Riprende la pesca dopo 45 giorni di fermo biologico

Ricci (Federcoopesca Abruzzo): prematuro stimare il riflesso sul mercato. Polemiche sugli indennizzi
PESCARA. Ritorna la pesca a strascico, dopo il fermo biologico, durato 45 giorni (per la piccola pesca non c’è stata nessuna interruzione), ma ritornano anche i problemi di chi, ogni giorno, va in mare per lavoro.
Per armatori e pescatori, infatti, l’attesa per i rimborsi degli anni scorsi, dura ancora. E per un primo bilancio, relativo al ritorno dei pesci sui banconi, è ancora presto, dicono gli addetti ai lavori. Per Franco Ricci, presidente di Federcoopesca Abruzzo e del Flag-Costa dei trabocchi,«è un po’ prematuro, ora, sapere quanto prodotto arrivi nei mercati. Il fatto è che se si porta meno prodotto, si può avere un guadagno maggiore, consentendo anche di far mantenere le risorse». Già, poiché dopo circa un mese e mezzo senza pesca, il bisogno di tornare al lavoro, potrebbe invece, al contrario, indurre la marineria ad un surplus di pescato da immettere nelle circuito della vendita, riflette il leader di Federcoopesca Abruzzo, con l'obiettivo di aumentare i profitti.
Ma le leggi dell'economia dicono che il rapporto tra domanda e offerta è regolato in maniera inversamente proporzionale. «È stata una buona cosa il ridurre il numero dei giorni, da cinque a tre», rimarca poi Ricci, «in cui si può andare a pesca dopo il ritorno dal fermo biologico. E spero anche», confida il presidente di Federcoopesca Abruzzo, «che gli armatori abbiano coscienza di ridurre il numero delle catture, se effettivamente si pensasse si pescare di più del dovuto. Bisognerebbe anche diminuire le ore di pesca, in questi momenti, subito dopo la ripresa della pesca».
La questione, infatti, riguarda la fauna marina. «Se si riducesse il numero di ore di pesca», prosegue Ferri, «si darebbe tempo alle triglie di allontanarsi, per poi essere pescate fra alcuni mesi». Ma, appunto, mette in rilievo ancora Ricci, a volte le necessità dei pescatori non collimano con quelle della natura.
«Il problema è che chi lavora nella pesca», ricorda il presidente di Fedecoopesca Abruzzo, «sta ancora aspettando i contributi del 2015 e del 2016, i quali non sono ancora arrivati. E il bisogno legittimo e doveroso di dover guadagnare, subito dopo il fermo, potrebbe indurre a pescare di più. Ma questo non deve succedere», mette in guardia Ricci. «Però le amministrazioni dessero seguito a quanto promesso», aggiunge l’esponente di Federcoopesca, il quale suggerisce di impiegare il tempo previsto per il fermo biologico, svolgendo alcune attività.
«Bisognerebbe favorire», si auspica Ricci, «durante il fermo, la formazione per l’imprenditore ittico, affinché vengano fornite più nozioni relative alla commercializzazione e sulla sicurezza. Iniziative di questo tipo», conclude Ricci, «potrebbero far sì che anche i giovani si avvicinino al mondo della pesca. La pesca, infatti, ha bisogno di loro».
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