«Vivo a Los Angeles e ai ragazzi dico: afferrate l’occasione»

Lo scenografo pescarese Alessandro Marvelli da 8 anni è negli Usa: è stata dura, ma ora mi sento come in una fiaba
Un foglio bianco che viene dipinto di colore piano piano. Così descriverei Alessandro Marvelli, 33 anni di Pescara, Scenografo che 8 anni fa ha fatto la valigia per trasferirsi a Los Angeles, la patria dei film.
Ho avuto l'occasione di intervistarlo durante una delle sue poche incursioni pescaresi, poco dopo la vacanze di Natale. Non tornava da 3 anni.
Alessandro, come è stare a casa per 2 settimane dopo tanto tempo?
«A casa mica tanto! Oggi sono stato nella mia vecchia scuola, il Liceo Artistico, che mi ha incredibilmente invitato a parlare di fronte a 350 studenti, del 2°, 3°, 4° e 5° anno, per ispirarli nello studio e nel lavoro».
E cosa gli hai consigliato?
«Di buttarsi sempre, di fare un passetto in avanti e non restare mai indietro, altrimenti il rischio è di rimanere bloccati».
Come ti sono sembrati?
«Più calmi di come eravamo ai tempi io e i miei compagni di classe, meno indisciplinati, chissà forse è l'effetto della tecnologia... Mi sono sembrati più timidi, anche rispetto agli americani. Ma rispetto a loro sono forse anche più concentrati a capire il tutto, mentre i giovani statunitensi sono più settoriali. Se sanno fare solo il manubrio, fanno solo quello, mentre noi ci scervelliamo per capire come si costruisce l'intera macchina».
Ma non tutti riescono a costruirla davvero. Cos'è il talento per te?
«Per me il concetto di talento cambia in base ai momenti storici. Una volta erano i vecchietti dei campi che sapevano tutto ed erano così saggi! Oggi lo sono le persone normali: siamo diventati talmente selvaggi che in qualche modo il bravo ragazzo che va a dormire presto la sera e si sveglia presto la mattina per andare in ufficio è il vero eroe dei tempi nostri».
Bella questa. E tu come ti consideri?
«Io mi considero uno che a 18 anni è andato a Roma a studiare cinema digitale, e 6 mesi dopo la laurea è volato a Los Angeles lasciandosi alle spalle un lavoro sicuro. Da qualche mese lavoravo presso una società che produce software per telecamere, e l'amministratore delegato apprezzava il mio lavoro tanto da avermi fatto intendere che non mi avrebbe lasciato andare dopo la fine degli studi. Un bel giorno però sono salito all'ultimo piano di quel palazzone e gli ho detto in faccia che io non potevo proprio restare, sentivo qualcosa dentro che mi diceva di provarci. Lui mi ha detto: “Mi ricordi me da giovane .. vai”. E per fortuna, l'ho fatto!»
E poi cos'è successo a Los Angeles? Non deve essere stato facile...
«Certo che no. Ma la passione e la tenacia mi hanno fatto andare avanti. In 8 anni ho lavorato a 30 film e 230 progetti. Appena rientro, già a gennaio mi aspettano due nuovi lavori, di cui uno sulla Bibbia: stiamo girando questo film per un Resort in California che ospiterà clienti cristiani , e io ci sto lavorando a occhi chiusi! Chi di noi non conosce la Bibbia a memoria?»
Ma chi sa .. sarebbe bello fare un sondaggio .. ma torniamo a noi. Dimmi tre cose della tua vita a Los Angeles di cui non potresti più fare a meno?
«Innanzitutto, la tecnologia, ormai sono addicted! Poi la sensazione che mi da il mio lavoro .. Il fatto di fare un lavoro che anche da vecchio potrò fare, anzi, più sarò vecchio più sarò diventato bravo .. mi da un certo senso di sicurezza. Anche se d'altra parte io sono praticamente fidanzato con il mio lavoro, e questo lascia poco spazio ad una vita privata .. Terzo, la solitudine. Sono diventato un vero amante dello “stare da soli”, tanto che è rarissimo che accetti inviti ad eventi o serate mondane! Per fare instagram mi hanno praticamente dovuto costringere».
Ma fare relazioni non è fondamentale per il tuo lavoro?
«Si lo è ma è come se oggi vivessi in un castello di carta che non voglio rovinare. Io ho iniziato quando avevo solo 27 anni e questo ambiente è fatto di gente più grande di me .. Per ora preferisco fare così, da solo, mattoncino per mattoncino. Poi per fortuna c'è il set che mi costringe a uscire!»
Dimmi ora tre cose che ti mancano di Pescara.
«La prima è la lettura. Quando sono qui riesco a fermarmi e godere di questo tempo più calmo. E' come se in questi giorni stessi accarezzando il mio cervello. La seconda è passeggiare. Sto facendo delle passeggiate incredibili! Da Montesilvano, a Francavilla, non c'è angolo che non si trasformi in ricordo. Il pensieri sono come una catena fatta di anelli, uno tira via l'altro. Infine c'è la famiglia, che poi è quello che non mi manca .. nel senso che so che sono qui, e che ci sono sempre».
Ultima domanda: se fossi un film quale saresti?
«Senza dubbio sarei un cartone animato di Hayao Miyazaki (regista giapponese, Oscar per "La Città Incantata", ndr), che per me è l più grande regista d'animazione vivente. I temi dei suo cartoni sono semplici: l'infanzia, il bene e il male, l'amore. Solitamente il protagonista deve superare una serie di ostacoli per arrivare al Castello. Sono cartoni animati bidimensionali, i personaggi vivono storie semplici, ma alla fine si tratta sempre di bellissime fiabe. Ecco, io oggi mi sento così».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

