Tetti di spesa cliniche, solo prescrizione per Baraldi

Tribunale di Pescara, rigettata la richiesta di assoluzione presentata dai legali dell’ex sub commissario della sanità
PESCARA. Si chiude con una sentenza di prescrizione la seconda tranche del processo sui tetti di spesa delle cliniche private. Questo troncone riguardava soltanto le posizione del sub commissario dell'epoca, Giovanna Baraldi, e di due consulenti dell'agenzia nazionale per i servizi regionali della sanità, Francesco Nicotra e Lorenzo Venturini. I tre inizialmente figuravano nello stesso procedimento insieme all'ex governatore Giovanni Chiodi e all'ex assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni. Ma mentre questi ultimi due decisero di rinunciare alla prescrizione che ormai aveva colpito l'intero procedimento e di sottoporsi ugualmente al processo che è tuttora in corso (la prossima udienza è fissata al 23 gennaio) per i primi tre venne deciso dal tribunale lo stralcio della loro posizione per procedere per una eventuale scelta di chiusura per prescrizione. Ma una richiesta ufficiale in tal senso non venne mai formulata da Baraldi e dagli altri due imputati. Così ieri, nonostante la richiesta di rinvio formulata dall'avvocato della Baraldi per impedimento, il collegio ha deciso di procedere ugualmente. La discussione che ne è seguita si è chiusa con le richieste di assoluzione piena chieste dal collegio difensivo. Richieste alle quali si è opposta la parte civile, e cioè l'avvocato Tommaso Marchese che rappresentava la Synergo, la società di Pierangeli e Spatocco. Il legale ha argomentato in maniera puntuale la sua opposizione, richiamando in proposito anche una sentenza della Cassazione a sezioni unite (la n. 35490 del 2009, nota anche come sentenza Tettamanti dal nome dell'imputato). Il collegio, ritenendo che non sussistessero elementi per poter assolvere i tre imputati nel merito, ha sentenziato dunque il "non doversi procedere" in ordine ai reati loro ascritti, per l'intervenuta prescrizione. Insomma, con la prescrizione già in mano, i tre imputati hanno giocato la carta della richiesta dell'assoluzione, forse anche per evitare uno scontato processo civile di risarcimento danni, che ha però trovato l'opposizione del collegio giudicante. La Baraldi (che rispondeva di falso, violenza privata e abuso d'ufficio, quest'ultimo reato contestato anche a Nicotra e Venturini), secondo l'accusa, insieme a Chiodi, avrebbe fatto sottoscrivere alle cliniche private contratti di prestazione, collegando quella firma al pagamento dei crediti che le cliniche vantavano nei confronti della Regione e che non avevano nulla a che fare con i contestati tetti di spesa dell'anno 2010 per i quali si stava decidendo il budget. Ma su questo delicato aspetto si dovrà esprimere il tribunale al termine del processo in corso a carico di Chiodi e Venturoni. (m.c.ir)

