Tartarughe spiaggiate perché soffocate dalle reti

Il dirigente dello Zooprofilattico spiega le cause della morìa di Caretta Caretta «Non c’è alcuna epidemia. Esemplari feriti al largo, debilitati e spinti dal mare»
TERAMO. C'è la mano dell'uomo dietro le tante carcasse di tartarughe marine Caretta Caretta che il mare abruzzese sta restituendo in questi giorni con numeri significativi. Ne sono state trovate 14 in soli 9 giorni, numeri che fanno pensare agli spiaggiamenti record del 2012 quando tra ottobre e novembre furono rinvenute 85 carcasse di tartarughe. Le ultime tre sono state rinvenute negli ultimi due giorni fa a Silvi, all'interno dell'Area Marina Protetta del Cerrano, a Tortoreto e a Fossacesia.
A confermare la "causa antropica" dietro l'inspiegabile moria di esemplari è Nicola Ferri, dirigente del laboratorio di Igiene e biotossicologia ambientale dell'Istituto zooprofilattico di Teramo che si sta occupando delle indagini necroscopiche delle carcasse. «Non c'è alcuna epidemia emergente, dalle analisi che stiamo conducendo appare evidente che il ritrovamento delle tartarughe marine è una conseguenza delle forti mareggiate dei giorni scorsi» spiega Ferri. «Si tratta di esemplari che col moto ondoso, hanno difficoltà di sopravvivenza e magari non riescono a risalire dai fondali per via delle lesioni traumatiche subite in precedenza. L'esempio più comune è il contatto con le eliche degli scafi, ma ci sono anche problemi imputabili all'ingerimento di pezzi di rete usate per la pesca a strascico».
Per quel che riguarda le lesioni provocate dagli scafi, gli esemplari muoiono di affogamento durante le maregiate poiché troppo indebolite per avere la forza di risalire dai fondali. «Le loro carcasse», riprende il dirigente, «sono frutto di una sorta di pulizia naturale del mare. Quando i pescatori trovano tartarughe impigliate nelle reti o già morte per asfissia da annegamento, le rigettano in mare e le correnti poi le spingono sino a spiaggiarle».
Le carcasse recuperate a Tortoreto e Fossacesia sono state affidate all'Istituto zooprofilattico per la necroscopia, mentre quella rinvenuta a Silvi verrà smaltita direttamente perché ormai in pessimo stato di conservazione.
Per Ferri non c'è da impensierirsi, molte carcasse non vengono nemmeno segnalate. Le loro dimensioni consegnano almeno un dato positivo secondo Ferri che parla di tartarughe longeve: «Questo fa pensare che riescono a trovare un habitat ottimale nei nostri mari».
Marianna De Troia
©RIPRODUZIONE RISERVATA

