Sospetta truffa sul bando per il sostegno familiare

Accertamenti sugli incentivi chiesti nel 2013 da una società risultata fasulla L’assessore Sclocco: massima collaborazione da parte delle Politiche sociali
PESCARA. «Abbiamo offerto la massima disponibilità degli uffici e del Dipartimento regionale delle Politiche del lavoro alle richieste dei carabinieri». Dice così l’assessore regionale alle Politiche sociali e al lavoro, Marinella Sclocco, all’indomani della visita dei Carabinieri negli uffici dell'assessorato, a Pescara, per un’indagine avviata lo scorso anno, prima delle elezioni regionali del maggio 2014, dalla Procura di Pescara (pm Gennaro Varone) su presunte irregolarità nelle richieste di incentivi regionali da parte di enti e associazioni.
«Le informazioni richieste» spiega l’assessore Sclocco «fanno riferimento ad atti assunti precedenti alla mia nomina ad assessore. I carabinieri hanno espressamente chiesto informazioni su un bando regionale del 2013 per interventi a favore della famiglia in attuazione della legge regionale 95 del 1995. Hanno presentato una serie di richieste informative, senza sequestrare o acquisire alcun documento. Il responsabile del Dipartimento» conclude la Sclocco «ha assunto l'impegno di fornire, nel più breve tempo possibile, le informazioni richieste».
La 95/99 è una legge di sostegno alla famiglia e, tra le altre cose, promuove lo sviluppo dell'occupazione attraverso incentivi alla «costituzione di imprese operanti nei servizi alla famiglia e il rafforzamento di quelle già esistenti attraverso la concessione di agevolazioni». Le agevolazioni sono previste per il rimborso delle spese notarili e fiscali sostenute e documentate per la costituzione di nuove imprese individuali, società cooperative, semplici e in nome collettivo; contributi a fondo perduto sugli oneri sostenuti e documentati nei primi anni di attività per canoni di locazione, utenze, formazione del personale, investimenti per l'acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, marchi e brevetti. Nel primo anno di applicazione la legge fu finanziata per un importo di 300 mila euro.
L’inchiesta è partita dalla denuncia per “furto di identità” di una signora residente a Bussi sul Tirino, che si è vista ignara intestataria di una richiesta di finanziamento a favore di una società onlus.
La società sarebbe stata fittiziamente domiciliata nell’abitazione della signora di Bussi e avrebbe chiesto un contributo in base alla legge regionale 95/99 sperando di passare indenne alle verifiche del caso.
Così non è stato. E infatti di lì a poco, subito dopo la pubblicazione delle graduatorie, l’ignara signora si è vista recapitare una raccomandata speditale dalla Regione per il completamento dell’istruttoria.
Intuendo però la truffa o semplicemente sospettando un errore, la signora ha portato tutto il plico alla locale stazione dei carabinieri. Da qui l’avvio dell’inchiesta che potrebbe essere solo l’inizio di una serie di verifiche su questo tipo di contributi.
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