Un resort al posto del faro? Alle Tremiti si fiuta l’affare

20 Agosto 2015

ISOLE TREMITI. E' stata la vedetta di uno dei luoghi più suggestivi d'Italia. La “sentinella” fiera dell'Adriatico e tra i simboli per eccellenza delle Isole Tremiti, immerso nel verde e nel blu e...

ISOLE TREMITI. E' stata la vedetta di uno dei luoghi più suggestivi d'Italia. La “sentinella” fiera dell'Adriatico e tra i simboli per eccellenza delle Isole Tremiti, immerso nel verde e nel blu e sospeso tra capperi selvatici e acque cristalline. E' il faro dell'isola di San Domino, la più estesa dell'arcipelago delle Diomedee, abbandonato da oltre un quarto di secolo e in attesa di una seconda vita.

A far tornare la luce nel faro delle Tremiti, inutilizzato dal 1987 quando l'esplosione di una bomba sconvolse Punta del Diavolo (si ipotizzò un attentato ordinato dal colonnello libico Gheddafi oppure una reazione dei servizi segreti anti-libici), è ora il progetto Valore Paese–Fari, nell'ambito del più ampio Valore Paese-Dimore. L’ idea è dell'Agenzia del Demanio ed è volta al rafforzamento dell'offerta culturale e della competitività del Paese, attraverso la leva del turismo sostenibile e «secondo una strategia di valorizzazione del patrimonio storico italiano mirata all'integrazione tra i settori del turismo, dell'arte e della cultura, dello sviluppo economico e della coesione territoriale».

Il progetto di mettere in vendita il faro di San Domino, assieme ad altri dieci della penisola, non è dunque un altro modo per “fare cassa” in un momento storico in cui ci si appresta a raschiare il fondo del barile. Piuttosto vendere i fari, con diritto di prelazione alle amministrazioni comunali e secondo una formula di parteraniato tra pubblico e privato, è un modo per salvarli dall'incuria e dalle aggressioni del tempo, dai vandali e dall'oblio. Non importa se si tratterà di hotel a cinque stelle o ostelli, l'importante è che il recupero di queste strutture sia a vantaggio della collettività.

L'esempio virtuoso, neanche a dirlo, viene dall'estero. "Questi immobili», spiegano al Demanio, «possono essere recuperati e riutilizzati non solo a fini turistico-ricettivi, nel rispetto degli ecosistemi nei quali sono inseriti, ovvero alcuni tra i più straordinari territori costieri italiani. L'obiettivo è di valorizzare questi beni partendo da un'idea imprenditoriale innovativa e sostenibile a livello ambientale, come avviene già in Europa, negli Usa, in Canada e in Australia. Questi Paesi già da tempo hanno sperimentato il modello del lighthouse accommodation: una formula turistica in chiave "green" a sostegno della conoscenza, dello sviluppo e della salvaguardia del territorio».

Ed è quello che si vuole fare anche a San Domino. Il sindaco delle Tremiti, Antonio Fentini, auspica una concessione trentennale e la trasformazione del faro in un resort di lusso, oppure in un intervento di qualità di un privato. I bandi saranno disponibili dopo l'estate. Occhio al faro, dunque. (d.d.l.)

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