Regione: il gasdotto va spostato
D’Alfonso e Lolli chiedono la cancellazione della centrale a Sulmona: Cupello è l’alternativa
SULMONA. Scatta il braccio di ferro fra il governo e il fronte del no alla Snam, che punta alla revocata della conferenza dei servizi di martedì prossimo sulla centrale. A otto giorni dall’appuntamento, in cui il ministero dello Sviluppo economico potrebbe dare il via libera all’impianto di Case Pente (zona verde dell’hinterland sulmonese), gli stati generali che da dieci anni lottano contro la multinazionale del gas abbandonano la linea del dialogo. Sindaci, consiglieri comunali e regionali di Abruzzo, Umbria, Marche, parlamentari e associazioni ambientaliste, riuniti ieri al cinema Pacifico, hanno ribadito con forza il no al progetto della Snam. Poco partecipata all’inizio, la sala cinematografica si è poi riempita, lasciando vuota solo la galleria. Niente bandierine o palloncini colorati, ma solo il maxi striscione giallo-azzurro “No al metanodotto e alla centrale Snam”.
Per ora niente revoca della conferenza dei servizi, nonostante la richiesta formale inviata dalla Regione. Prova allora il presidente della Regione Luciano D’Alfonso a passare alle vie di fatto: «Domani (oggi per chi legge, ndc.) chiamerò il vice ministro Claudio De Vincenti per chiedergli di revocare l’incontro; sulla strada statale 650 Trignina c’è già un’infrastruttura del gas, non capisco perché farne un’altra. Dalla nostra abbiamo l’unione politica, il coinvolgimento dei territori e l’ordinamento attuale che, grazie al Titolo V, ci dà la possibilità di opporci. Poi abbiamo altre cartucce, come quella della valenza turistica, paesaggistica e monumentale di questo territorio, che ci porterà a completare l’abbazia di Celestino V e poi c'è il rischio sismico». Questione su cui ha messo in guardia il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, che ha già proposto l'alternativa Cupello. «Sulmona è la città a più alto rischio sismico d’Italia» ha avvertito «lo stesso Ingv, in uno studio precedente al terremoto del 2009, sconsigliava metanodotti in queste zone. Si tratta di materia concorrenziale, per cui se la Regione dice no si blocca tutto. Noi abbiamo chiesto di discutere di alternative, da qui la proposta di Cupello, dove già esiste uno dei più grossi depositi di metano e con cui abbiamo avuto solo contatti informali, in attesa del via libera del Governo. Nessuna sindrome Nimby, quindi, visto che l'alternativa è sempre nella nostra regione». L'assessore regionale all'Ambiente, Mario Mazzoca, ha annunciato anche l'avvio di un'azione legale parallela. Ma il progetto della centrale rischia ora di trasformarsi in una battaglia di campanile fra territori e soprattutto di appartenenza fra i diversi schieramenti politici ai vari livelli. Il conto alla rovescia è partito, come ha ricordato Mario Pizzola, portavoce dei Comitati cittadini per l’ambiente. «Perdere la battaglia sulla centrale significa perdere l’intera guerra sul metanodotto», ha detto fra gli applausi del pubblico in piedi. E' toccato al deputato Gianni Melilla (Sel)lanciare l'allarme sul fatto che la politica energetica potrebbe presto cambiare, avocando al governo ogni decisione e tagliando fuori le Regioni. Hanno ribadito la necessità di far presto anche il sindaco di Sulmona Peppino Ranalli, le senatrici Paola Pelino e Stefania Pezzopane, l'onorevole umbro Walter Verini, Alfredo Moroni (coordinatore del fronte del no), il consigliere regionale 5 Stelle Gianluca Ranieri, il sindaco di Apecchio (Pesaro-Urbino) Vittorio Nicoluccio, il consigliere regionale dell'Umbria Manlio Mariotti col collega delle Marche Gino Traversini e Aldo Cucchiarini del Comitato no tubo.
Federica Pantano
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