De Laurenzi, «ovvero la cosiddetta terapia mirata o a bersaglio molecolare, implementata negli ultimi vent’anni, ha dato importanti risultati, come dimostra l’utilizzo dell’anticorpo anti Her2 nel carcinoma della mammella. E su questa strada cammina anche il nostro studio».

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