«Sono cieco e "vedo" al buio. Così ho salvato mia moglie»

26 Agosto 2016

La storia di Luigi Leonardi Paris, che come tanti anziani colpiti dal sisma ha perso la sua casa. «Dopo la scossa ho abbracciato la mia Ernestina e l'ho portata via. Adesso in tanto ci sono vicini, ma non dimenticatevi di noi quando qui farà freddo»

AMATRICE. Nella notte della tremenda scossa la sua Ernestina è rimasta intrappolata nel letto. Tutt’attorno il buio. Ma Luigi Leonardi Paris, ex capo infermiere, non vedente, ha trovato con facilità la via della salvezza. Per lui e per sua moglie Ernestina. Il pensionato si sente fortunato, perché si dice agevolato dalla sua disabilità. Nel buio è riuscito a trovare la strada per la salvezza. La coppia viveva in un’abitazione lungo via del Castagneto, non lontano dal campo sportivo e dalla tendopoli che sta nascendo.

«Il soffitto e le pareti sono crollate su mia moglie», racconta l’uomo, «stavamo dormendo quando è arrivata la botta tremenda. Ernestina aveva delle macerie sulle gambe, quasi un’intera parete le è caduta addosso. Era spaventatissima e chiedeva aiuto. L’ho abbracciata e dopo aver tolto le macerie sono riuscito a trascinarla via. L’ho tirata fuori perché sono un non vedente, posso dire di essere stato agevolato. Perché nel buio riesco a muovermi con disinvoltura, ci sono abituato. Ma non nascondo che l’operazione non è stata facile. Le porte non si aprivano e tirando avevo paura che potessimo sprofondare di sotto. Ho esitato, ma quando ho capito che non c’era altro tempo da perdere ho usato tutta la mia forza e sono riuscito ad aprire un varco. Non ho la vista, ma la forza sì, quella non mi manca. Amatrice è un paese martoriato e ci impegneremo tutti per ricostruirlo com’era».
La storia dei due anziani terremotati di Amatrice è stata raccontata per la prima volta, nelle ore immediatamente successive al sisma, dal giornalista Augusto Cantelmi, originario di Celano, per conto di Tv2000, il network satellitare dei cattolici italiani nel mondo.
La vicenda di Luigi Leonardi Paris e di sua moglie Ernestina è simile a quella di tanti altri anziani scampati alla catastrofe. Tanti in questi paesi sui monti, che si riempiono in estate e si spopolano d’inverno.
Anziani smarriti che hanno trascorso la prima notte dopo la scossa nel palazzetto dello sport in piazza del Donatore. Altri hanno trovato ospitalità in alcune strutture messe a disposizione sulla costa.
Gli anziani della casa di riposo sono stati ospitati a Ofena.
«Abbiamo ricevuto la massima attenzione», afferma Ercole, che porta una benda a fasciare una ferita sulla fronte, «mi è caduta una pietra in testa, poi ho ferite a un ginocchio perché sono caduto quando mi sono quasi lanciato da una finestra. Adesso ci aiutano, spero che lo faranno anche in futuro. C’è grande solidarietà, ma non ci lasciate da soli. Ho visto dei bambini giocare sulle altalene: tutto riprende, anche tra la disperazione. E noi non vogliamo abbandonare il paese e non vogliamo essere abbandonati».
Una preoccupazione espressa anche dal vescovo della diocesi di Rieti, monsignor Domenico Pompili. Il presule ha ricevuto una telefonata da papa Francesco e ieri ha compiuto un nuovo sopralluogo nelle zone colpite dal sisma. Il pontefice lo ha invitato a non avere paura. Stessa esortazione che monsignor Pompili rivolge agli anziani. «L’autunno arriverà presto», afferma il vescovo di Rieti, «e con l’autunno arriverà il freddo. Occorre fare delle attente valutazioni per fornire delle strutture adeguate agli sfollati, molti dei quali sono anziani. Ad Amatrice, ma anche nelle frazioni, ce ne sono tanti. Il momento più difficile non è questo della fase della prima emergenza. Le buone intenzioni ci sono ma non bastano. Da parte mia c’è la volontà di ascoltare anche il grido di disperazione. Con rispetto sono pronto ad accogliere qualsiasi sfogo, perché anche un grido verso Dio è un grido verso qualcuno. Ai sopravvissuti dico di non avere paura».
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