Qualità alimentare Dall’Abruzzo la ricetta salva-cuore

Alla d’Annunzio il primo rapporto tra cibo e aritmie «Il consiglio migliore? Compra fresco e mangia fresco»
PESCARA. Alimenti consumati quotidianamente possono interferire con l'attività di apparati e sistemi cellulari ed in particolare con quello cardiovascolare, creando una serie di problemi. Per la prima volta si studia il rapporto tra alimenti e aritmie, spesso sconosciuto alla classe medica e specialistica, e le ricerche partono proprio dall'Abruzzo. A portarle avanti è il direttore dell'Unità operativa di nutrizione umana e clinica di Scienze sperimentali e cliniche dell'Università d'Annunzio di Chieti-Pescara, Nicolantonio D'Orazio. E sugli alimenti può presto arrivare un'etichetta “salva-cuore”, per avvisare i consumatori della presenza di sostanze che possono interagire con farmaci, evitando così l'insorgere di crisi cardiache.
La proposta è stata lanciata nel congresso nazionale "Alimenti e Aritmie", organizzato a Chieti. Cioccolata, caffè, vino, ma anche pesce e formaggio, fino allo champagne, finiscono sotto osservazione nella nuova linea di ricerca che parte con un laboratorio scientifico sui “nutriaritmogeni”, termine coniato da D'Orazio e dal suo collaboratore Massimo De Girolamo, che sta a indicare i nutrienti che possono indurre direttamente o indirettamente aritmie cardiache.
«Il contenuto negli alimenti di sostanze Ammine Biogene, tra cui le più comuni tiramina, istamina e putrescina», spiega l'esperto, «influenza la qualità e la sicurezza alimentare. L'eccessivo consumo di alimenti contenenti elevate concentrazioni di questi composti può indurre reazioni avverse come nausea, cefalea, ipotensione, ipertensione, tachicardia, extrasistoli. Questi sintomi, se non corretti con una dieta priva di ammine biogene», evidenzia D'Orazio, «possono diventare problematici, soprattutto in pazienti che usano farmaci che inibiscono gli enzimi epatici e gastrointestinali».
In estrema sintesi, il consiglio migliore è "compra fresco, cucina fresco, mangia fresco". D'Orazio sottolinea l’importanza del lavoro interdisciplinare, spesso mancante, che deve vedere sul campo dai nutrizionisti ai cardioaritmologi, ai neurologi e ai tecnologi alimentari.
Lorenzo Dolce
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