Regione, tre delibere alla Corte dei conti

3 Novembre 2019

La giunta Marsilio invia ai giudici gli atti di un’operazione da 57 milioni di euro decisa ma poi bocciata dagli ex esecutivi

L’AQUILA. Bastano poche righe alla giunta regionale di centrodestra per innescare il primo caso giudiziario dell’era Marsilio su un’operazione da 57 milioni di euro. «Come da indicazioni ricevute dalla giunta regionale in data 23 ottobre 2019, si trasmettono le delibere numero 618 e 620 del 23 ottobre scorso, e la delibera numero 98 del 7 febbraio 2019 relativa all’intervenuta transazione con la società Sagitta Immobiliare srl». Firmato: il responsabile dell’ufficio, Luciano Badia e la dirigente, l’avvocato Daniela Valenza.
L’OPERAZIONE. Poche righe, quattro per la precisione, con cui il 31 ottobre la Regione ha inviato tre atti alla Procura regionale della Corte dei Conti affinché indaghi ed eventualmente scopra i responsabili di un presunto danno all’Erario. Dietro le tre delibere di giunta si cela però una mega operazione, un progetto legato a centrali a biomasse, miseramente naufragato. Un’operazione che parte da lontano: il 10 luglio del 2012.
LE TAPPE. Nell’estate di sette anni fa, l’ex giunta di centrodestra autorizza la realizzazione nel comune di Colonnella di 6 impianti per la produzione di energia elettrica, attraverso la combustione di legna. Ma tre mesi dopo, il sindaco di quel centro della Val Vibrata ricorre al Tar e chiede di annullare l’autorizzazione, sulla scorta anche di una vera e propria rivolta popolare che si stava verificando nel suo comune. Ma nelle more della fissazione dell’udienza, lo stesso sindaco invita la Regione a revocare l’autorizzazione.
Bisogna attendere il 10 ottobre del 2014, esattamente un anno dopo, affinché la richiesta sia accolta. A farlo è la giunta di Luciano d’Alfonso che però innesca ben due ricorsi al Tar presentati dalla società Sagitta immobiliare.
LA SCONFITTA. La sentenza che ne sortirà diventa un colpo al cuore della Regione targata d’Alfonso perché i giudici amministrativi scrivono chiaramente che l’ente non avrebbe mai e poi mai dovuto rilasciare quell’autorizzazione milionaria. Una sconfitta, e non solo, perché con questo presupposto, che diventa un’arma in mano alla società che ambiva a costruire i sei impianti a biomasse, la Sagitta chiede alla Regione un risarcimento record di 57 milioni di euro per «danno all’immagine imprenditoriale, per perdita di chance e danno emergente». Siamo alla fine del 2015: la somma, in caso di sconfitta, avrebbe mandato al tappeto i bilanci regionali.
IL DIETROFRONT. Così arriviamo quasi ai giorni nostri, e cioè alla fine del 2018 quando la Regione, in quel periodo presieduta dal vice di D’Alfonso, Giovanni Lolli, chiede un parere legale determinante alla propria avvocatura che testualmente scrive: «Il contenzioso in essere con la Sagitta Immobiliare, connotato da una forte alea, potrebbe comportare per la Regione Abruzzo l’esborso di un’ingente somma a titolo di risarcimento dei danni».
Che fare? Per l’ente, che aveva prima autorizzato ma poi revocato il via libera all’operazione-centrale biomasse, il percorso diventa praticamente obbligato: tentare una transazione, quindi un accordo con la Sagitta, per chiudere la partita ed evitare una stangata.
LA PRIMA DELIBERA. Ed è così che il 7 febbraio scorso, appena tre giorni prima dalle elezioni regionali che decreteranno la sconfitta del centrosinistra e la vittoria del centrodestra, Lolli e la sua giunta approvano la delibera numero 98, la prima delle tre finite in mano ai giudici contabili, con cui la Regione decide «di cessare la lite giudiziaria con la Sagitta Immobiliare e di transare un importo pari a 4 milioni e 750mila euro», in cambio del ritiro del ricorso da parte della impresa teramana.
Il dado è tratto, ma l’eredità più scomoda, quella del pagamento, finisce sulle spalle della giunta di centrodestra guidata da Marsilio che, il 23 ottobre scorso, deve necessariamente approvare una variazione di bilancio: una ricca modifica ai conti regionali per reperire i quasi 5 milioni di euro della transazione. Ma lo fa con una postilla sostanziale.
LA POSTILLA. Nella giunta di quel giorno, alla quale partecipano oltre a Marsilio gli assessori Emanuele Imprudente, Mauro Febbo, Piero Fioretti e Guido Quintino Liris, mentre sono assenti Nicola Campitelli e Nicoletta Veri, viene deciso, su richiesta esplicita partita dal direttore del Dipartimento Bilancio, Fabrizio Bernardini, di chiamare in causa la Corte dei Conti regionale affinché accerti eventuali responsabilità e danni all’Erario.
La postilla è di quattro righe. Tante ne bastano per mettere in movimento la magistratura contabile che dovrà indagare su una vicenda che dura da sette anni, e al termine della quale a perderci è stata solo la Regione mentre a guadagnarci, comunque, è una società che opera nel settore-energie alternative.