«Tagli le cliniche universitarie e lasci stare i piccoli ospedali»

11 Aprile 2015

PESCARA. «D’Alfonso ha accusato il colpo». Giulio Borrelli, coordinatore regionale di Abruzzo Civico commenta così il voto in Consiglio regionale sui punti nascita. Voto sul quale i suoi consiglieri...

PESCARA. «D’Alfonso ha accusato il colpo». Giulio Borrelli, coordinatore regionale di Abruzzo Civico commenta così il voto in Consiglio regionale sui punti nascita. Voto sul quale i suoi consiglieri Gerosolimo e Olivieri hanno votato con l’opposizione.

Come legge quel risultato?

«È stato un segnale politico di prima grandezza e guai a non coglierlo. È stato sconfitto un modo di procedere, perché non si può denunciare la politica dei tagli quando si è all’opposizione e poi perseguirla quando si è al governo».

Le scelte sulla sanità sono difficili.

«Siamo d’accordo sul fatto che D’Alfonso e Paolucci gestiscono un’eredita disastrosa. Rimettere mano a questo macello tenendo conto dei parametri di legge farebbe tremare i polsi a chiunque. Ma nella sanità abruzzese ci sono tante cose fuori norma, perché cominciare da quelle tutto sommato minori come i punti nascita e i piccoli ospedali come Atessa? Perché non presentare subito un piano organico da approvare in Consiglio che rimetta mano al vero bubbone della sanità regionale?

E qual è il vero bubbone?

«Per esempio, in Abruzzo abbiamo due cardiochirurgie a Chieti e Teramo entrambe claudicanti e modeste. Perché non farne subito una sola che cammini con le sue gambe? Sa quanto si spende al giorno per uno di quei posti letto? Duemila euro. Per fare cosa? Chi è che viene in Abruzzo da altre regioni per operarsi al cuore qui? Quanti sono gli abruzzesi che vanno altrove? Nella Asl di Chieti ci sono 5 unità complesse di medicina con altrettanti primari: tre sono a Chieti, perché? E quali sono i punti d’eccellenza delle nostre cliniche universitarie?

Ma ci sono parametri e costi da rispettare.

«Quante strutture legate al policlinico universitario rispettano i parametri? Molte potrebbero essere accorpate, ristrutturate o chiuse con grande risparmio di risorse. Insomma voglio dire che con un piano organico della sanità si può uscire dal commissariamento la settimana prossima. I costi? La Regione ha ampia autonomia e possibilità di scelta».

Sui punti nascita c’è una questione di sicurezza.

«I punti nascita così come sono generano malcontento, ma almeno due dei quattro da chiudere, Sulmona e Atri, potrebbero essere ristrutturati e messi a norma. E poi sull’ospedale di Atessa, non possiamo dire vi diamo la casa della salute che di fatto è una casa di ricovero con qualche poliambulatorio. Non può svolgere altri servizi utili?» ©RIPRODUZIONE RISERVATA