Tornano le “Cantine Aperte”. I vignaioli d’Abruzzo si raccontano al mondo. Stasera ore 23 su Rete8

A fine maggio l’evento in cui le aziende della regione accolgono i turisti del vino.
Un’idea nata nel 1993 dopo lo scandalo che rischiava di distruggere il settore
PESCARA
Ogni anno, l’ultimo weekend di maggio, tra i vigneti d’Abruzzo, accade qualcosa di magico: i produttori si aprono al mondo, raccontando la propria storia e quella dietro ogni bottiglia. È il fine settimana di “Cantine Aperte”, l’evento organizzato dal Movimento turismo del vino Abruzzo che da oltre trent’anni avvicina vignaioli e consumatori in un momento di festa ma, soprattutto, di conoscenza reciproca. Quest’anno sarà il 30 e 31 maggio: con 52 cantine partecipanti, sarà l’edizione più grande di sempre. Su Zoom-storie del nostro tempo, regia di Giuliano Vernaschi, stasera alle 23 su Rete8, racconteremo l’idea dietro questa manifestazione e cosa ha significato per le aziende del territorio, che hanno investito sulla loro “casa” per regalare un’esperienza unica ai visitatori.
Cantine Aperte è stata la leva dell’enoturismo e oggi è normale sentirne parlare. Ma non è sempre stato così. Quattro decenni fa – o 40 vendemmie fa, per dirlo con il metro della vigna – le aziende del vino erano serrate per i clienti. Non si era mai fatto, non era abitudine. Poi, però, lo scandalo del metanolo travolse il settore. A partire da marzo 1986 si registrarono oltre un centinaio di intossicazioni, la maggioranza in Lombardia, Piemonte e Liguria. Il filo che teneva insieme questi casi era la presenza del metanolo, che alcuni produttori della provincia di Cuneo avevano inserito nei loro vini per alzarne la gradazione alcolica. Si tratta di una molecola molto simile all’etanolo, sotto quasi ogni aspetto, ma con una differenza fondamentale: è estremamente più tossica per l’organismo umano.
Il bilancio finale fu di 23 morti e 153 intossicati, alcuni con danni permanenti e 15 rimasti non vedenti. La tragedia rappresentò un colpo durissimo per il settore. Il calo delle vendite fu immediato, la diffidenza dei consumatori inevitabile. Certo, i truffatori erano una minima parte rispetto al totale dei produttori, ma fare di tutta l’erba un fascio fu più facile.
Così, per invertire la rotta di un mercato apparentemente destinato a un declino inarrestabile, nasce l’idea, geniale, di ricostruire il rapporto tra consumatore e produttore, annullando la distanza imposta dagli scaffali. Nel 1993 Donatella Cinelli Colombini, produttrice toscana, ebbe l’intuizione di pensare a un fine settimana in cui le cantine avrebbero aperto le porte di casa per far vedere ai consumatori cosa bevevano. Un successo. Trentasei anni dopo, l’evento è ormai un’istituzione diffusa in tutta Italia.
L’Abruzzo, che sul treno del vino è salito tardi rispetto ad altre regioni, è ormai un protagonista di Cantine aperte. «Le nostre aziende e i loro vigneti sono ormai diventati musei a cielo aperto», racconta Nicola D’Auria, presidente del Movimento turismo del vino Abruzzo. «Nonostante l’età, Cantine aperte non invecchia mai: da tutta la regione – e anche fuori – arrivano migliaia di persone per godersi questa esperienza». Senza quest’iniziativa, l’enoturismo non sarebbe mai nato. «Siamo stato noi del Movimento a inventarlo», prosegue D’Auria, «e se cresce ancora oggi è perché continuiamo a fare eventi come Cantine aperte. La nostra regione ormai è protagonista di questo percorso di miglioramento». Come? «Abbiamo inventato degli eventi che hanno fatto scuola. Penso al Cammino dei Vignandanti, il Treno del vino e soprattutto Calici di Stelle. La versione abruzzese rappresenta una delle migliori fatte in Italia negli ultimi 10-15 anni».
Il cuore pulsante di Cantine aperte, secondo il presidente del Movimento, rimane il racconto: «È quello che chiede al produttore chi viene nelle nostre vigne. La storia dell’azienda, di una bottiglia». E l’Abruzzo ne ha di storie da raccontare. Una è quella di Franco D’Eusanio, della cantina Chiusa Grande. Le sue vigne sono a Nocciano, nella zona di Casauria, recentemente premiata con la certificazione Docg. D’Eusanio è stato l’inventore della “vinosophia”. «Con questo concetto indichiamo il nostro progetto emozionale che vogliamo trasmettere in ogni bottiglia. La sintesi si trova nella retroetichetta». Ci si può leggere un breve componimento in versi che racconta «l’animo» di quel vino. D’Eusanio ha scelto di privilegiare il racconto del cuore a quello dei tecnicismi, che «hanno fatto passare noi produttori per un’élite quando invece dobbiamo essere in grado di parlare a tutti». La sua cantina partecipa a Cantine Aperte fin dalle prime edizioni, con «migliaia» di persone che ogni anno vengono a scoprire la sua realtà, ad ascoltare il suo racconto e l’idea dietro ogni bottiglia. Per scoprire di più della sua storia, e di quella di Cantine Aperte, l’appuntamento è stasera, alle 23, su Rete8.

