Verna: quella lite col comandante per la falsa telefonata sul verbale

Ecco la ricostruzione fatta in Procura dall’ex vice capo dei vigili del fuoco dopo le accuse delle Iene La segnalazione al Coc? Mai saputo. L’emergenza Rigopiano? Segnalata da un volontario verso le 17,30
PESCARA. Prima della valanga, nessuna segnalazione ricevuta in merito all’hotel Rigopiano: nè dal Coc di Penne, dove la richiesta di evacuazione dell’hotel a nome del cameriere Gabriele D’Angelo era stata appuntata sul brogliaccio da un volontario della Croce Rossa intorno alle 10 di quella mattina; nè da parte dello stesso Gabriele D’Angelo.
E dopo la valanga, nella riunione del 24 gennaio, nessuna lite con il prefetto in merito alla richiesta di aiuto di D’Angelo del 18 gennaio, di cui parla un testimone anonimo dell’intervista delle Iene, su Italia1. Semmai, con l’allora comandante dei vigili del fuoco Vincenzo Palano per un’altra telefonata, mai ricevuta e messa però a verbale. Nella ricostruzione dell’ingegner Luca Verna resa nei giorni scorsi al procuratore Massimiliano Serpi e al sostituto Andrea Papalia in qualità di testimone in merito all’inchiesta sul depistaggio, dopo essere stato tirato in ballo dalla trasmissione delle Iene, c’è quello che l’allora coordinatore dei soccorsi ha fatto il pomeriggio del 18 gennaio per Rigopiano. Ma soprattutto, quando è stato avvisato e da chi. E, ancora, c’è quello che avvenne nella riunione del 24 gennaio 2017 al Palazzetto dello sport di Penne.
LA RIUNIONE. Davanti ai magistrati, Verna ha confutato quanto riportato mediaticamente finora: nella riunione tecnica di coordinamento, convocata dall’allora prefetto Francesco Provolo e allargata al comandante provinciale dei vigili del fuoco Palano, alla presenza del questore, dei comandanti provinciali dei carabinieri e della finanza e del vice prefetto vicario, non si parlò in alcun modo di D’Angelo e della sua richiesta di aiuto, appuntata intorno alle 10 di quella mattina sul brogliaccio del Coc di Penne da un volontario della Croce rossa a cui D’Angelo si era rivolto via whatsapp. Piuttosto, riferisce Verna ai magistrati, in quella riunione si parlò della telefonata di Parete, uno dei due superstiti della valanga. Telefonata che, tra le 17,30 e le 18 di quel 18 gennaio, secondo quanto scritto su quel verbale di riunione, avrebbe indotto Verna a far partire i primi soccorsi per Rigopiano. Ma Verna, come ha riferito ai magistrati, non aveva mai ricevuto quella telefonata (al contrario della funzionaria della Prefettura che invece non aveva creduto a Parete). Ciononostante, il coordinatore dei soccorsi se la ritrovò messa a verbale, a suo nome, arrivando alla fine di quella riunione con il prefetto. Per questo andò su tutte le furie prendendosela con il suo diretto superiore Palano.
Provato da quasi una settimana di ricerche forsennate tra le macerie dell’hotel, di fronte a quel verbale e alla richiesta di firmarlo, Verna alzò la voce rimproverando il suo comandante, che via sms lo aveva invitato ripetutamente a scendere da Rigopiano nonostante quelle fossero le ore più calde e più proficue per le ricerche, di non avergli consentito di coordinare i soccorsi quel pomeriggio e di non averlo tutelato in qualità di suo superiore. Consentendo, al contrario, di attribuirgli fatti che non rispondevano a verità e riportati nel verbale prima del suo arrivo. Che cosa successe a quel punto? Il prefetto, ha riferito Verna ai magistrati nei giorni scorsi, diede ordine di togliere quella dichiarazione dal verbale, facendola correggere con quanto effettivamente dichiarò Verna in merito all’avvio dei soccorsi.
L’ORA DEI SOCCORSI. Dettagli che l’allora vice comandante dei vigili del fuoco ha ribadito nel corso della sua testimonianza in Procura, partendo dall’ora, tra le 13 e le 13,30, in cui, inviato da Pescara a Penne, aprì il posto di comando avanzato, quando il Coc stava gestendo già centinaia di chiamate e dovendo subito gestire numerose richieste di soccorso urgente. Tra queste, alle 14,30 circa, il crollo del supermercato Lidl dove non si sapeva se c’erano persone coinvolte.
Ma Verna quando viene a sapere dell’emergenza Rigopiano? Quel 18 gennaio, riferisce Verna ai magistrati, dalle 17,30 in poi (la valanga era scesa alle 16,49) iniziarono ad arrivare una serie di segnalazioni dal Coc di Penne e dai volontari della Croce rossa relative dapprima all’isolamento dell’hotel, poi, dalle 18, a una probabile valanga scesa a Rigopiano e per ultimo, attorno alle 18,30, relative a una probabile valanga con crollo dell’hotel. Informazione, quest’ultima, fornita da un volontario della Croce rossa a Verna il quale dispose immediatamente l’invio di tutte le risorse disponibili sul territorio vestino verso l’albergo, comunicando l’emergenza al Ccs della Prefettura.
I DUE VOLONTARI. Ma nell’inchiesta delle Iene sono proprio due volontari della Croce Rossa a far intendere che Verna sapeva di Rigopiano prima della valanga. Sono Roberto Valentini, e Matteo Di Domenico. Il primo, Valentini, alle 11,21 di quella mattina, prima di restare bloccato con l’equipaggio in mezzo alla neve fino a dopo le 18 (quando va a recuperarlo lo stesso Verna), parla via Whatsapp con l’amico D’Angelo fornendogli il numero della Prefettura. Il secondo, Di Domenico, che da Valentini riceve il telefonino di servizio con le richieste dell’amico comune D’Angelo, alle 14 riceve la chiamata Whatsapp di Gabriele che lo implora di chiedere aiuto. Di Domenico chiama ripetutamente la prefettura fino a quando, alle 14,47 riesce a parlarci e a dire di Rigopiano. Tempistica che Di Domenico riferisce ai carabinieri forestali il 25 gennaio 2017, dicendo anche: «Verso le 17 ho notiziato della problematica il dirigente dei vigili del fuoco che gestiva l’emergenza nella sede della Croce rossa e lui mi ha risposto che in atto nella provincia vi erano numerose urgenze». A quell’ora la valanga c’era già stata.

