Vini, pronte al varo le Docg Casauria e Terre dei Vestini

Cavuto, socio di Trulli in Castorani: «Ci lavoriamo da 10 anni per essere autonomi, ma resteremo nel Consorzio di tutela»
PESCARA. Grandi manovre nel mondo abruzzese del vino. Lo «scippo» della denominazione Montepulciano d'Abruzzo, per imposizione europea (Bruxelles vuole proteggere i territori e non il nome dei vitigni destinato a deregulation), sembra solo uno spettro, ma negli ultimi anni ha mandato più volte in agitazione i produttori e imbottigliatori abruzzesi.
Concreto seppur lontano pericolo oppure falso problema che sia, ha contribuito a cambiare la direzione del dibattito sulla promozione del nostro vino, sempre più concentrata sulla valorizzazione delle peculiarità territoriali e sulle relative indicazioni geografiche e denominazioni di origine. Dopo la scelta del consorzio teramano di anteporre la dicitura Colline Teramane a Montepulciano d'Abruzzo, è di questi giorni la decisione delle sottozone pescaresi della doc, Terre dei Vestini e Casauria, di ingranare la marcia per il riconoscimento di due nuove Docg che andrebbero ad affiancarsi a quella delle Colline Teramane ma senza dar vita, secondo gli ultimi accordi, ad autonomi consorzi, come qualcuno aveva inizialmente proposto.
L'Abruzzo conserverebbe così gli esistenti consorzi di tutela - Vini d'Abruzzo, Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane e i più recenti e circoscritti Ortona e Tullum - ma arriverebbe a quota tre quanto a denominazioni di origine controllata e garantita, riunendo le future Docg Terre dei Vestini e Casauria sotto il Consorzio di Tutela dei Vini d'Abruzzo.
«Poco tempo fa abbiamo organizzato una riunione alla Camera di Commercio di Pescara, perché ormai è stato maturato il diritto per chiedere il riconoscimento della Docg della nostra sottozona e della sottozona Casauria» spiega uno dei promotori di Terre dei Vestini, Enrico Marramiero, produttore vinicolo a Rosciano e vicepresidente del Consorzio di Tutela Vini d'Abruzzo.
«Abbiamo chiesto così ad alcuni funzionari della Regione Abruzzo, esperti del settore, di illustrare ai produttori lo stato dei fatti e l'iter da seguire per il riconoscimento ed è nato anche un gruppo di lavoro per monitorare la procedura». Se per i produttori di Casauria l'idea iniziale era quella di costituire un consorzio autonomo, dopo la riunione alla Camera di Commercio di Pescara è parso più opportuno, anche per una semplificazione del percorso di riconoscimento della denominazione, convogliare il loro progetto nel Consorzio Vini d'Abruzzo.
«Sono dieci anni che lavoriamo a questa idea ed ora puntiamo al traguardo» afferma Lucio Cavuto, socio amministratore di Podere Castorani, la casa vinicola di Alanno lanciata da Jarno Trulli.
«Dopo una riunione con i produttori di Casauria, durante la quale abbiamo deciso di consorziarci e rivolgere la domanda per la Docg al ministero, abbiamo preso parte, due settimane fa, alla riunione alla Camera di Commercio di Pescara. Il Consorzio ci ha offerto la possibilità di rappresentarci per questo progetto» conclude Cavuto «e sebbene fossimo organizzati per fare tutto in proprio, abbiamo accettato la loro proposta».
L'Abruzzo del vino sembra così dirigersi compatto per ottenere due nuove Docg ma, secondo indiscrezioni, non è mancato chi ha storto il naso, convinto invece che fosse meglio per tutti cavalcare la esistente Abruzzo Doc, denominazione che, secondo Marramiero e Cavuto, sarebbe un'altra complementare arma in mano al settore vitivinicolo abruzzese che non contrasta né esclude la nascita delle due Docg.
Una scelta, quest'ultima, molto apprezzata anche da chi tutela la prima e finora unica Docg abruzzese, quella delle Colline Teramane, il cui presidente Alessandro Nicodemi ha più volte caldeggiato la creazione di altre Docg in regione, proprio per una maggior tutela dei vini e valorizzazione dei territori.
«Il Montepulciano d'Abruzzo è come un diamante» commenta Nicodemi «più è sfaccettato e più acquista valore».
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