Sì di Pagano a Fdi, spunta il quarto nome

25 Novembre 2018

Il leader azzurro ricuce a sorpresa con gli alleati e Febbo lancia Di Bastiano. Ma la Lega chiude la porta a Di Matteo e Gerosolimo

PESCARA. «Quando a Roma si riuniranno per scegliere il candidato noi ci adegueremo alla decisione che sarà presa a livello nazionale». A parlare è Nazario Pagano, coordinatore regionale di Forza Italia. In 48 ore lo scenario è cambiato.
Gli azzurri delle cena a Roma con Silvio Berlusconi, che invocavano di sfrattare i tre candidati proposti da Fratelli d’Italia per la corsa alla poltrona da governatore, sono gli stessi di ieri mattina, che, limitandosi a una semplice ma sostanziale battuta, ora dicono di volersi adeguare alle decisioni che la prossima settimana prenderà il tavolo nazionale. Così ieri l’appendice alla conferenza stampa, contro la manovra del governo Lega-M5S, organizzata da Forza Italia a Pescara si è trasformata in notizia del giorno del centrodestra per le elezioni del 10 febbraio 2019. Una notizia confermata anche da chi, ieri, non era in conferenza stampa, ma alla cena di Palazzo Grazioli si trovava a capotavola.
«Sì, tocca a Fratelli d’Italia ma la terna (Giandonato Morra, Marco Marsilio e Massimiliano Foschi, ndr) va integrata con un nome», dice Mauro Febbo. Un nome che lui svela senza problemi: «Walter Di Bastiano, primario di Avezzano ed ex consigliere regionale, new entry in Fdi». Ma non è detto che ieri il centrodestra sia riuscito a ritrovare l’unità, dopo l’attacco di appena tre giorni fa di Forza Italia al partito di Giorgia Meloni, e la resipiscenza dell’ultim’ora. La seconda notizia di giornata, infatti, arriva dall’Aquila dove il deputato leghista, Luigi D’Eramo, anche lui a sorpresa e smentendo il proprio leader regionale, Giuseppe Bellachioma, ha dato lo stop ad alleanza con chi arriva dal centrosinistra ed ha governato con Luciano D’Alfonso. Che si traduce facilmente nella chiusura ad Abruzzo Insieme di Donato Di Matteo e Andrea Gerosolimo, la più ambita tra le civiche perché vanta una discreta dote di voti. «Non siamo al mercato», ha detto il leghista. Eppure, esattamente sette giorni fa, Bellachioma, nell’incontro di Roseto con gli alleati, si era raccomandato sull’apertura a tutte le civiche. Ma D’Eramo ieri lo ha smentito mentre a Pescara Pagano si trasformava in colomba verso Fdi e sferrava un attacco a Lega e M5S parlando di «luna di miele finita», anche se «ci vorrà ancora del tempo per assistere al divorzio».
«La manovra varata dal governo è dannosa per il Paese e per l’Abruzzo, va fermata prima che possa estendere i suoi nefasti effetti», ha in sintesi detto Pagano affiancato da Antonio Martino, Daniele D’Amario, Carlo Masci, Emilio Iampieri e Gabriele De Angelis. Il suo attacco è contro «la politica avventurista che ha portato non solo all’isolamento dell’Italia in Europa, ma pure a far pagare il prezzo di decisioni avventate e dilettantesche alle famiglie italiane, per la reazione dei mercati che ha provocato l’impennata dello spread e rialzi del costo del danaro e dei mutui per l’acquisto della casa». Per quanto riguarda l’Abruzzo, Pagano ha ribadito che «l’investimento sulle infrastrutture, così com’è nella manovra, mette la nostra regione con le spalle al muro. L’Abruzzo ha bisogno di risposte rapide ed efficaci sulle infrastrutture per uscire dal limbo in cui è stato gettato dal centrosinistra e dove l’attuale governo lo manterrebbe. Si pensi solo alla situazione delle autostrade A24 e A25. C’è l’esigenza di interventi immediati, non solo indifferibili circa la messa in sicurezza, ma anche lo studio di razionalizzazione del tracciato per abbreviare i tempi di percorrenza e rendere competitivi gli insediamenti produttivi sul territorio». La ricetta forzista è quella di «abbassare la pressione fiscale». E l’esempio da seguire è, per Pagano, quello di Trump.