Sicurezza in montagna: in Abruzzo parte anche il nuovo soccorso

29 Novembre 2015

Coinvolte le Cardiochirurgie di Teramo e Chieti in caso di vittime di valanghe. Sfuma l’Elisoccorso a tariffa: non serve farlo pagare e la norma è impugnabile

L’AQUILA. L’abbraccio della neve non lascia tregua. Quando si è travolti da una valanga si avvertono tachicardia e brividi intensi, prodotti dallo stadio iniziale dell’ipotermia, salvo poi invece scivolare verso una sensazione di irrigidimento, polso rallentato e paralisi progressiva. Talvolta lo strato della neve è talmente denso da produrre asfissia. Circostanze in cui la tempestività dell’azione dei soccorritori può far la differenza tra vivere e morire. «Negli anni abbiamo imparato che quando una squadra di soccorso ha a che fare con una valanga non basta essere efficienti ma bisogna essere efficaci», sottolinea Gianluca Facchetti, responsabile medico del Cnsas (Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico).

È proprio questa condizione ad aver portato anche in Abruzzo all’elaborazione di un protocollo specifico mirato a innalzare il livello di sopravvivenza delle persone coinvolte in incidenti dovuti a valanghe. Una procedura elaborata dallo stesso Cnas in collaborazione con Asl e Università dell’Aquila che deve essere recepita dalla Regione. Uno strumento importante al via della stagione sulla neve.

La passione per l’escursionismo e per i fuori pista non può prescindere dalla consapevolezza del rischio di valanghe e slavine. Fenomeni monitorati con appositi bollettini divulgati da organizzazioni come Aineva.it. In caso di incidente, ferma restando la necessità di dotarsi di dispositivi per il rilevamento, molto importante è l’intervento delle squadre di soccorso. È qui che scatta il protocollo. Ma quali sono gli aspetti innovativi?

«Se prendiamo in mano dati nazionali, nell'inverno scorso 30 persone hanno perso la vita a causa delle valanghe», risponde Facchinetti. «Quante sarebbero potute tornare a casa dai familiari? Quanti medici e infermieri sono pronti a gestire un soccorso specifico? Si tratta di interrogativi ai quali abbiamo cercato di dare una risposta attraverso la “riscrittura” dell’iter di soccorso. Un lavoro coordinato insieme a Franco Marinangeli, referente per Asl e Università. Con questo nuovo percorso, le persone coinvolte in incidenti da valanga verranno trasferite alle Cardiochirurgie di Teramo e Chieti, dotate di tecnologie specifiche, e non più all’ospedale dell'Aquila. ATeramo si farà riferimento per gli incidenti sui due versanti del Gran Sasso, mentre a Chieti faranno capo gli interventi di soccorso sulla Maiella».

Che cosa prevede il protocollo, dal punto di vista tecnico? «Abbiamo elaborato un grafico, una flow-chart in cui spieghiamo il tipo di azione condotta a seconda dell'emergenza. Prioritariamente abbiamo definito l'assetto di team, con un tecnico di elisoccorso fisso all'aeroporto di Preturo e una squadra di medici e infermieri altamente specializzata. L'aspetto importante è legato alla tempestiva stabilizzazione sanitaria dei "valangati". Due anni fa, in concomitanza dell'incidente che causò la morte del giovane snowboardista aquilano Mario Celli, sperimentammo la terapia della circolazione extracorporea nell'ospedale di Teramo. La situazione era già disperata e, purtroppo, dovemmo arrenderci dopo 36 ore, ma quello fu per noi un piccolo segnale che si poteva lavorare nella direzione giusta».

Questa intesa comporterà dei costi aggiuntivi per il cittadino? La scorsa estate, a due imprudenti turisti tedeschi è stato addebbitato il costo di un intervento in elisoccorso in Trentino (circa 18mila euro. «Il soccorso alpino vede riconosciuto un monte ore annuale per il servizio in elicottero, non un plafond economico. Ore che, peraltro, non vengono neanche sempre utilizzate in pieno, in quanto sono sufficienti a coprire tutti gli interventi. Vengono compiuti in media 400 interventi l'anno e il numero di sciatori o escursionisti imprudenti è esiguo. Inoltre, qualche Regione nel Nord ha tentato di addebitare il costo dell'elicottero alle persone soccorse, ma si può fare ricorso e spesso si vince: lo Stato italiano, infatti, garantisce a tutti i cittadini la possibilità di essere soccorsi sul luogo dell'incidente, in quanto le spese sono già coperte dalle tasse».

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