Renzi decide anche sulla centrale Snam

Dopo Ombrina e il Parco della costa, i funzionari rimettono nelle mani del presidente del Consiglio il progetto di Sulmona
SULMONA. Il destino ambientale dell’Abruzzo è sempre più nelle mani di Matteo Renzi. Dopo Ombrina (il pozzo petrolifero al largo della costa teatina) e il Parco costiero, il presidente del Consiglio dei ministri sarà chiamato a decidere a breve anche sulla centrale del gas Snam. Anche per quest’ultimo impianto, infatti, come per gli altri due, tutto sarà rimesso nella mani del premier-segretario. È quanto è stato deciso ieri nella riunione alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dai funzionari che rimetteranno ora un verbale da cui dipenderà il via libera definitivo o lo stop all’impianto di Case Pente.
L’opera di lungo corso, dovrebbe sorgere a due passi dal cimitero sulmonese, ma le comunità locali, guidate dalla Regione, continuano a dare battaglia. Giovedì sera, infatti, si è svolta la commissione regionale Ambiente, presieduta dal consigliere Pierpaolo Pietrucci, che ha approvato all’unanimità l’ennesima risoluzione contraria all’impianto. Il documento impegna il presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, a far convocare il “tavolo tecnico per la ricerca delle alternative, così come disposto dalla risoluzione della commissione Ambiente della Camera dei deputati dal 2011”. Il governatore il suo mandato lo ha rispettato nella riunione di ieri, nonostante le premesse facessero propendere per un “sì” all’impianto alimentato elettricamente. Ipotesi emersa nell’ultima riunione romana, nella quale si era cercata una mediazione intorno ad un impianto “a impatto zero”. Ipotesi, poi, sfumata anche perché l’iter autorizzativo che resta in piedi è quello originario, targato 2004, della centrale alimentata a gas che dovrà pompare il metano nel tratto del gasdotto Sulmona-Foligno, ad essa collegato.
Ancora una volta, la Regione rappresentata da D’Alfonso, dal sottosegretario alla presidenza Mario Mazzocca e dal consigliere regionale sulmonese Andrea Gerosolimo, ha rinnovato il diniego all’intesa con lo Stato per la realizzazione dell’opera, mettendosi di traverso alla terza e ultima decisiva riunione.
Tutto viene rimesso ora nella mani del premier-segretario, che dovrà decidere del futuro e della vocazione della regione verde d’Europa, avendo sul suo tavolo le altre due importanti e imponenti infrastrutture energetiche da autorizzare.
«Abbiamo negato l’intesa e mantenuto la linea coerente che abbiamo dall’inizio», conferma il sottosegretario Mazzocca: «Da subito abbiamo detto no a questa opera e continuiamo per questa strada. Ma ora dipenderà dal governo centrale».
La battaglia diventa politica e ruota attorno al peso che avrà il “no” della Regione sul governo. «Toccherà alla politica fare il suo corso», aggiunge il sindaco di Sulmona Peppino Ranalli, «l’impianto sul quale si deciderà è quello a gas, cioè quello iniziale e io ho contestato la mancata attuazione della risoluzione della commissione Ambiente della Camera dei deputati e la mancata ricerca di alternative».
Il progetto prevede una centrale di combustione di gas con relativo gasdotto nei pressi del cimitero, fra Case Pente, Case San Mariano e Colle Savente, in un'area di 12 ettari. Qui sorgeranno tre turbocompressori meccanici da 11 megawatt l'uno e da 25 metri per 12, alti 10 metri; oltre a tre caldaie e un camino di 14 metri.
Sulla carta l'area risulta divisa a metà fra gli impianti e il verde. Una porzione di territorio molto vasta, che non ha nemmeno fatto prendere in considerazione l’alternativa di Tocco da Casauria, uscita nel penultimo incontro romano. Il via libera alla centrale spianerebbe la strada al metanodotto che corre per 687 chilometri da Massafra a Minerbio.
Federica Pantano
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