Sanità obbligata a risparmiare: tagli a farmaci e consulenze

3 Febbraio 2026

Ecco le linee guida del Programma operativo per 15 giorni al vaglio del governo Meloni

PESCARA. «Persistente condizione di squilibrio economico-finanziario del Servizio sanitario regionale». L’Abruzzo si mette a nudo davanti al governo Meloni che, entro il 15 febbraio, controllerà il Programma operativo 2026-2028, 245 pagine che raccontano costi e investimenti della sanità nostrana nel tentativo (obbligato) di risanare i conti. Il disavanzo del 2024 è stato di 92 milioni di euro con una proiezione di 98 milioni per il 2025: la previsione contenuta nel documento inviato a Roma è uscire dal deficit entro tre anni, con meno 61,8 milioni nel 2026 e meno 40,7 milioni nel 2027 per arrivare a zero nel 2028.

IL POTERE DI ROMA

Ma è un piano possibile? Questo lo diranno i funzionari dei ministeri della Salute e dell’Economia che, dal 15 febbraio, avranno il potere di indicare «prescrizioni vincolanti» all’amministrazione Marsilio: non si tratta di consigli, ma di adempimenti che il dipartimento regionale Sanità dovrà recepire «tassativamente» entro 10 giorni. L’adozione del piano della sanità, secondo l’impostazione dell’emendamento “Salva Abruzzo” approvato dal Parlamento con la legge di bilancio, è indispensabile, da un lato, per abbattere il disavanzo e, dall’altro, anche per mettere le mani sui contributi statali: «La predisposizione dei Programmi operativi regionali (Por)», recita il documento, «costituisce un adempimento obbligatorio e condizionante per l’erogazione delle anticipazioni di liquidità e per l’accesso al finanziamento integrativo del Ssn a valere sul riparto del Fondo sanitario nazionale». E il Programma operativo diventerà la bussola per le quattro Asl di Pescara, Chieti, Teramo e L’Aquila: «Ogni azione intrapresa a livello aziendale deve trovare fondamento nei contenuti e nelle priorità espresse nel Por, in un’ottica di coerenza interistituzionale, accountability amministrativa e responsabilizzazione dei centri di spesa», dice il piano senza tanti margini di intervento e fantasia.

STRETTA all’orizzonte

Nei giorni scorsi, in un faccia a faccia con i sindacati prima di mandare il Programma operativo ai ministeri, l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì e il direttore del dipartimento Sanità Camillo Odio hanno assicurato: «Nessuna riduzione della spesa del personale». Ma, per ripianare il buco, qualcosa dovrà cambiare e qualcuno dovrà sopportare sacrifici. In compenso, non dovrebbero essere più tollerati gli sprechi e i rami secchi dovrebbero cadere. Conti (in rosso) alla mano, anche se si tratta di un governo amico dello stesso colore dell’amministrazione Marsilio, per l’Abruzzo non si prevedono sconti e favori: per i prossimi tre anni, i ministeri di Orazio Schillaci e Giancarlo Giorgetti non hanno intenzione di tollerare un disavanzo in crescita.

PERSONALE

Sono quattro i punti cardinali del piano abruzzese al vaglio del governo: «In primo luogo», recita il documento, «viene posta particolare attenzione alla razionalizzazione della spesa per il personale amministrativo delle Asl, con riferimento specifico anche ai rapporti di lavoro a tempo determinato e ai contratti di somministrazione». L’imperativo è risparmiare che, tradotto nel lessico politico e burocratico, si dice: «L’obiettivo è promuovere un utilizzo più efficiente e selettivo delle risorse umane in ambito amministrativo, attraverso il contenimento dei costi derivanti da forme contrattuali flessibili». Secondo Verì e Odio, la spesa per il personale degli ospedali crescerà di 28 milioni. E, dal 2026, dovrebbe tornare il salario accessorio per medici, infermieri, operatori socio sanitari e tecnici: è previsto uno stanziamento di 21 milioni all’anno per tre anni dopo lo stop nel 2024 e nel 2025.

CONSULENZE ESTERNE

Poi, «un secondo ambito di intervento riguarda il contenimento della spesa per le consulenze esterne». Il documento annuncia la stretta in arrivo: «La normativa regionale incoraggia una più attenta selezione degli incarichi professionali affidati a soggetti esterni, imponendo un utilizzo mirato e giustificato di tali risorse, da valutare in rapporto al contributo effettivo apportato alla gestione aziendale». Il rovescio della medaglia è questo: «In tal senso, si favorisce un rafforzamento delle competenze interne e una maggiore trasparenza nei processi di affidamento, al fine di ridurre forme di dipendenza consulenziale e ottimizzare il ricorso a professionalità esterne solo laddove strettamente necessario».

SPESA FARMACEUTICA

«Il terzo asse strategico», dice il piano, «fa riferimento all’efficientamento dell’utilizzo dei farmaci, considerato uno dei principali driver di spesa a livello regionale». Il peso dei farmaci è troppo, così emerge dal piano: nel 2024, la spesa farmaceutica convenzionata è arrivata a 198,9 milioni mentre quella per acquisti diretti a 357,9 milioni; stessa tendenza nel 2025, con la spesa farmaceutica convenzionata a 100,7 milioni di euro tra gennaio e giugno mentre quella per acquisti diretti a 189,2 milioni, sempre in 6 mesi. Il Programma operativo non nasconde la situazione: «L’analisi Aifa-Ugsf evidenzia che, nel periodo 2020-2024, la Regione Abruzzo non rispetta mai il tetto della spesa farmaceutica convenzionata; in termini assoluti la spesa risulta costantemente incrementata. La spesa per acquisti diretti risulta in continuo incremento, nonostante l'ampliamento del Fondo sanitario regionale». L’Abruzzo promette: «A tal fine, il Servizio farmaceutico regionale è chiamato a esercitare un ruolo centrale nella programmazione degli acquisti, promuovendo la centralizzazione delle procedure, l’adozione di criteri di appropriatezza prescrittiva e l’allineamento delle scelte terapeutiche ai protocolli clinici condivisi. Si intende così garantire», continua il Programma operativo, «l’accesso ai farmaci essenziali secondo principi di efficacia, equità e sostenibilità economica, evitando al contempo sprechi e scostamenti rispetto agli standard terapeutici raccomandati».

APPALTI ACCORPATI

Altra misura riguarda l’accorpamento delle gare d’appalto per massimizzare i risparmi: «Infine, viene evidenziata la necessità di razionalizzare i processi di approvvigionamento di beni e servizi». L’Abruzzo conta di risparmiare 75 milioni con «il ricorso a strumenti di aggregazione della domanda, la standardizzazione delle forniture e la valorizzazione delle economie di scala. L’obiettivo è ridurre la frammentazione degli acquisti e uniformare i criteri qualitativi e quantitativi di selezione, attraverso l’utilizzo di capitolati tecnici omogenei, centrali di committenza e piattaforme elettroniche di negoziazione».