«Tagli le cliniche universitarie e lasci stare i piccoli ospedali»

PESCARA. «D’Alfonso ha accusato il colpo». Giulio Borrelli, coordinatore regionale di Abruzzo Civico commenta così il voto in Consiglio regionale sui punti nascita. Voto sul quale i suoi consiglieri...
PESCARA. «D’Alfonso ha accusato il colpo». Giulio Borrelli, coordinatore regionale di Abruzzo Civico commenta così il voto in Consiglio regionale sui punti nascita. Voto sul quale i suoi consiglieri Gerosolimo e Olivieri hanno votato con l’opposizione.
Come legge quel risultato?
«È stato un segnale politico di prima grandezza e guai a non coglierlo. È stato sconfitto un modo di procedere, perché non si può denunciare la politica dei tagli quando si è all’opposizione e poi perseguirla quando si è al governo».
Le scelte sulla sanità sono difficili.
«Siamo d’accordo sul fatto che D’Alfonso e Paolucci gestiscono un’eredita disastrosa. Rimettere mano a questo macello tenendo conto dei parametri di legge farebbe tremare i polsi a chiunque. Ma nella sanità abruzzese ci sono tante cose fuori norma, perché cominciare da quelle tutto sommato minori come i punti nascita e i piccoli ospedali come Atessa? Perché non presentare subito un piano organico da approvare in Consiglio che rimetta mano al vero bubbone della sanità regionale?
E qual è il vero bubbone?
«Per esempio, in Abruzzo abbiamo due cardiochirurgie a Chieti e Teramo entrambe claudicanti e modeste. Perché non farne subito una sola che cammini con le sue gambe? Sa quanto si spende al giorno per uno di quei posti letto? Duemila euro. Per fare cosa? Chi è che viene in Abruzzo da altre regioni per operarsi al cuore qui? Quanti sono gli abruzzesi che vanno altrove? Nella Asl di Chieti ci sono 5 unità complesse di medicina con altrettanti primari: tre sono a Chieti, perché? E quali sono i punti d’eccellenza delle nostre cliniche universitarie?
Ma ci sono parametri e costi da rispettare.
«Quante strutture legate al policlinico universitario rispettano i parametri? Molte potrebbero essere accorpate, ristrutturate o chiuse con grande risparmio di risorse. Insomma voglio dire che con un piano organico della sanità si può uscire dal commissariamento la settimana prossima. I costi? La Regione ha ampia autonomia e possibilità di scelta».
Sui punti nascita c’è una questione di sicurezza.
«I punti nascita così come sono generano malcontento, ma almeno due dei quattro da chiudere, Sulmona e Atri, potrebbero essere ristrutturati e messi a norma. E poi sull’ospedale di Atessa, non possiamo dire vi diamo la casa della salute che di fatto è una casa di ricovero con qualche poliambulatorio. Non può svolgere altri servizi utili?» ©RIPRODUZIONE RISERVATA

