«Stop al piano sanitario: è un’operazione a perdere»
L'AQUILA. Un'operazione a perdere, che non solo penalizzerà la qualità dell'assistenza sanitaria, ma che non porterà alcun beneficio economico alle casse della Regione. Lo ha ripetuto il Gruppo...
L'AQUILA. Un'operazione a perdere, che non solo penalizzerà la qualità dell'assistenza sanitaria, ma che non porterà alcun beneficio economico alle casse della Regione. Lo ha ripetuto il Gruppo consiliare di Forza Italia, intervenuto sulle indiscrezioni legate alla riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, che dovrebbe portare alla chiusura o al declassamento di dieci nosocomi: Sant'Omero, Atri, Giulianova, Penne, Ortona, Popoli, Sulmona, Guardiagrele, Atessa e Castel di Sangro, con la soppressione - in quasi tutti - del Pronto soccorso.
«Una scelta», ha commentato il presidente emerito della Regione Gianni Chiodi, ex Commissario ad acta della Sanità, «che non ha alcuna giustificazione, perché l'Abruzzo ha centrato l'equilibrio finanziario strutturale della Sanità e soprattutto ha raggiunto gli standard prescritti per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza. Due precondizioni che ci pongono in una posizione di forza sui tavoli romani, perché è comune solo a poche altre Regioni, che tra l'altro non hanno alcuna intenzione di applicare pedissequamente il decreto Lorenzin come invece si è deciso di fare da noi. La verità è che questo governo regionale ha scarsa influenza sul governo nazionale e a farne le spese saranno gli abruzzesi».
Chiodi, il capogruppo Lorenzo Sospiri ed il vice presidente del Consiglio Paolo Gatti hanno chiesto che la riorganizzazione della rete ospedaliera venga portata in discussione sia in Commissione Sanità, sia in consiglio regionale.
E indicato come esempio la regione Marche, verso cui si concentrano i due terzi della mobilità passiva dell'Abruzzo: «Le Marche non applicheranno il decreto. Significa che sugli ospedali e le cliniche private dell'Ascolano andrà ad aumentare la domanda di prestazioni dei residenti della provincia di Teramo, dove invece i presidi di Giulianova e Sant'Omero saranno declassati. E questo porterà a un danno economico rilevante per le nostre finanze regionali. In più chiudere gli ospedali non servirà ad accelerare l'uscita dal commissariamento, perché i presupposti già ci sono e sono il frutto del lavoro del precedente governo regionale di centrodestra».

