Tubercolosi nel Parco Ora divampa l’allarme

18 Febbraio 2015

La onlus “Salviamo l’orso”: richieste inascoltate, animali a rischio estinzione Il direttore del Pnalm: «Tante difficoltà nei controlli e ordinanze non rispettate»

di Andrea Mori

PESCARA

«. Vanno fatti dei controlli a tempo, ma dal momento che da una verifica all'altra ci sono sempre animali che arrivano e altri che muoiono non si finisce mai». Le parole del presidente del Parco Nazionale Abruzzo e Molise (Pnalm) Antonio Carrara danno un’idea sulle difficoltà che Guardie-parco, Forestale e veterinari stanno incontrando nella lotta alla tubercolosi. Al punto che l’associazione onlus “Salviamo l’orso” ieri ha potuto emettere un comunicato nel quale rilanciava un preoccupato e preoccupante allarme: «È fuori controllo da più di due anni un focolaio di tubercolosi bovina nel Pnalm. L’orso marsicano, l’orso a più alto rischio di estinzione al mondo - ne sono rimasti una cinquantina di esemplari - può scomparire improvvisamente, come si desume dalla letteratura scientifica».

L’associazione teme che la possibile diffusione della malattia non sia monitorata e vi siano seri rischi per tutta la fauna selvatica del Parco oltre che per i residenti e i visitatori. Il focolaio - stando sempre all’associazione - sarebbe attivo da almeno due anni: «I pascoli del Pnalm sono contaminati dal batterio della tubercolosi bovina e il fatto non è recente».

L’allarme non viene smentito dal direttore Carrara. Anche perché il primo focolaio fu rilevato nel luglio 2012 a Gioia dei Marsi quando lui non era ancora stato nominato. Ma da allora che cosa è stato fatto? Quali sono i motivi che hanno portato la onlus a uscire allo scoperto e denunciare la situazione? «Da allora la malattia non è stata sradicata e anzi, ha mietuto almeno una vittima nella ridottissima popolazione di orso marsicano: un’orsa nel pieno dell’età riproduttiva è morta nel marzo scorso a causa della tubercolosi; il batterio killer come hanno accertato le analisi, era lo stesso del focolaio rilevato ben due anni prima», spiegano a “Salvate l’orso” dove puntano l’indice su reiterati episodi di illegalità da parte di alcuni allevatori, nonché contro il ritardo oil mancato intervento delle istituzioni coinvolte (Asl, Parco d’Abruzzo, Regione), necessario ad arginare e gestire l’emergenza. «Quella della Tbc È un problema vero che esiste e che lo scorso anno, per la prima volta, ha portato un orso alla morte», ammette Carrara, «c'è una bagarre infinita sulla provenienza della Tbc ma non si può escludere che sia arrivata proprio da quel focolaio di due anni fa a Gioia dei Marsi, un problema che non si è ancora risolto. L'anno scorso su un'azienda non erano stati eseguiti i controlli, l'abbiamo richiesti di nuovo tra tante difficoltà. Si tratta di bestie lasciate al pascolo brado e quindi difficili da reperire...» . A tutt'oggi le Guardie-parco e la Forestale continuano a verificare lo stato degli animali dell’azienda con focolai di tbc, ma ne mancano all'appello ancora tre. «Il sindaco di Gioia, Gianclemente Bernardini, ha emesso un ordinanza di divieto di pascolo dove era morto l'orso», ricorda Carrara, «eppure su quell'area le bestie continuavano a pascolare tranquillamente».

L’associazione “Salviamo l’orso” chiede che venga subito istituita la zona infetta, dove vietare il pascolo. «Ma la stessa richiesta di bonifica e controlli sanitari intensificati», ribadisce, «fu fatta a giugno scorso dal ministero della Salute, e ignorata dall’Asl e dai servizi veterinari regionali».©RIPRODUZIONE RISERVATA