«Tradimento! Nel 2014 abbiamo superato la soglia dei 500 parti»
La protesta cavalca i dati i più recenti nelle singole strutture A Ortona l’incremento più alto, in ribasso solo Sulmona
PESCARA. Il deputato abruzzese di Scelta Civica e capogruppo in commissione Finanze Giulio Sottanelli è stato uno degli ultimi a chiedere alla Regione di evitare di chiudere i Punti nascita “minori”. Forse sentore della scure che si stava abbattendo, aveva scongiurato la Regione di ripensarci sottolineando in particolare come negli stessi i parti avessero superato nel 2014 i 500 parti annui «come il San Liberatore di Atri».
Sottanelli pur comprendendo come la Regione dall'aprile 2014, quindi dai tempi della giunta di centrodestra di Gianni Chiodi, non avesse presentato il piano commissariale di riorganizzazione, invitava il governatore D’Alfonso, a colmare la lacuna, per «dare una spinta, affinché la Regione porti in tempi brevi a conoscenza sia il tavolo di monitoraggio che il Comitato, a cui la Regione è sottoposta per via del deficit sanitario, delle proprie determinazioni assunte».
Il dato over 500 sulle nascite era pertanto per Sottanelli un riferimento imprescindibile dal quale la Regione doveva partire per salvare i Punti nascita: «Ho interessato della questione il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che ha la delega al Patto con la salute per la gestione della spesa sanitaria delle Regioni: qualcosa si può ancora fare per garantire il mantenimento dei Punti che hanno superato la soglia dei 500 parti annui nel 2014».
Attorno all’ospedale San Liberatore di Atri , così come per i Punti nascita di Penne, Ortona e Sulmona c’è sempre stata grande mobilitazione con la raccolta di migliaia di firme di cittadini. «Non solo i dati del 2015 parlano di oltre 500 nascite», si è appellato pro Atri anche il consigliere regionale Pd Luciano Monticelli, «ma anche i numeri dei primi due mesi del 2015 confermano che siamo dinanzi a un reparto efficiente e preferito da molte mamme, che in caso di chiusura migrerebbero verso gli ospedali di Chieti e Pescara, con grave perdita per il nostro territorio».
«Siamo arrabbiati con la Regione e con l’assessore Paolucci, stanno sacrificando il Punto nascita su un altare politico, visto che sotto il profilo sanitario siamo in regola forse più di tutti», ha avuto modo di dire Manuela Mucci (nella foto), primaria del dipartimento materno-infantile di Ortona anche lei riferendo i dati più recenti: «Siamo tra i 500 e i 1000 parti all'anno, come la maggior parte dei Punti nascita italiani e Ortona è il presidio con più crescita tra tutti i 12 abruzzesi, +15% nel 2014 e 569 parti. E in fatto di parto cesareo primario siamo all'11,9%, molto meno della percentuale minima fissata al 15%».
I dati del 2014 non vanno invece a favore di Sulmona: 247 nascite, poco meno della metà delle nascite previste per mantenere il reparto aperto. Tuttavia il sindaco Peppino Ranalli aveva annunciato che avrebbe messo in campo tutte le iniziative possibili per scongiurare lo smantellamento del servizio
(a.mo.)

