Sevel e Honda guidano il cambiamento

14 Novembre 2019

Presentata a Santa Maria Imbaro la prima fotografia del settore motoristico abruzzese: la sfida da vincere è l’innovazione

SANTA MARIA IMBARO. Nuovi mercati e nuove esigenze portano alla richiesta di nuove competenze e ad un bisogno, urgente, di innovazione. È questo il futuro che disegnano, di qui a dieci anni, i due pilastri dell'economia e dell'industria abruzzese, Sevel e Honda e gli uomini che governano due delle più importanti realtà industriali mondiali per le due e quattro ruote, ed è questo che l'Osservatorio automotive Abruzzo sta studiando, per la prima volta nella storia della regione, per noi.
È stata presentata ieri a Santa Maria Imbaro, sede del Polo Innovazione Automotive, la prima fotografia del settore motoristico abruzzese, attraverso una serie di domande rivolte a 48 industrie abruzzesi dell'ambito automotive. L'Osservatorio è stato realizzato in collaborazione con l’Its Sistema Meccanica di Lanciano e il Polo Tecnico Professionale (Ptp) per la Meccanica, Meccatronica ed Automazione. Obiettivo manifesto è quello di individuare i principali trend di cambiamento, nel breve e nel medio periodo, derivanti dalle trasformazioni in atto nel mondo del manifatturiero avanzato e le competenze chiave che ne derivano, comprese quelle trasversali. E il cambiamento è in atto: veloce, impietoso e radicale. Per questo bisogna farsi trovare pronti e per questo, lo si "grida" ancora più forte dall'Osservatorio, c'è bisogno di fare squadra, rete, sistema.
«Se ci muoviamo singolarmente», avverte Marcello Vinciguerra, managing director Honda Italia Industriale Spa, «o siamo forti o dobbiamo davvero cominciare a pensare a come mettere a fattore comune la capacità di acquisire nuova conoscenza». Prima di lui Angelo Coppola, plant manager Sevel Spa, ha avvertito del fatto che «in futuro, se vogliamo connetterci, dobbiamo scambiarci dati. In Europa partiamo da un vantaggio, abbiamo la creatività, ma bisogna metterla a frutto».
I DATI. In Europa si producono 2,5 milioni di veicoli commerciali (+2%) e una quota del 12% sul panorama mondiale. La produzione in UE vale 1,9 milioni di unità̀ ed è̀ concentrata per oltre l’80% in quattro paesi: Francia, Spagna, Italia e Germania. Lo stabilimento Sevel, in Abruzzo, produce circa 300.000 veicoli l'anno e rappresenta circa il 12% dell’intera produzione europea. Il comparto automotive in Abruzzo è tra i più significativi, tanto da rendere la Regione fortemente industrializzata, con un tasso di industrializzazione superiore alla media nazionale, pari al 27%. La filiera automotive in Abruzzo, in particolare, conta oltre 25mila addetti (di cui 20mila nella sola provincia di Chieti), 8 miliardi di fatturato, e produce il 55% di export dell’intera regione.
I NUOVI BISOGNI. Flessibilità, creatività, intuizione, capacità nel prendere decisioni e risolvere problemi. Sono queste le chiavi per governare il futuro secondo la visione di Coppola e di Sevel. I tempi di industrializzazione saranno sempre più compressi e si avrà sempre più bisogno di analizzare una quantità enorme di dati nel più breve tempo possibile. Ecco perché, tra le domande del questionario dell'Osservatorio automotive alle aziende, ci si è concentrati anche sui rischi dell'industria 4.0: il costo dell’iniziativa; la scarsa propensione a scambiare informazioni; la scarsa disponibilità di risorse interne. E c'è sempre più bisogno anche di nuove competenze. Le aziende abruzzesi sembra facciano fatica a trovare personale qualificato, specialmente rispetto ad alcune aree, ma ritengono prioritarie competenze specifiche quali soft skills; manufacturing, gestione degli assets e prodotto; ricerca e sviluppo, innovazione, design e progetto.
LA SFIDA. «Dobbiamo incrementare continuamente la competitività delle imprese perché operiamo in un contesto ormai globale», ha precisato Mauro Febbo, assessore regionale alle Attività produttive. «Sono senza dubbio importanti le infrastrutture materiali che rappresentano il prerequisito per un territorio accogliente, ma nel medio-lungo termine diventano indispensabili le competenze e le tecnologie. Dirimente sarà la capacità di incrementare la ricerca, di base e industriale, lo sviluppo sperimentale e l’innovazione in generale. Ma le piccole e medie imprese non hanno risorse umane e infrastrutturali per fare ricerca, ecco perché l’alto livello di complessità tecnologica e produttiva richiesto pone grossi interrogativi».