Tre coppie su dieci hanno problemi di fertilità: che fare?

1 Ottobre 2015

Intervista al dottor Ciarrocchi, ginecologo ed esperto in procreazione assistita, in occasione del congresso medico in programma domani a Giulianova. Patologie, rischi, prevenzione e consigli

PESCARA. L'Abruzzo partecipa alla campagna nazionale sulla fertilità indetta dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin con un congresso medico scientifico dal titolo “Difendi la tua fertilità - prepara una culla nel tuo Futuro” in programma domani a Giulianova.Al dottor Francesco Ciarrocchi, ginecologo dell’ospedale Mazzini di Teramo ed esperto in procreazione assistita, abbiamo chiesto di fare il punto della situazione su un tema caro a tante coppie.

Dottor Ciarrocchi, in Italia il 30% delle coppie ha problemi di fertilità: qual è la situazione in Abruzzo, come la definirebbe e soprattutto, perché?

«Nel 2008 le coppie che si sono rivolte ai Centri di Procreazione Medicalmente Assistita, in centri sia pubblici che privati, sono state 1.335; nel 2012 sono diventate 1.834. La situazione in Abruzzo è sovrapponibile a quella italiana che riflette quella dei Paesi occidentali industrializzati. Tre coppie su 10 hanno problemi di fertilità. In particolare, nella nostra regione per le coppie con problemi, è ancora più difficile occuparsene in quanto l’unico centro pubblico di secondo livello è situato ad Ortona con le note difficoltà per raggiungerla. Il ticket dovuto per una semplice fecondazione in vitro è di 1.200 euro, senza considerare i tickets che la coppia deve pagare negli accertamenti indispensabili prima di poter accedere ad un protocollo di fecondazione artificiale. Inoltre, i tempi di attesa per essere messi in lista sono di circa 6 mesi».

Una ricerca della Sapienza di Roma, condotta su 10.000 ragazzi dai 18 ai 22 anni, dimostra che i giovani sono poco attenti e informati sui comportamenti che proteggono la loro fertilità. Può dirci da dove un ragazzo deve cominciare?

«A mio avviso bisogna cominciare nel bambino per passare alla transizione dall’infanzia all’adolescenza, che è l’età - secondo un rapporto Aied – in cui i ragazzi approcciano alle prime esperienze sessuali. Oltre alle famiglie, sicuramente l’istituzione deputata ad informare i giovani è la scuola. Purtroppo a tutt’oggi questo non accade, in quanto solo in alcune scuole in via sperimentale viene impartita un’adeguata educazione sanitaria e sessuologica atta a salvaguardare la fertilità dei ragazzi».

Le stesse regole e comportamenti valgono per le ragazze?

«Di più. In virtù dell’anatomia e della fisiologia dell’apparato genitale femminile, la donna è maggiormente ricettiva delle malattie a trasmissione sessuale e quindi è necessaria una maggiore e più precoce informazione».

Esiste un'età-limite entro la quale si fa in tempo a prevenire?

«La fine della prevenzione della fertilità coincide con il termine della capacità riproduttiva della donna e dell’uomo».

Dopo di essa, che cosa si può continuare a fare?

«Se la fertilità viene meno in maniera definitiva si può ricorrere alla fecondazione eterologa, ossia alla donazione di un gamete (l’ovulo o gli spermatozoi o addirittura entrambi) e in ultimo è anche possibile, ma solo in alcuni Paesi, la madre surrogata cioè, l’utilizzo di un utero “in affitto” di una donna che porti a termine la gravidanza e partorisca un figlio per conto di una coppia sterile».

Ricerche scientifiche dicono che la quantità e la qualità dello sperma maschile è in declino nei Paesi occidentali, dato che il numero degli spermatozoi è calato, in media, di oltre la metà. Anche in Italia la fertilità maschile è in calo: in circa il 35% delle coppie infertili si riconosce un fattore maschile. Perché gli uomini sono più a rischio delle donne?

«E’ senz’altro vero che gli uomini sono più a rischio delle donne, in quanto il fenomeno ha subito negli ultimi vent’anni una sostanziale variazione dovuta ai seguenti fattori: agenti chimici, inquinamento ambientale, fumo, abitudini alimentari, abitudini sessuali con il loro potenziale di trasmissione di malattie infettive, fattori psico-emozionali e inoltre sono oltremodo indiziati i condizionamenti sociali, con un generale orientamento di programmazione riproduttiva in epoca più tardiva rispetto alle passate generazioni».

Questa situazione si rispecchia anche in Abruzzo?

«In percentuale lievemente inferiore rispetto alle regioni maggiormente industrializzate del Settentrione».

Patologie alla procreazione: quali sono e come affrontarle?

«Oggi si è affermato il nuovo concetto di sterilità intesa come patologia dell’uomo, della donna o della coppia. Le principali cause che determinano l’infertilità sono: le malformazioni congenite, l’impervietà tubarica, l’endometriosi, le infezioni del tratto genitale maschile e femminile e, in ultimo, una percentuale del 15% è catalogata come infertilità “sine causa”, cioè da causa sconosciuta».

Secondo lei, le coppie italiane non fertili smetteranno di rivolgersi all'estero per la fecondazione assistita? Quali sono gli intoppi affinché ciò avvenga?

«Visto l’alto grado di specializzazione raggiunto dai Centri italiani per la procreazione assistita, oramai all’estero si va solo per la fecondazione eterologa a fresco, in quanto in Italia scarseggiano i donatori di gameti, sia maschili che femminili, perché non è possibile retribuirli. Pertanto, nel nostro Paese è possibile usufruire di gameti congelati, cioè non utilizzati dalle coppie sottoposte alla procreazione assistita, oppure la legge consente di importare dall’estero gameti sempre congelati. Il tasso di gravidanze ottenuto con seme o ovociti congelati è molto più basso rispetto alla percentuale di gravidanze ottenute con gameti freschi. Pertanto, fin quando la legge non consentirà di retribuire i donatori di gameti in Italia ci saranno pochi donatori».

E’ vero che l’attuale denatalità mette a rischio il welfare?

«In Italia la bassa soglia di sostituzione nella popolazione non consente di fornire un ricambio generazionale. Il valore di 1,39 figli per donna nel 2013 colloca il nostro Paese tra gli stati europei con i più bassi livelli. Questo determina un progressivo invecchiamento della popolazione. La combinazione tra la persistente denatalità e il progressivo aumento della longevità conduce a stimare che, nel 2050 la popolazione inattiva sarà in misura pari all’84% di quella attiva. Questo inciderà sulla disponibilità di risorse in grado di sostenere l’attuale sistema di welfare. Per questo motivo il ministro Lorenzin ha emanato un piano nazionale per la fertilità con lo scopo di collocare la fertilità al centro delle politiche sanitarie ed educative del nostro Paese. Il piano si prefigge di informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e come proteggerla».

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