Sciopero Invalsi, l’Abruzzo fra le regioni in prima linea

14 Maggio 2015

Scuola, i primi dati sull’adesione trovano conferme all’Aquila e al Classico di Pescara. Il parere dei presidi. Desiati (Cisl): comunque la riforma non piace

PESCARA. Intere classi che non sono entrate, assenze, presenze regolari o quasi invece in altri istituti. L’Abruzzo della scuola si rispecchia in questo quadro per quanto riguarda le prove Invalsi, i test sulla valutazione formativa degli studenti. Nel giorno delle prove il movimento studentesco e sindacati di base di docenti e personale Ata hanno mandato in onda la protesta contro quello che ritengono essere «la peggior faccia del metodo di selezione e valutazione che si cerca di intraprendere a scuola», poiché i test non terrebbero conto né delle specificità didattiche dei singoli indirizzi né della specificità sociali, culturali e soprattutto territoriali della scuola.

Secondo la Cisl – che fa sapere di essere d’accordo con Cgil e Uil di condividere le manifestazioni di protesta contro il decreto sulla “buona scuola” che comprende anche i sistemi di valutazione come Invalsi – i primi dati a livello nazionale proiettano l’Abruzzo fra le regioni con la più alta adesione alla protesta. Se però questi dati si rispecchiano in alcune scuole, sembra in particolare dell’Aquila, non trovano altrettanto fondamento in altri istituti che al contrario hanno registrato presenze quasi regolari. Ad Avezzano, ad esempio, all’istituto industriale Maiorana hanno scioperato 5 insegnanti su 154 (dati della presidenza). Allo Scientifico Da Vinci di Pescara due classi su 13 non sono entrate. «Si tratta di ragazzi che probabilmente sono stati fomentati dai professori», commenta il dirigente scolastico Giuliano Bocchia, «personalmente mi stupisco che gli insegnanti siano d'accordo sul fatto che l’intero sistema scolastico debba migliorare e poi bloccano strumenti di analisi e di miglioramento come l’Invalsi».

Allo Scientifico Galilei, sempre di Pescara, su 14 classi una sola non è entrata per fare il test. «I ragazzi hanno deciso in maniera autonoma nell'ambito del movimento studentesco», spiega il dirigente Gerardo Di Iorio, «di certo non c’è stata la volontà delle famiglie perché altrimenti gli assenti sarebbero stati molti di più».

«Le prove Invalsi? Tutto si può migliorare, i test andrebbero maggiormente calati alla realtà che gli allievi si trovano a vivere, ma la protesta laddove viene fatta deve comunque essere intelligente e non incivile"ma la protesta va espressa in maniera civile», è il parere della dirigente del liceo classico d’Annunzio di Pescara Donatella D’Amico alla luce di un’adesione alta alla protesta contro Invalsi: il 60 per cento degli studenti del quinto ginnasio ha boicottato la prova. Considerando anche il dissenso dei professori, la dirigente scolastica stima che la manifestazione ha coinvolto circa l'80 per cento tra alunni e docenti.

«Da questa protesta emerge comunque un aspetto su cui riflettere: una parte di studenti, docenti, personale Ata e genitori si sta unendo per contrastare questa riforma scolastica», riflette il segretario regionale Cisl scuola Davide Desiati, «e non si tratta di personale che si vuole sottrarre a meccanismi di valutazione, sono 10 anni che su questo esiste un protocollo d'intesa, ma che vuole stabilire una forma contrattuale legando l’effettiva valutazione alla carriera sia in termini di inquadramento che economici».(cr.re.)