Tra Spagna e Abruzzo cresce l’interscambio

Parla il console onorario Paola Elia: "In Spagna si vive bene, ci sono meno burocrazia e più agevolazioni fiscali"
L’AQUILA. Il numero degli spagnoli che si sono trasferiti in Abruzzo cresce anno dopo anno in tutte le province, L’Aquila in testa, forse per via della presenza di centri di ricerca e del Dipartimento di Scienze umane che attira studenti e docenti. Un rapporto, quello tra spagnoli e abruzzesi, che è di scambio reciproco e di continua mobilità da una parte e dall’altra. Sarà per l’affinità caratteriale e linguistica tra spagnoli e italiani, per quell’essere “calorosi” e burloni, amanti della movida e del sorriso. Ma anche perché tra i due Paesi c’è molto da scambiarsi in termini commerciali e professionali. Una crescita che rende sempre più importante (e impegnativo) il ruolo della console onoraria di Spagna. Nulla a che vedere con il console generale, che si trova a Napoli, colui cioè che ha fatto del consolato la sua carriera diplomatica; ma una persona individuata dai due Paesi (Spagna e Italia) come meritevole e capace di svolgere, con una sorta di delega, lo stesso identico ruolo: rappresentare in località periferiche (per lo più capoluoghi di regione o città porto di mare, come prevede la convenzione di Vienna del 1963) il governo spagnolo. Ma senza compensi. In Abruzzo (e Molise) è la professoressa Paola Elia, fino a qualche mese fa docente ordinario di Letteratura e Filologia spagnola nella facoltà aquilana di Lettere e Filosofia dell’Aquila, una delle poche donne in Italia a ricoprire questo ruolo tipicamente maschile (88% dei casi). Paola Elia riceve gli spagnoli (o gli abruzzesi e molisani che intendono raggiungere la Spagna) nel suo ufficio in via Corrado IV all’Aquila da tre anni. Da allora, oltre al telefono dell’ufficio, anche quello della sua abitazione e il cellulare squillano in continuazione. Ci vorrebbero più consoli onorari nelle due regioni del centro Italia, almeno a vedere dai numeri che crescono, non vertiginosi, ma costanti: nel 2012 c’erano 279 residenti spagnoli tra Abruzzo e Molise; nel 2013 sono passati a 299; nel 2014 erano 311, diventati 332 nel 2015.
«Una buona crescita», commenta la Elia. Per quanto riguarda le province, dal 2014 al 2015 L’Aquila ha visto una crescita maggiore di spagnoli residenti (dai 55 a 65), a Pescara sono passati da 85 a 89, a Chieti da 65 a 69. Teramo da 67 a 68. «Ci occupiamo di promuovere gli interessi dello Stato d’invio», spiega Elia, «e di relazioni commerciali ed economiche. Se ad esempio un’impresa italiana intende avviare delle attività in Spagna, io posso aiutarli a trovare i contatti giusti, a conoscere le regole burocratiche del Paese». Ma anche quando arriva in Abruzzo una squadra di atleti nazionali tocca all’Elia accoglierli, come è stato nel caso dei Campionati mondiali studenteschi di sci del febbraio scorso. «Ma anche nel caso, purtroppo, di incidenti come quello avvenuto con la morte di studentesse italiane in Catalogna, per il quale si sono attivati tutti i consolati spagnoli». Tra le attività principali di un console spagnolo c’è la consegna dei passaporti, la cui richiesta deve essere fatta al console generale a Napoli, «ma poi arrivano qui a firmare e a ritirare», spiega Elia. Il console onorario rilascia anche il “Fede vida”: le persone che percepiscono pensioni o soldi dalla Spagna devono dimostrare di essere in vita. Gli italiani che vogliono andare in Spagna, invece, chiedono il Nie, una sorta di codice fiscale che serve, ad esempio, per stipulare contratti di lavoro. Perché si parte verso la Spagna e perché gli spagnoli scelgono l’Abruzzo? «Si parte, ad esempio, perché in Spagna si vive bene, ci sono meno burocrazia e più agevolazioni fiscali. Molti abruzzesi laureati vanno a svolgere nelle città spagnole (Madrid la più gettonata) lavori che qui non farebbero mai: ad esempio i camerieri, perché almeno possono imparare una lingua. Si parte anche per motivi di studio: ci sono ottime facoltà che prevedono corsi di specializzazione che in Italia non esistono. Conosco fisioterapisti che si sono trasferiti alle Canarie dove lavorano con gente che ha un alto tenore di vita e c’è un continuo traffico di turisti. Poi ci sono i pensionati che guadagnano poco in Italia e scelgono la Spagna, e gli studenti appena laureati che tornano dopo l’Erasmus». Tra le richieste arrivate alla console spagnola c’è stata anche quella, qualche tempo fa, di un Nie per una bambina che è nata in Italia (a Chieti) e che doveva rientrare in Spagna.
Marianna Gianforte
©RIPRODUZIONE RISERVATA

