Punti nascita, niente deroghe «Pensiamo alla sicurezza»

La risoluzione del centrodestra respinta per due voti senza il firmatario Bracco I sindaci tornano a casa delusi dopo che l’assessore ricorda i dati choc
L’AQUILA. Vanno via delusi, arrabbiati e scoraggiati i sindaci della Valle Peligna che fino all’ultimo hanno tentato di convincere “con il cuore in mano” il commissario alla Sanità e governatore Luciano D’Alfonso a sospendere il decreto che prevede la chiusura di 4 Maternità (Punti nascita) in Abruzzo (Penne, Sulmona, Atri e Ortona) su dodici.
Se ne vanno al termine del consiglio regionale straordinario incentrato proprio sulle chiusure, voluto dalla minoranza di centrodestra e che ha visto solo in tarda serata la bocciatura della risoluzione che prevedeva la sospensione del provvedimento e quindi l’avvio di una nuova fase di analisi e discussione. Ma il Tavolo di monitoraggio sulla Salute che tiene sott’occhio i conti del commissariato Abruzzo non ammette ripensamenti. «Ha già ripetuto due volte che siamo inadempienti e non ci dà deroghe», ha spiegato l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci sciorinando i dati negativi.
Torna a casa il sindaco di Sulmona Peppino Ranalli con il problema di come spiegare ai suoi cittadini che dopo il terremoto, la crisi industriale, i disastri del maltempo, delle strade e dei servizi, perderanno il reparto del blocco maternità, malgrado sia in programma la realizzazione del nuovo ospedale (D’Alfonso su questo ha confermato il recupero di 450milioni di euro). E tornano a casa come lui i sindaci di Raiano, Pratola Peligna, Campo di Giove che devono saper spiegare bene che cosa è successo in Consiglio. Perché quella risoluzione, che poteva illudere una flebile speranza dinanzi a un decreto commissariale imposto dal governo (che quindi sarebbe comunque andato avanti), è stata bocciata per un soffio (14 no del centrosinistra e 12 sì del centrodestra e M5S) e indurrà probabilmente la maggioranza a fare qualche riflessione.
I colpi d’insofferenza in questo senso sono arrivati da Abruzzo Civico con i suoi due consiglieri Andrea Gerosolimo di Sulmona ed il vastese Mario Olivieri che hanno votato con l’opposizione; e da Luciano Monticelli (Pd) di Silvi, che ha fatto in tempo a tornare dalla missione in Australia per difendere il Punto nascita di Atri.
Con questi tre voti in più e se non ci fossero state “improvvise” assenze in aula il centrodestra avrebbe vinto. Ma il “bello” viene qui: chi è che non si è ripresentato in aula al momento del voto e dopo una conferenza dei capigruppo nella quale D’Alfonso aveva tentato di buttare giù una risoluzione alternativa soft? Giorgio D’Ignazio (Ncd) ha accusato un malore ed è dovuto andare in ospedale. Dei firmatari della risoluzione quindi spicca l’assenza di quel Leandro Bracco (M5S) che in mattinata aveva ceduto alle lusinghe di D’Alfonso costringendo il suo partito a sospenderlo (vedi articolo nella pagina precedente ndr). E poi Sara Marcozzi (M5S), anche lei firmataria della risoluzione, che però si era giustificata anche per la mattina e Mauro Di Dalmazio (Fi), anche lui assente fin dalla mattina. Dall’altra parte, nelle fila del centrosinistra mancava l’assessore Di Matteo (a casa con la febbre).
Detto questo, tutto farebbe pensare a una lungimirante manovra da parte del governatore affinché, con l’exploit di Bracco avvenuto di mattina, la risoluzione sulla sospensione del decreto anti-Punti nascita non avesse nel pomeriggio piedi per camminare. Altrimenti, poi, ci sarebbe stata la risoluzione soft che non prevedeva la richiesta di sospensione del decreto, bensì un ulteriore studio prima della chiusura formale delle quattro Maternità.
«E’ una risoluzione postuma alla chiusura dei reparti», l’ha subito bocciata Paolo Gatti (Fi). L’ex governatore Gianni Chiodi l’ha invece scavalcata suggerendo al commissario di proporre a Roma un piano di potenziamento delle Maternità con personale e strutture per superare la soglia di sicurezza richiesta: «Lo hanno fatto altre regioni, siamo in tempo a farlo anche noi».
E’ qui che in aula è sembrata tornare la verve politica dei tempi più caldi, di quando la Sanità era al centro di scandali e inchieste. Un momento topico con il capogruppo Fi Lorenzo Sospiri e Mauro Febbo, protagonisti della giornata, che continuavano a puntare l’indice contro la giunta mentre l’assessore Paolucci diceva espressamente che «la situazione di oggi è figlia dei mancati provvedimenti della scorsa legislatura». Ma il gelo è calato quando Paolucci ha letto il passaggio del provvedimento ministeriale con non dà chance all’Abruzzo e ricordato che non si fanno dietrologie sulla mortalità infantile: «Siamo fra i peggiori i in Italia, ed è questo il dato che deve portarci a restituire qualità e sicurezza».
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