SERVE PIÙ UMANESIMO NELLE SCELTE “POLITICHE”
Aprirsi alla sapienza evangelica. Siamo in un tempo di policrisi, diffusa a metastasi: mancano i punti di riferimento sapienziali; s’è spento il lanternone comune, di cui parlava Pirandello, che una...
Aprirsi alla sapienza evangelica. Siamo in un tempo di policrisi, diffusa a metastasi: mancano i punti di riferimento sapienziali; s’è spento il lanternone comune, di cui parlava Pirandello, che una volta permetteva d’incamminarsi nel reale, illuminati da una stessa luce, mentre ai nostri giorni restano solo piccole luci che vagano sulla strada su cui camminiamo. Anche fra i cattolici oggi si rifiutano le luci della sapienza evangelica che, specie nelle ore buie e incerte, la Chiesa si premura di far brillare. Registro la reazione fuori posto che si è avuta da parte di alcuni al Comunicato dell’Arcivescovo Bruno Forte del 19 gennaio scorso circa le prossime elezioni regionali e amministrative. Egli l’ha scritto ispirandosi al messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale della pace. Ora, è assolutamente legittimo che un Vescovo echeggi il pensiero del Papa su un tema che tocca da vicino l’intera comunità umana. Ma mons. Forte, in più, in modo congruo e doveroso, ha espresso il suo insegnamento magisteriale all’insegna della liberazione e della promozione umana.
Non si deve votare a cuor leggero. È discorso ormai bene acquisito che un prete non debba dare suggerimenti sulle scelte prossime dei laici nel campo delle realtà terrestri (cultura, sindacato, amministrazione della cosa pubblica, politica e simili). Tutto questo, però, non comporta che egli non curi affatto le realtà terrestri e che i laici cattolici possano trattarle all’insegna di una libertà personale che a nulla sia agganci o si ispiri. Il prete ha il dovere di formare i laici indicando loro i grandi tracciati di vita segnati dalla divina sapienza e lo fa con la predicazione, l’affiancamento educativo. Quali luci cristiane sulle scelte politiche e amministrative? Ma, quali sono i criteri per votare nelle imminenti elezioni regionali e amministrative? La risposta è: l’onestà e la competenza dei candidati, ma anche il guardare all’insieme delle loro prospettive largamente “politiche” che implicano sempre la realtà della vita e la verità dell’uomo. Su questo punto un criterio serio per i cattolici è: orientare il proprio voto laddove ci sono più tracce di umanesimo, di cristianesimo, di attenzione ai diritti umani, di rispetto della Carta costituzionale. Bisogna andare a votare nella preoccupazione d’imboccare la strada che almeno costeggi più da vicino le pagine più importanti del Vangelo sulla vita di comunità, della migliore esperienza politica dei cattolici dal punto di vista etico e profetico (don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti) e nella vicinanza dei tracciati pastorali di grandi preti italiani del Novecento che hanno saputo vivere e insegnare la “carità politica” (Pio XI). Le prossime elezioni potrebbero essere la soglia di un cammino formativo adatto a riconquistare contenuti e metodi da vagliare e far crescere per riprendere a ricostruire e a custodire la “casa comune”, come un recente libro di un gesuita italiano, Francesco Occhetta, aiuta a fare.

