Tondino del Tavo verso il marchio di tutela

19 Gennaio 2015

Il consorzio di produttori del fagiolo tipico concluderà l’iter della richiesta a fine febbraio

PESCARA. Un marchio di tutela per il Tondino del Tavo, il profumato fagiolo bianco perla dalla buccia sottilissima e selezionato esclusivamente a mano, prodotto - solo ed esclusivamente - nel comprensorio dei 7 paesi nella vallata del fiume Tavo da Farindola a Cappelle. E' quanto conta di ottenere nei prossimi mesi il relativo Consorzio di tutela per identificare, rendere riconoscibile e proteggere il prodotto dalle varie possibilità di frodi sul mercato. Una difesa necessaria - fanno presente i produttori consorziati in difesa del made in Italy nostrano - perché in commercio di tondini del Tavo ne vengono spacciate imitazioni di qualità ben inferiore, in formato sfuso e a prezzi oscillanti da 4 a 15 euro con l'effetto di confondere il consumatore su prezzo e qualità. «L'iter per la richiesta del marchio di tutela si concluderà a febbraio, solo entro 18-24 mesi potremo ottenere l'ambito riconoscimento dal ministero delle politiche agricole» spiega l'agronomo Giovanni De Lucia, anima con altri dieci produttori dell'associazione Fagioli Tondino del Tavo di Loreto Aprutino, oggi costituita in Consorzio di tutela Tondino del Tavo.

Come da statuto, scopo del Consorzio è disciplinare le fasi di produzione, confezionamento e vendita del ricercato prodotto, promuoverne la salvaguardia della tipicità e le caratteristiche peculiari, sostenerne la commercializzazione in Italia e all'estero. «Ci siamo innamorati di questo prodotto e con la nostra consulenza stiamo affiancando il Consorzio e tutti gli attori coinvolti nella valorizzazione del tondino» racconta Gianluca Buccella, presidente del Gal Terre Pescaresi. Tra le iniziative spicca la pubblicazione della guida “Itinerari del gusto in Abruzzo"” realizzata dal Gal e Touring editore (prevista la presentazione a Roma, Bologna, Torino, Milano, Firenze), dove il Tondino del Tavo spicca tra i prodotti più autentici territorio. C'è anche l'idea di farne un presidio Slow Food visto il successo riscontrato lo scorso ottobre al Salone del Gusto di Torino. Per quest'anno la produzione di Tondino si attesta su circa 50 quintali di prodotto secco. Secondo il disciplinare infatti il fagiolo fresco non può denominarsi Tondino del Tavo. «Spesso» sottolinea Fabio Belfiore, agricoltore custode a Loreto Aprutino «troviamo nei nostri piatti e nei ristoranti, cugini meno famosi e non altrettanto buoni dell'autentico Tondino rinomato e apprezzato per le qualità nutrizionali e organolettiche». Sul fronte della promozione del vero made in Italy è anche Francesca Petrei Castelli dell'antico pastificio Verrigni di Roseto, in prima linea nella commercializzazione del prodotto: «L'azione di tutela è indispensabile» afferma «se manca la corretta informazione il consumatore non sarà mai in grado di riconoscere la qualità autentica».

Jolanda Ferrara

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