Quel pasticciaccio del Consiglio d’agosto Cialente: tutti a casa

Consiglieri assenti, voto in tilt, provvedimenti sospesi E maggioranza in apnea senza Bracco che spiega la sue scelte
L'AQUILA. Alla fine la rincorsa al voto più importante, quello del consigliere del Gruppo misto Leandro Bracco (ex M5s), corteggiato per tutto il giorno martedì scorso in consiglio regionale, si è conclusa con un nulla di fatto per la maggioranza regionale. Bracco non ha votato e il Consiglio è stato riviato al primo settembre. Ma che cosa significa concretamente? Che una serie di importanti provvedimenti slitta a dopo le ferie, come ad esempio quello sul riordino delle Province e il riassorbimento del personale in esubero, almeno 350 persone in tutto Abruzzo, che secondo la riforma Delrio deve essere approvato entro ottobre, prima della finanziaria 2015.
La norma serve per indicare come collocare il personale, ma anche per indicare quali e quante funzioni dalle Province dovranno passare ai Comuni e quali e quante tornare alla Regione. Non solo.
Anche il progetto di legge sul salvataggio dell'Isa, l'Istituzione sinfonica abruzzese, è saltato: per mancanza del numero legale - causato dalla maggioranza - il presidente della V commissione facente le veci di Olivieri, Pettinari, alla seconda chiama ha dovuto chiudere la commissione Cultura senza che si entrasse nel merito del dibattito. Risultato: l'Isa resta al palo, i suoi musicisti (per i quali ieri il Comune dell’Aquila ha pagato i contributi previdenziali) non potranno suonare, e resteranno senza stipendi "sine die".
IL PASTICCIACCIO. L'assenza dei “desaparecidi” Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico e Luciano Monticelli del Partito democratico è stata la miccia scatenante della crisi di maggioranza. Impietose le critiche delle opposizioni, con Forza Italia che ha parlato di " Caporetto della maggioranza", "centrosinistra in tilt" e "crisi senza precedenti". Mentre i consiglieri del M5s hanno attaccato la "maggioranza sconfitta su tutti i fronti".
Un “pasticciaccio ferragostano" che si è concluso con un nulla di fatto rinviando al primo settembre la discussione e il voto su provvedimenti importanti, e che è scivolato nel caos. Al punto da spingere il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, di suggerire al governatore D’Alfonso che «sarebbe meglio mandare tutti a casa, dato che il Consiglio è espressione di lobby».
CASO BRACCO. Quando è stato firmato un documento, scritto a mano da 16 consiglieri regionali compreso Leandro Bracco, nel quale si chiedeva all’aula di impegnarsi sui provvedimenti Isa e Province, tra le fila della maggioranza si è preteso di ritenere ormai conquistato il voto dell'ex grillino. Invece Bracco non ha votato. «Nell'ambito della richiesta di sospensione del Consiglio da parte del capogruppo del Pd, Mariani, il centrosinistra ha votato compatto», ha spiegato, «invece io del Gruppo misto, insieme alla coalizione di centrodestra e al M5s, non ho partecipato al voto, rimanendo coerente con quanto affermato e ribadito al presidente della Regione quando mi è stata proposta la delega alla Cultura: e cioè che sarei rimasto fino all'ultimo giorno della legislatura in minoranza, valutando in piena autonomia i provvedimenti in Consiglio».
Bracco, inoltre, respinge «in maniera categorica», di aver votato in favore del provvedimento sul riordino delle Province e sul collegato alla finanziaria: «Non è vero, perché dopo la richiesta di rinvio del capogruppo Pd, Mariani, la conferenza dei capigruppo ha deciso di sospendere in via definitiva il Consiglio. Quindi come avrei potuto votare per due proposte di legge per le quali non sono state svolte le votazioni?».
VOTO ELETTRONICO IN TILT. Ad aumentare la confusione, un incidente provocato dal sistema elettronico. Nel corso della votazione sull'istanza di sospensione dei lavori. il sistema elettronico ha segnalato 15 voti: uno in meno del numero legale, indicando come assente il sottosegretario alla Presidenza della giunta Camillo D'Alessandro (Pd), nonostante la presenza di 16 persone, quindi anche di Bracco. E il caso ha volto che proprio il voto di quest'ultimo si accavallasse a quello di D'Alessandro.
I RIBELLI. Olivieri, Gerosolimo e Monticelli hanno di fatto aperto una falla nella maggioranza e fatto capire l’importanza dei loro tre voti. Il capogruppo del Pd, Sandro Mariani. convocherà Monticelli insieme al segretario regionale del partito Marco Rapino, per chiedere conto della fuga di martedì: «Avvieremo un confronto sano e democratico». E D’Alfonso? Il governatore ha preannunciato un incontro per oggi con i tre “ribelli”. «Condivido le loro questioni tanto che mi iscriverei al loro gruppo», ha detto strappando un sorriso.
Marianna Gianforte
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