Rigopiano, così la Regione si difende e va all’attacco

30 Gennaio 2020

La delibera che la fa entrare nel processo sia come parte civile che responsabile Il 31 gennaio l’ente sarà rappresentato dal professor Pisani, docente a Teramo

PESCARA. La Regione scende in campo per difendersi e attaccare.
Alla vigilia dell'udienza per la strage di Rigopiano del 18 gennaio 2017, quando in 29 persero la vita nel resort travolto dalla valanga, la giunta Marsilio delibera di conferire un doppio mandato all'avvocato e docente universitario Nicola Pisani.
L'udienza madre per i morti dell'hotel è fissata per il 31 gennaio prossimo. Quel giorno la Regione Abruzzo si costituirà parte civile ma, al tempo stesso, anche come responsabile civile. Che cosa significa? Da una parte chiederà i danni agli imputati, a tutti tranne che ai dirigenti regionali finiti sott’accusa, e dall'altra si schiererà al fianco di questi ultimi che, secondo la procura, «in cooperazione colposa tra di loro, si sarebbero resi responsabili dei reati di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni personali colpose. In un solo caso anche di aver rilasciato il permesso a costruire dell'immobile».
Parliamo in totale di sette dirigenti che rischiano la condanna e il conseguente obbligo a risarcire i danni che si prevedono milionari.
Ma sono numerose le parti civili che hanno citato la Regione Abruzzo, insieme al Ministero degli Interni, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Provincia di Pescara e al Comune di Farindola, a rispondere dei fatti in qualità di responsabili civili di quanto accadde. E le loro domande sono state già ritenute ammissibili dal gup, Gianluca Sarandrea, «in forza del rapporto di rappresentanza organica che lega gli imputati ai rispettivi enti di appartenenza».
Proprio quest’ultimo è il passaggio che, di fatto, ha costretto la Regione a costituirsi anche in aiuto dei propri dipendenti imputati perché le loro eventuali condanne obbligherebbero l’ente a sborsare le ingenti quantità di somme risarcitorie. Nella delibera di giunta però si legge che «ravvisata la sussistenza di un potenziale conflitto d’interesse con l'avvocatura regionale», viene conferito a quest'ultima, rappresentata dagli avvocati Stefania Valeri, Alessia Frattale e Dania Aniceti, solo l’incarico per il giudizio pendente davanti al Tribunale civile dell'Aquila. Mentre, per l'udienza penale di fine mese, la scelta è ricaduta su un avvocato esterno, di riconosciuto valore, che percepirà, per il primo grado di giudizio, una parcella lorda di 22.587 euro.
Eccola quindi la delibera vera e propria dell’esecutivo di Marsilio che conferisce all'avvocato Pisani, professore ordinario di diritto penale alla facoltà di giurisprudenza di Teramo, «il mandato a costituirsi e difendere la Regione Abruzzo citata quale responsabile civile». Ma anche come «parte civile per ottenere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, derivanti all'immagine e al patrimonio dell'ente e imputabili ad altri soggetti coinvolti nella vicenda giudiziaria». Cioè, come si diceva, a tutti tranne che ai dipendenti regionali imputati. Infine, con la stessa delibera di giunta, vengono anche sostituiti i due periti nominati dall'ex amministrazione regionale D'Alfonso, e cioè il professor Nicola Sciarra e l’ingegner Dino Pignatelli. Solo ora lo si scopre, ma il primo dei due ha declinato l'incarico mentre l'altro, si legge in delibera, non avrebbe risposto alla Regione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA